I TICINESI AI MONDIALI DI HOCKEY

John Gobbi: «Mi portai a casa anche la maglia destinata all’asta»

Il terzo ospite della nostra rubrica «Ricordi iridaTI» è l’ex terzino di Ambrì, Ginevra, Zurigo e Losanna

John Gobbi: «Mi portai a casa anche la maglia destinata all’asta»

John Gobbi: «Mi portai a casa anche la maglia destinata all’asta»

Terzo episodio per la nostra rubrica «Ricordi iridaTI» dedicata ai ticinesi che hanno disputato i Mondiali A. Dopo Mattia Baldi e Raffaele Sannitz, oggi tocca a John Gobbi. L’ex difensore di Ambrì, Ginevra, Zurigo e Losanna prese parte all’edizione del 2011, proprio in Slovacchia.

L’ANEDDOTO

«Posso raccontarlo, perché dopo otto anni il reato dovrebbe essere caduto in prescrizione. Tradizionalmente, alla fine dei Mondiali, i giocatori possono portarsi a casa la loro maglia da gioco rossa, mentre quella bianca viene messa all’asta dalla federazione. Ecco: a me quella bianca piaceva tantissimo. Così, dopo essermi consultato con Mathias Seger, le misi in valigia entrambe. Nel 2011 a Kosice avevo già 30 anni, ero stato convocato da Simpson soltanto a torneo iniziato in sostituzione dell’infortunato Bezina, e non sapevo se mi sarebbe mai successo di giocare un altro Mondiale. Infatti non mi capitò più. Però conservo ancora gelosamente le mie due maglie».

LA PARTITA DEL CUORE

«Come detto, venni convocato a Mondiale già iniziato. Partii da Ginevra alle 9 del mattino e arrivai in Slovacchia attorno a mezzanotte. Debuttai nel primo incontro della seconda fase, contro la Norvegia. Un match che ricordo sicuramente con affetto, nonostante la sconfitta. La partita alla quale sono più legato, però, è l’ultima, vinta 5-3 contro gli Stati Uniti. Purtroppo non bastò per qualificarci ai quarti di finale, ma posso dire di aver chiuso in bellezza la mia carriera iridata. Gli USA non avevano grandi stelle della NHL, ma erano comunque un avversario tosto. Mi capitò anche una buona occasione per segnare, ma purtroppo non la sfruttai».

IL PERSONAGGIO

«Se ci fossimo qualificati per i quarti di finale, avremmo affrontato la Cechia del leggendario Jaromir Jagr. Mi sarebbe piaciuto tantissimo giocarci contro. Siccome non è successo, il personaggio che più ha segnato il mio unico Mondiale è stato sicuramente il nostro capitano Mathias Seger. Un compagno di squadra fantastico, una leggenda dell’hockey svizzero, una persona semplice, calorosa e ben voluta da tutti. Per me è sempre stato un esempio. Non l’ho mai visto mollare. Anche Julien Vauclair merita una citazione speciale. Ho trascorso tanti momenti liberi a giocare a jass con lui, Daniel Manzato e un altro romando che ora non ricordo...».

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