Nummelin: «Grazie Lugano, sei sempre nel mio cuore»

Hockey

Chiacchierata con l’indimenticato folletto finlandese, ospite della Cornèr Arena in occasione di HCL - Ginevra: «Sono sicuro che questo club tornerà presto a vincere»

Nummelin: «Grazie Lugano, sei sempre nel mio cuore»
© CdT/Gabriele Putzu

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Nummelin: «Grazie Lugano, sei sempre nel mio cuore»

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Mezz’ora prima di Lugano-Ginevra, Petteri Nummelin dà un’occhiata alle formazioni. «No, non mi hanno inserito nel line-up», scherza il folletto finlandese, indimenticato protagonista di dieci stagioni in bianconero, arricchite dai titoli del 2003 e del 2006. «Ormai sono troppo vecchio. E troppo grasso». Sì, «Nummy» è un po’ in sovrappeso. Sull’età, invece, ci sarebbe da ridire. Ha appena compiuto 49 anni, è vero, ma in fondo è un ex giocatore soltanto da quattro stagioni. Nel 2017-18, per chiudere la sua incredibile carriera, ha scelto un campionato esotico. Quello giapponese. «È stato un finale molto soft, un’uscita di scena in totale leggerezza. Quando ho smesso, è stato tutto molto naturale. Ma fin che me la sono sentita, ho ritenuto giusto andare avanti a fare ciò che più mi piaceva». Nel Paese del sol levante, Petteri ha vissuto un’esperienza positiva: «È stato bello, divertente, soprattutto sul piano umano e culturale».

Archiviata la vita da difensore, Nummelin si è subito lanciato nella carriera di allenatore. Nel 2018-19 è stato assistente nella Under 18 del TPS Turku, il suo club, quello della sua città. Da tre anni, invece, è il vice dello Storhamar, società faro dell’hockey norvegese. «Stare in panchina mi piace davvero parecchio, mi rende felice ogni giorno. Ho sempre pensato che prima o poi ci sarei finito, ma non mi aspettavo di avvertire certe vibrazioni del passato. Allenare è la cosa più vicina all’essere un giocatore. Però devo ammettere che c’è molto più lavoro da fare. È più difficile. Giocare, in confronto, era una passeggiata».

Lugano è rimasta nel cuore del finlandese: «Sono arrivato in Ticino domenica ed è stato come se non me ne fossi mai andato. Ho tanti bei ricordi, non saprei neanche scegliere il migliore. Ho vissuto anni fantastici, in pista e nella quotidianità. I due titoli vinti sono stati l’apice della mia esperienza qui, ma non dimentico i compagni, la vita di spogliatoio, gli scherzi. Quelle sono le cose che mancano di più quando ci si ritira. In dieci stagioni non ho imparato a parlare bene l’italiano, quel poco che sapevo l’ho già perso, ma lo capisco ancora abbastanza bene».

Nummelin è stato uno degli eroi del titolo del 2006. Il settimo per l’HCL. Ma anche l’ultimo. «Se all’epoca mi avessero detto che il Lugano non avrebbe più vinto il campionato nei quindici anni successivi, non ci avrei creduto. Immaginavo che potessero volerci due o tre stagioni per tornare al vertice, invece è andata diversamente. Ma sono convinto che presto questo club tornerà a sollevare il trofeo».

Petteri tiene d’occhio il suo Lugano, ma lo sguardo gli si illumina soprattutto quando parla di suo figlio Rene, anche lui difensore: «Ha 17 anni, gioca nelle giovanili del TPS Turku. È felice, ama l’hockey, si allena come un matto. Chissà, forse un giorno giocherà anche lui qui. Rispetto ai miei tempi, il nostro sport è cambiato, non voglio paragonare le sue caratteristiche alle mie, ma credo che sia bravo. Ha iniziato più tardi rispetto ai suoi coetanei, però è sulla buona strada. Guardo tutte le sue partite, in un modo o nell’altro. Non mi piace mai sottolineare i suoi errori. Voglio solo che si diverta e che cresca in salute».

Nello Storhamar, la squadra di cui Petteri è assistente allenatore, gioca un altro ex bianconero, il 38.enne Patrick Thoresen. Un altro giocatore per cui l’età non sembra avere importanza. «Adesso posso capire un po’ meglio Huras», scherza l’ex numero 33. «Nella mia ultima stagione a Lugano io e Larry avevamo avuto alcune discussioni. Ora anch’io e Patrick ogni tanto litighiamo. Ma fa parte del gioco».

In quell’ultimo anno alla Resega, nella stagione 2012-13, Nummelin giocò solo 11 partite, totalizzando 9 punti. Gli sarebbe bastato un punto in più per raggiungere Andy Ton a quota 461, in testa alla classifica «all time» degli scorer bianconeri: «Ma a me i record individuali non sono mai importati», conclude il folletto di Turku. «L’unica cosa che contava, era vincere con la mia squadra. Se i miei gol e i miei assist potevano contribuire al successo, tanto meglio».

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