Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

Ambrì

L’evento, soprattutto se vissuto da dentro la Valascia, è stato un’altalena di emozioni

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente
(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente
(foto Putzu)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

(foto Putzu)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente
(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente
(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

(foto Keystone)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente
(foto Putzu)

Il derby vissuto da chi di hockey non capisce niente

(foto Putzu)

AMBRÌ - Ci sono persone per cui il derby è uno scaffale pieno di ricordi, aneddoti, analisi, discussioni, gioie e dolori. È molto più di una partita: una parte del loro mondo, una sorta d’istituzione che li accompagna dal primo momento in cui hanno deciso, più o meno consapevolmente, che sì, tiferanno quella squadra (di questo avevamo tra l’altro già parlato in questo articolo). Al polo opposto ci sono per contro quelli, come chi vi scrive, che di quello scaffale e dei loro contenuti sanno poco o nulla e che di hockey su ghiaccio capiscono più o meno come un abitante delle Isole Cook.

Non perché la disciplina non piaccia: semplicemente perché il cuore sportivo ha già montato la tenda su altre spiagge. Non potendo esprimere un qualsivoglia ragionamento decente sul match che infiamma il Ticino, chi è in questa condizione non può che godersi le immagini, i volti, i rumori e i colori che fanno di questa manifestazione prima di tutto una festa, quando non degenera in atti poco civili fuori e dentro il campo, e poi una bellissima storia di sport.

Avvicinandoci alla Valascia, il primo segno che non è una serata di febbraio qualunque sono le finestre illuminate dei bar lungo la strada dietro le quali, in trepidante attesa, manciate di persone riscaldano le ossa e il cuore con bibite calde. Altri invece preferiscono affrontare il proverbiale freddo della valle sorseggiando una birra nelle immediate vicinanze della pista: se sugli spalti ci sarà da soffrire, meglio abituarsi fin da subito. Magari compensando la bevanda gelata con un bel pezzo di carne alla griglia: il suo profumo è familiare per chi segue la propria squadra dal vivo. I bambini invece ingannano l’attesa dando vita alla più classica delle battaglie di neve, mentre i giocatori biancoblù stemperano la tensione con qualche palleggio calcistico in mezzo alla gente.

Loading the player...

Man mano arrivano anche i supporter del Lugano, che si mischiano nella folla con l’aria di chi affronta una battaglia in territorio straniero. L’impianto è vibrante fin prima dell’ingaggio d’inizio, quando l’entrata dei giocatori suscita un misto di ovazioni e, per gli ospiti, d’inviti non molto galanti a tornarsene a casa. Ma figuriamoci: molto meglio restare, perché la sfida sul campo è un turbinio di emozioni, un’altalena che alla fine premia i padroni di casa.

L’ultimo derby della stagione è finito e i tifosi, tra esaltazioni e recriminazioni, fluiscono lenti fuori dalla pista. Per quanto riusciamo a vedere, la tensione non va oltre il solito scambio di cori, imprecazioni e sfottò e chi lavora per la sicurezza può tirare un sospiro di sollievo. La partita è pronta a finire sullo scaffale del tifoso: da come era attesa e da come è stata combattuta, ritrovarla non sarà troppo difficile. Anche per chi abita alle Isole Cook.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Hockey
  • 1
  • 1