«Fatale il secondo tempo»

Hockey

Qui Ambrì / Isacco Dotti: «Dopo la prima pausa i bianconeri sono stati più aggressivi di noi» - Cereda: «Nei primi venti minuti avremmo meritato qualcosa in più, nel finale ci ho creduto»

«Fatale il secondo tempo»
Luca Cereda si è giocato tutte le mosse come coach.

«Fatale il secondo tempo»

Luca Cereda si è giocato tutte le mosse come coach.

Isacco Dotti mastica amaro. Con lui penalizzato, il Lugano è volato sul 3-1 all’inizio del terzo tempo grazie a Loeffel. «Abbiamo perso il derby nel periodo centrale, questo è chiaro. Dopo la prima pausa il Lugano è tornato in pista con più aggressività di noi. Non siamo più riusciti a riportare la nostra intensità sui livelli del primo tempo, quando siamo riusciti a tenere i bianconeri lontani dalla nostra porta. Magari avevano spesso il disco, ma sempre all’esterno. Gol di Hudacek a parte, non hanno avuto grandi occasioni. Probabilmente in quel primo tempo avremmo potuto ottenere qualcosa in più davanti. Le occasioni ci sono state, avremmo dovuto essere più presenti sui rimbalzi, sui secondi tiri, mettendoci più cattiveria davanti alla porta. Lo ha dimostrato mio fratello Zaccheo in occasione del 4-2 che ci ha ridato speranza. Nel finale abbiamo spinto, ci abbiamo creduto, abbiamo tolto il portiere a cinque minuti dalla fine, all’inizio di un power-play. Non aveva più senso temporeggiare, bisognava rischiare», conclude il difensore ticinese.

Questa, invece, l’analisi di Luca Cereda: «Abbiamo disputato un buon primo tempo, nel quale forse meritavamo qualcosa in più. Nel secondo, invece, il Lugano è stato migliore, ha avuto più disperazione nelle battaglie e ha fatto la differenza. La partita l’abbiamo persa lì. Il 2-1 di Thürkauf è stato un po’ casuale, avremmo dovuto reagire, invece non lo abbiamo fatto fino alla seconda sirena. Come coach mi sono giocato tutte le mosse: chiamare il time-out, inserire Ciaccio per Conz, mischiare le linee e togliere il portiere con largo anticipo. Non è bastato, ma nel terzo tempo la squadra ci ha provato e io ci ho creduto davvero. Avremmo dovuto fare qualcosa di più davanti alla porta, vincendo più duelli. Insisteremo anche su questo aspetto».

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