La Slovacchia di Cereda tra emozioni ed equilibrio

Hockey

Il tecnico dell’Ambrì Piotta analizza la vittoria in Champions League contro il Banska Bystrica: «Lungo le 24 ore della trasferta siamo riusciti a cogliere l’essenza di questa opportunità sportiva» – La pagella del coach sulle linee rivoluzionate: «Cercavamo la costanza e le risposte sono state positive»

La Slovacchia di Cereda tra emozioni ed equilibrio
Luca Cereda è soddisfatto della prestazione offerta Champions League dai suoi uomini. ©Keystone/Samuel Golay

La Slovacchia di Cereda tra emozioni ed equilibrio

Luca Cereda è soddisfatto della prestazione offerta Champions League dai suoi uomini. ©Keystone/Samuel Golay

Quando Luca Cereda ha infilato le chiavi nella serratura di casa, a Sementina, non era ancora il crepuscolo. «Suonavano le campane delle 6» ci racconta il tecnico dell’Ambrì Piotta, reduce dalla vincente e intensissima trasferta di Banska. Un viaggio – fa capire il coach dei leventinesi – coinvolgente. «Lungo queste 24 ore volevamo vivere delle emozioni, che alla fine è quanto di più bello ti può rimanere dentro. E dalla partenza il mattino presto al ritorno prima dell’alba successiva siamo riusciti davvero a cogliere l’essenza di questa opportunità sportiva».

Hrachovina e gli altri

Non solo. In Slovacchia sono arrivati tre importantissimi punti, che mantengono vive la chance di superare la fase a gironi di Champions. Una vittoria ottenuta con tutti i terzetti d’attacco rivoluzionati. «Nelle ultime partite di campionato – spiega Cereda – la squadra è stata incostante, passando dall’essere sul pezzo per 60 minuti solo in poche gare al rincorrere sovente la continuità. Rimescolando le carte in Champions ho quindi voluto aiutare il gruppo a trovare la costanza. O quantomeno accelerare il processo». E, rileva dunque il tecnico dei leventinesi, «l’equilibrio trovato sulle quattro linee mi è piaciuto molto. Tutti sono scesi in pista con una buona energia, recependo al meglio i nuovi input. Si tratta di una sola partita, ma le risposte – anche sul piano dell’intensità – sono state positive. Non è quindi da escludere che l’assetto della Champions sarà riproposto a Zugo. Naturalmente considerando che la scelta del portiere – straniero o meno – incide sulla nostra strategia».

A proposito di estremi difensori. Hrachovina martedì sera è stato superlativo. Per Cereda, tuttavia, vale il discorso fatto per il resto della squadra: «Dominik aveva bisogno di una bella prestazione, dopo che l’ultima partita giocata non era stata positiva. Lui stesso non era contento e necessitava di ritrovare le migliori sensazioni. Sia in Slovacchia sia in altre occasioni ha dimostrato di essere un ottimo portiere. Deve però lavorare come i compagni sulla costanza di rendimento».

«Ancora in corsa, che orgoglio»

Il 4-0 rifilato al Banska Bystrica ha anche spazzato via quella parvenza di mal di trasferta che iniziava ad accompagnare l’Ambrì. «L’assenza di successi fuori casa non era ancora un assillo» nota ad ogni modo Cereda: «Ma il fatto di aver cancellato questo tabù relativamente presto può solo fare bene ai giocatori, che in questo modo evitano di affrontare le trasferte senza pensieri fastidiosi».

Di certo in Slovacchia i biancoblù non sono apparsi bloccati, costruendo le basi del successo già nel primo tempo. «Sono sicuro che la maggior parte dei tifosi avrà in mente la rete di Zwerger, che tuttavia rappresenta la ciliegina sulla torta» indica Cereda. Per poi precisare: «Dietro c’è la pianificazione dello staff, l’accordo del club a contenere la trasferta nelle 24 ore e poi chiaramente il grande impegno di tutti i ragazzi». Ma dopo cinque incontri su sei il tecnico dell’Ambrì ha ravvisato delle differenze tra l’atteggiamento mostrato in Champions e quello in campionato? «Più che delle motivazioni extra nei singoli, ho percepito il grande orgoglio e il piacere dei giocatori di far parte della famiglia biancoblù. A Monaco i tifosi erano tantissimi e in Slovacchia, per una partita in settimana, ci hanno seguito in 160. Eccezionale».

Il tutto permettendo all’Ambrì di ambire agli ottavi di finale: un traguardo non scontato. «Quando è stato fatto il sorteggio – afferma Cereda – sapevamo che il nostro cammino in Champions non sarebbe stato facile. Eravamo altresì consci che sul corto termine avremmo potuto pagare un po’ la competizione, imparando però molto sulla distanza. Ed è quanto successo. Il fatto di essere ancora in corsa è motivo d’orgoglio».

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