Lombardi: «Le autorità avrebbero potuto contattarci prima»

La reazione

Dopo la decisione del CdS di giocare il derby a porte chiuse per precauzione, il presidente dell’Ambrì dice che sperava in una maggiore collaborazione: «Nessuno si è fatto vivo, eppure era nell’aria da stamattina»

Lombardi: «Le autorità avrebbero potuto contattarci prima»
© CdT/Chiara Zocchetti

Lombardi: «Le autorità avrebbero potuto contattarci prima»

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«Non sono né un medico, né faccio parte del gruppo tecnico che sta collaborando con il Consiglio di Stato, quindi mi asterrò dal commentare le misure adottate. Lascio che siano i cittadini a decidere se c’è o meno proporzionalità». Dopo Vicky Mantegazza, parla anche Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì Piotta. Il quale non è certo al settimo cielo: la sua creatura, infatti, dovrà disputare le ultime due partite della regular season a porte chiuse. Venerdì contro il Davos alla Valascia e, all’indomani, il derbissimo contro il Lugano alla Cornèr Arena. «Una cosa, però, mi preme sottolinearla» prosegue il presidente. «Sentivamo che questa misura delle porte chiuse sarebbe arrivata, lo sapevamo praticamente dalle otto di questa mattina. Ne siamo venuti a conoscenza alle sei di sera, seguendo la conferenza dell’Esecutivo cantonale in diretta. In questo lasso di tempo nessuno ci ha chiamati per informarci e per coordinare una comunicazione». Di più, «al momento non siamo ancora stati contattati». Tradotto, Lombardi e l’Ambrì Piotta non possono sapere, con precisione, chi potrà avere accesso alla Valascia venerdì sera (lo stesso dicasi per il Lugano, padrone di casa sabato al derby). «I giornalisti, ad esempio, ci saranno o no? E i pompieri? Io, presidente, potrò assistere? Ritengo, con tutto il rispetto, che sarebbe stato auspicabile avere un minimo di contatto da parte delle autorità».

A livello emozionale, Lombardi si dice dispiaciuto che la regular season dei leventinesi debba chiudersi senza l’apporto dei tifosi. «Dispiace molto, come mi dispiace che non ci sia stato nessun tipo di coordinamento da parte della Lega. Il Lugano, per dire, avrà il pubblico venerdì a Rapperswil mentre il Davos, da noi, no. Sono cose che, appunto, vanno coordinate. Okay la priorità, che è la salute della popolazione, ma c’è anche un discorso di proporzionalità. Noi, lo ripeto, al momento non siamo in grado di dare le giuste informazioni ai nostri tifosi né tantomeno ai giornalisti».

Il Ticino, in queste ore, è visto in maniera – diciamo così – negativa dal resto della Svizzera, in particolare quella di lingua tedesca. Dà fastidio passare per «appestati»? «All’inizio dell’emergenza coronavirus il mondo intero ce l’aveva con i cinesi» conclude Lombardi. «Poi noi svizzeri ce la siamo presa con l’Italia, tant’è che c’è chi ha perfino chiesto la chiusura delle frontiere. Ora, dalla Svizzera interna, c’è chi avanza l’ipotesi di chiudere il Gottardo. Mi viene da dire: chi la fa la aspetti. Io credo che un minimo di lucidità in più non guasterebbe. Il momento è delicato, d’accordo, ma non siamo di fronte alla peste bubbonica».

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