La scelta di Fora: «Dopo sette anni volevo qualcosa di nuovo»

Hockey

Il capitano dell’Ambrì Piotta spiega la sua decisione di lasciare i biancoblù a fine stagione per trasferirsi a Davos

La scelta di Fora: «Dopo sette anni volevo qualcosa di nuovo»
© Keystone/Massimo Piccoli

La scelta di Fora: «Dopo sette anni volevo qualcosa di nuovo»

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Michael Fora ha dunque deciso di lasciare l’Ambrì Piotta a fine stagione, facendo valere la clausola presente nel suo contratto. Il capitano leventinese si è accordato con il Davos fino al 2026. Attualmente infortunato, il difensore ticinese ha spiegato la sua scelta a margine dell’allenamento di questa mattina.

Michael, cosa ti ha spinto a salutare l’HCAP?
«Come ho detto a Duca e Cereda, qui ad Ambrì ho trascorso sette anni bellissimi. E non dimentichiamoci che non è ancora finita, abbiamo una missione da portare a termine in questi mesi. Per quanto riguarda la mia futura partenza, sentivo che era venuto il momento di vivere una nuova esperienza. Per crescere come persona e vedere cose nuove. Sette anni, per un giocatore di hockey, sono tanti. Quasi metà carriera. Già la stagione scorsa avevo discusso con lo Zugo, poi la cosa non è andata in porto. La mia partenza era dunque nell’aria, con Paolo avevo già affrontato il discorso in passato, ma ho voluto rimanere un altro anno in Leventina per poter vivere la transizione nella nuova pista e per portare avanti il progetto biancoblù».

Perché il Davos e non altri club?
«Semplicemente perché i grigionesi mi hanno convinto. Abbiamo avuto un incontro molto interessante, c’era lo staff al completo e mi hanno presentato le loro idee. Mentre mi trovavo con loro in quella stanza, ho cercato di capire come mi sentivo. Ebbene, ero gioioso. Più delle parole, più dei soldi che mi vengono offerti, per me è importante sentirmi a mio agio in un ambiente. Proprio come è successo ad Ambrì in questi sette anni».

Quindi quest’anno hai parlato solo con il Davos?
«Direttamente sì. Le società con cui avevo discusso la scorsa stagione, nel frattempo, hanno fatto le loro scelte di mercato. Io sapevo che nei Grigioni avrei avuto una possibilità concreta di giocare, per cui non ho sentito il bisogno di incontrare altri club. A Davos si vuole costruire una squadra vincente, come lo è stata negli ultimi vent’anni. E io voglio farne parte».

Ora sei infortunato. Quanta voglia hai di tornare in pista per dimostrare che hai davvero una missione da portare a termine con la maglia biancoblù?

«Non devo dimostrare niente a nessuno. In questi sette anni, sin dal primo giorno, sono sceso sul ghiaccio mettendoci tutto quello che avevo, con il cuore e con la testa. Devo solo andare avanti così e fare quello che ho sempre fatto. Il resto verrà da sé».

I tuoi compagni come hanno preso la notizia?

«Ho voluto comunicargliela personalmente, prima ancora che fosse ufficializzata dai due club. Mi dispiace che negli ultimi giorni, dopo neanche 24 ore dalla firma, ci sia stata una fuga di notizie. Pazienza, fa parte del business. I ragazzi l’hanno presa abbastanza bene, congratulandosi con me e facendomi gli auguri. A tanti dispiace, ma abbiamo ancora molte partite da giocare insieme. Ci divertiremo e daremo il massimo per rendere questo campionato indimenticabile».

Senza l’anticipazione del Blick, quando sarebbe stata comunicata la tua partenza?
«Con i due direttori sportivi, Paolo Duca e Jan Alston, ci eravamo accordati per aspettare fin dopo la Coppa Spengler. Ormai è andata così, fa niente. Ora sono infortunato ed in fondo è un buon momento per dedicarmi alle interviste e occuparmi di tutte quelle cose che solitamente non mi piace fare. Così potrò tornare a giocare con la testa libera».

Da giocatori, Duca e Cereda hanno fatto una scelta simile alla tua, andando a giocare altrove. Ti sei sentito compreso da loro?

«Totalmente, sin da subito hanno detto di capire la mia decisione, il mio desiderio di vedere altre cose. Sono scelte normali nella vita di uno sportivo. Appena gliel’ho detto, erano ovviamente dispiaciuti, ma d’altronde lo ero anch’io. Non lascio l’Ambrì a cuor leggero. Fa parte di me e sarà sempre così».

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