Il derby di Serge Pelletier, l’allenatore dei due mondi

Hockey

È il coach con più presenze sulla panchina dell’Ambrì, ma ora guida il Lugano – Di lui ci parlano anche Luca Cereda e Paolo Duca

Il derby di Serge Pelletier, l’allenatore dei due mondi
Serge Pelletier si prepara al suo primo derby da ex. © CdT/Gabriele Putzu

Il derby di Serge Pelletier, l’allenatore dei due mondi

Serge Pelletier si prepara al suo primo derby da ex. © CdT/Gabriele Putzu

Il derby è un incrocio di destini. Lo è per le due squadre, Lugano e Ambrì Piotta, a caccia di punti da playoff. Lo è per i singoli protagonisti. Su tutti, Serge Pelletier. Tanto per cominciare, l’attuale coach bianconero detiene il record di presenze sulla panchina biancoblù: 296. Non solo: le sue due avventure in Leventina (2003-2005 e 2012-2015) terminarono con un esonero, dopo aver perso un derby di metà autunno. Neanche a farlo apposta, Serge ha trovato lavoro a Lugano dopo che un derby era costato il posto a Sami Kapanen.

«Ho ovviamente tanti ricordi legati alle mie due esperienze in Leventina», racconta Pelletier. «Nel corso del mio primo passaggio alla Valascia siamo riusciti a conquistare i playoff con regolarità. Eravamo una buona squadra, capace di dare spesso fastidio ai grossi calibri. La seconda volta giunsi ad Ambrì dopo che la squadra aveva perso 21 partite su 24. È un po’ il destino di noi allenatori arrivare in un posto quando c’è da risolvere una situazione di crisi. L’anno seguente riuscimmo a qualificarci ai giochi per il titolo dopo tanti anni di playout. E questo rimane un bellissimo ricordo».

Serge Pelletier nell’ottobre del 2015, quando allenava l’Ambrì. © CdT/Archivio
Serge Pelletier nell’ottobre del 2015, quando allenava l’Ambrì. © CdT/Archivio

Vecchie conoscenze

Serge Pelletier conosce bene l’ambiente biancoblù. E conosce bene sia Cereda, sia Duca. «Ad Ambrì ho allenato entrambi. Con Luca ho sempre avuto ed ho tuttora un ottimo rapporto e non sono sorpreso che sia diventato il coach dell’Ambrì. Ha sempre vissuto l’hockey con passione e studia il gioco con attenzione: possiede insomma tutte le qualità per essere un buonissimo allenatore. E lo sta dimostrando. Anche vedere Duca nel ruolo di direttore sportivo non mi meraviglia più di tanto. Ha sempre avuto un legame molto stretto con il club, di cui è stato a lungo capitano. Oltre all’hockey, si è consacrato a studi che gli permettono di affrontare la sfida con la giusta preparazione».

Luca Cereda nell’estate del 2005, quando tornò in un Ambrì allenato da Pelletier. © CdT/Archivio
Luca Cereda nell’estate del 2005, quando tornò in un Ambrì allenato da Pelletier. © CdT/Archivio

Tra Totocalcio e Zorro

«Io e Serge ci incrociamo da una vita», ribadisce Cereda. Le prime sfide tra i due risalgono alla fine degli anni ’90, quando Pelletier allenava gli juniores élite del Lugano (condotti al titolo nel 1998) e il «Cere» giocava in quelli dell’Ambrì. Poi i due si ritrovarono dalla stessa parte della barricata nel campionato 2005-06: «Io, lui e Tiziano Gianini facevamo le schedine del Totocalcio insieme, con 5 franchi a testa», ricorda Luca. «Un altro aneddoto su Serge? Ci fece ridere quella volta che a Carnevale si vestì da Zorro».

«Negli anni – prosegue Cereda – Serge è rimasto fedele a se stesso. È una persona piacevole, che ama il contatto con la gente e con i giocatori. Dopo la mia esperienza in Nordamerica e a Berna, nel 2005 tornai ad Ambrì. Nel nostro primo colloquio, Serge mi trasmise tranquillità e fiducia. È una delle sue forze. Da lui ho imparato a lavorare con calma e serenità. Ha una grandissima esperienza come head coach, mentre io sono solo all’inizio di questa scalata: spero di potermi avvicinare ai suoi numeri. Si meritava questa nuova occasione in National League. Affrontarlo mi fa piacere e credo che valga anche per lui: significa che ha saputo trasmettere la sua passione per questo sport».

«Io Pelletier lo avevo già avuto a Zugo», racconta invece Paolo Duca. «Nel 2003, quando a Friburgo scoppiò il ‘‘caso Abplanalp’’, noi ci stavamo già preparando ai playout, che poi vennero cancellati. Serge entrò in spogliatoio saltellando, con un sorriso grande così, dicendo che la stagione era finita ed eravamo salvi. Pensavamo in una battutaccia, ma era vero».

I due si ritrovarono in Leventina: «Con lui, più che con qualsiasi altro allenatore, parlavo tanto di questioni extrasportive, soprattutto di politica e mercato immobiliare».

Lugano e Ambrì si affrontano per la quinta volta in stagione. © CdT/Gabriele Putzu
Lugano e Ambrì si affrontano per la quinta volta in stagione. © CdT/Gabriele Putzu

All’insegna della disciplina

Oltre ai ricordi, c’è una partita da giocare. E i punti in palio sono pesantissimi, come lascia intendere Pelletier: «Vogliamo proseguire sulla via tracciata prima della pausa. La chiave sarà la disciplina: nella sconfitta subita a Bienne, per esempio, abbiamo pagato a caro prezzo le troppe penalità».

«Il Lugano – conclude Cereda – ha esperienza e qualità. Sta giocando con fiducia ed è la squadra più in forma del momento. Sarà una gara difficile e anche a noi servirà tanta disciplina. Il nostro 7-2 dell’ultimo derby non conta più nulla. I bianconeri vorranno vincere semplicemente per fare un passo deciso verso i playoff, mentre noi vogliamo ripartire dalla costanza di prestazioni trovata negli ultimi weekend prima della pausa».

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