Elvis fa a pugni con Ruby sulla strada per la NHL

Hockey su ghiaccio

Merzlikins sta svolgendo la preparazione estiva sotto la guida dell’ex pugile: «La boxe mi appassiona» - VIDEO

Elvis fa a pugni con Ruby sulla strada per la NHL
Elvis Merzlikins si allena con l’ex campione di pugilato Ruby Belge (Foto Zocchetti).

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Elvis Merzlikins si allena con l’ex campione di pugilato Ruby Belge (Foto Zocchetti).

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Elvis fa a pugni con Ruby sulla strada per la NHL

Elvis Merzlikins sta per sbarcare in Nordamerica, dove sogna di imporsi in NHL con i Columbus Blue Jackets, ma ha deciso di godersi la sua amata Lugano fino all’ultimo, nonostante il gran caldo di queste settimane. «È la mia città, mi mancherà molto», racconta l’ex portiere bianconero in un bagno di sudore. Ha appena concluso un’intensa seduta di allenamento individuale, tra pesi e boxe. Il suo preparatore atletico privato, in questa estate così diversa dal solito, è l’ex pugile Ruby Belge. «La scorsa primavera, quando sono andato negli USA, ho preso le misure all’hockey nordamericano, a cominciare dalle piste più piccole. Ho capito che in quel contesto, per un portiere, la resistenza a livello di cardio è fondamentale. E la mia doveva assolutamente migliorare», racconta il 25.enne lettone. «Lavorare con Ruby è l’ideale: lui viene dal pugilato, uno sport in cui queste caratteristiche sono fondamentali, così come l’aspetto mentale».

Dai guantoni da hockey a quelli da boxe il passo è stato breve: «Il pugilato mi è sempre piaciuto, mi appassiona», racconta Elvis. «È una disciplina che forma il carattere. Se fai a botte, non puoi mica avere paura. Lo stesso vale per noi portieri: anch’io, come un pugile, devo essere sicuro e fidarmi dei miei movimenti. Se non ho fiducia in me stesso, se ho dei timori, beh, il gol lo prendo di sicuro. È garantito. Sul ring insieme a Ruby ho imparato il coraggio. E anche a sfruttare la rabbia che ho in corpo. A canalizzarla. Questo, in America, mi servirà tantissimo».

In NHL, Elvis Merzlikins immagina di trovare un hockey molto fisico, fatto di colpi duri che non risparmiano neppure i portieri: «Mi aspetto tanta intensità e tanti contrasti, nello slot e dietro la porta. E magari pure qualche scazzottata, perché no? Io mi sto preparando anche a quelle. La NHL è un altro mondo, un’altra lega, un altro livello. Ha codici diversi. Lì non si discute, si mollano subito i guantoni e le diatribe si risolvono spesso con i cazzotti. Non si scherza. Ovviamente non sto andando oltreoceano per fare a pugni con tutti, ma devo essere pronto all’eventualità. Può succedere. E se succede devo farmi trovare pronto, altrimenti non faccio una bella figura. In Svizzera mi è capitato di fare a pugni solo una volta, con Raffaele Sannitz in allenamento (ride, ndr.). Era tutto vero, ma poi siamo andati a bere un caffè insieme. Una bagarre in partita, invece, mi manca. Prima o poi la vivrò. E dovrò fare il mio lavoro fino in fondo».

Ruby Belge: «Lavoro anche sulla sua personalità».

Ruby Belge, dal canto suo, è molto soddisfatto di questa collaborazione: «Conoscevo già Elvis, perché ai tempi di Patrick Fischer avevo già lavorato con il Lugano, ma in questi due mesi ho potuto approfondire il nostro rapporto. Ho conosciuto meglio i lati nascosti, i suoi punti forti e le sue debolezze. Merzlikins ha tanto carattere. È un ragazzo che ha sofferto, con un passato difficile. Si vede che ha una motivazione in più rispetto alla media. A volte, però, è un po’ troppo spavaldo, quindi il mio compito è anche quello di correggere certi aspetti della sua personalità. In America, infatti, certi atteggiamenti potrebbero non essere compresi». E la boxe quanto può fargli bene? «Elvis è forse il ventesimo giocatore di hockey che alleno privatamente. Ne ho visti alcuni cambiare radicalmente grazie al pugilato. Non si tratta solo di insegnare a tirare pugni. Con loro c’è un discorso mentale. Io correggo tutto: lo sguardo, la distanza, le parole, il linguaggio del corpo, il comportamento. Cosa è giusto fare e cosa invece no. Tutto ciò è fondamentale per ogni sportivo. Voglio fare in modo che Elvis, una volta arrivato in Nordamerica, sia mentalmente pronto a lottare per conquistare un posto da titolare. A vincere un metaforico match di pugilato con l’altro portiere della squadra».

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