Lugano, la serie più nera dal lontano 2010

Hockey

Nove anni fa i bianconeri subirono per l’ultima volta sei sconfitte di fila

Lugano, la serie più nera dal lontano 2010
È crisi per il Lugano di Sami Kapanen. ©CDT/GABRIELE PUTZU

Lugano, la serie più nera dal lontano 2010

È crisi per il Lugano di Sami Kapanen. ©CDT/GABRIELE PUTZU

Il Lugano non sa più vincere: è andata male anche a Davos e adesso le sconfitte consecutive sono sei. Tante, troppe. In poche settimane la squadra bianconera è passata dall’euforia alla depressione: tanto sorprendente quanto inconcepibile. Perché non si tratta solo di una crisi di risultati: a preoccupare maggiormente è l’involuzione della formazione di Sami Kapanen. Al momento c’è pochissimo da salvare: nei Grigioni nemmeno le due reti di vantaggio trovate verso metà incontro – contro l’andamento del gioco, va detto – hanno avuto il potere di dare la scossa al gruppo. Il Davos – che come il Lugano ad inizio stagione ha cambiato allenatore, direttore sportivo e pure tre stranieri – non si è scomposto, ha continuato a mettere sotto pressione la difesa bianconera e alla fine si è imposto con merito. E nella mente rimane l’occasionissima non sfruttata da Linus Klasen a cinque minuti dalla terza sirena: un po’ la fotografia del rendimento del pacchetto di importazione del Lugano.

L’analisi del tecnico

Ed ora la domanda è solo una: riuscirà Kapanen ad invertire questa triste e pericolosa tendenza? Venerdì alla Cornèr Arena arriva il Rapperswil: un successo è d’obbligo prima di salire in Leventina per il derby con l’Ambrì Piotta. Il coach finlandese sostiene che a Davos il Lugano abbia giocato meglio rispetto alle ultime uscite, ma la verità è che la squadra bianconera ha trascorso la maggior parte del tempo a rincorrere senza successo i giocatori grigionesi. Il Lugano non pattina più, o lo fa male, e il disco ce l’hanno quasi sempre gli avversari. E a carattere ed orgoglio le cose non vanno un granché meglio: nel terzo periodo, quando si è trovato costretto ad inseguire, il Lugano ha tirato in porta solo quattro volte. Certo, se Klasen non avesse mancato l’immancabile forse il risultato avrebbe potuto essere diverso: ma con i se e con i ma non si va lontano. E non si vincono le partite.

Il bivio

«In questo momento la cosa più importante è trovare un modo per vincere. Non conta come. Per ricostruire il nostro gioco dobbiamo prima ritrovare la fiducia», ha poi sottolineato Kapanen. L’ammissione – forse involontaria – dell’involuzione rispetto a qualche settimana fa. Cosa sia davvero accaduto a partire da quel derby perso in casa all’overtime non lo sa nessuno. Forse nemmeno Kapanen. La speranza è che il tecnico riesca a mantenere una parvenza di lucidità: ne va anche del suo futuro. La dirigenza bianconera predica pazienza e chiede sostegno, ma il weekend a venire ha tutte le sembianze di un bivio: la classifica comincia a farsi buia e la piazza difficilmente accetterebbe senza fiatare altri risultati negativi. Anche e soprattutto perché c’è di mezzo un derby.

Le sofferenze di McNamara

Il momento è insomma estremamente delicato. Una serie così nera il Lugano non la viveva da nove lunghi anni: già è passata un’eternità. Stagione 2010/2011: dopo cinque sconfitte filate Philippe Bozon viene esonerato. Il suo posto è preso da Mike McNamara, che tra il 4 e il 23 dicembre riesce appunto a subire sei battute d’arresto filate: Il Lugano perde contro Langnau, Zugo, Kloten, Ginevra, Rapperswil e Ambrì Piotta. Già, gira e rigira c’è quasi sempre di mezzo un derby... Per la seconda volta nella sua storia – i tifosi facciano gli scongiuri – il Lugano è costretto a disputare i playout. Al timone del vascello viene chiamato un certo Greg Ireland, che si salva in sole quattro partite contro il Rapperswil.

Corsi e ricorsi

Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. E oggi il contesto è sicuramente diverso. Basti pensare alla passata stagione, quando il club decise di dare fiducia a Ireland fino alla fine per dare un segnale forte allo spogliatoio. Ma non è sempre andata così: Lugano è una piazza tradizionalmente bollente per gli allenatori. Gli esempi si sprecano: senza risalire alla notte dei tempi, il 22 ottobre 2015 il Lugano decise di dare il benservito a Patrick Fischer dopo cinque sconfittein sei partite. Al suo posto in Ticino arrivò Doug Shedden, che portò la squadra bianconera in finale. Lo stesso Shedden subì la stessa sorte durante il campionato 2016/2017: venne esonerato dopo quattro battute d’arresto di fila contro Langnau, Zugo, Kloten e Berna tra il 25 novembre e il 2 dicembre. Alla Resega tornò Greg Ireland, che qualificò il Lugano alle semifinali dei playoff.

Quando è il coach ad andarsene

Ma non è sempre solo stato il club a decidere di separarsi da un allenatore. A Lugano accadde anche il contrario. Nel campionato 2011/2012, alla terza sconfitta consecutiva e dopo un umiliante 0-9 a Kloten, il tecnico Barry Smith salutò tutti e se ne tornò in Nordamerica.

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