Ora anche l’Europa si tinge di biancoblù

Ritorno al futuro

Lo sport è fermo: quale occasione migliore per viaggiare fra i ricordi e gli archivi del Corriere del Ticino? Ripercorriamo la prima, storica conquista della Contiental Cup da parte dell’Ambrì Piotta: era il dicembre del 1998

Ora anche l’Europa si tinge di biancoblù
I leventinesi, protagonisti in Europa. ©EPA/Berenhaut

Ora anche l’Europa si tinge di biancoblù

I leventinesi, protagonisti in Europa. ©EPA/Berenhaut

L’abbiamo chiamata «Ritorno al futuro», invero senza troppa fantasia. È una rubrica figlia dell’emergenza e, va da sé, della mancanza di eventi sportivi live. E allora, se non possiamo vivere il presente proviamo almeno a correre indietro con la memoria. Ripescando, stavolta, la Continental Cup conquistata dall’Ambrì Piotta: era la fine di dicembre del 1998 e a Kosice i biancoblù si aggiudicavano per la prima volta il trofeo europeo. Riviviamo quel successo grazie all’articolo di Nicola Bottani, inviato in Slovacchia per l’occasione.

Con una prova che riteniamo giusto definire eroica, l’Ambrì Piotta ha letteralmente strappato dalle mani del detentore Kosice la Continental Cup e nel contempo è entrato nella storia dell’hockey su ghiaccio come la prima squadra svizzera ad essersi mai aggiudicata un trofeo europeo per squadre di club. I biancoblù, per riuscire nell’impresa, ieri avrebbero potuto anche perdere il match decisivo contro il Kosice con una rete di scarto e così è stato, giacché è finita 2-1 al termine di un confronto palpitante e durante il quale hanno resistito come leoni alle bordate avversarie. Il che non è stato davvero cosa da poco: perso nel frattempo pure Steffen per infortunio, l’Ambrì ha dovuto rinunciare ben presto anche a Di Pietro, che nelle primissime battute s'è visto appioppare una penalità di partita (frutto di un 10’ più 10’) per aver reclamato troppo con l’arbitro Slapke, comunque rivelatosi assai scadente (al 35’12” ha fischiato un 2’ a Gardner che addirittura era in panchina, mentre il fallo, se del caso, era di «Manu» Celio...).

Il tecnico Cada s’è così ritrovato con due soli centri e ha quindi fatto rivestire tale ruolo anche a Ivankovic, impiegando a doppio servizio come ali come Baldi e Petrov. La squadra non ha però disarmato e neppure s’è disunita. Anzi, confermando quanto di buono già aveva fatto in precedenza in questo «final four», s’è difesa con grinta ancora maggiore, come per dimostrare che pure senza un altro giocatore importante ce l’avrebbe comunque fatta a portare in Ticino la Continental Cup. Ed è così che i biancoblù hanno replicato colpo su colpo ai giocatori del Kosice, i quali nemmeno mettendolo sul piano della rudezza (loro che vantano più giocatori di taglia davvero notevole, come il nazionale slovacco Sechny, 1 metro e 99 per 106 chili dipeso) ce l’hanno fatta a domare l’Ambrì. Con Pauli Jaks sempre sugli scudi giacché ha parato di tutto e un Verret che su una papera dell’estremo difensore del Kosice Simonovic ha firmato la rete che è poi valsa la Coppa, i biancoblù non solo si sono confermati solidi sul piano difensivo, ma come loro solito hanno spinto e parecchio sul fronte offensivo. Tanto che dopo aver subito la rete d’apertura al 33’27”, ancor prima della seconda pausa hanno sfiorato a più riprese il gol, in particolare con Baldi, Manuele Celio e Petrov. Ad ogni modo, sarebbe bastato anche concludere sull’1-0 per il Kosice per agguantare la «Continental», ma grazie a Verret la vita, per gli slovacchi, s’è complicata ulteriormente, poiché al 50’08” sì sono ritrovati ai piedi della scala. Che hanno sì risalito un’altra a volta ancora col 2-1 a opera di Rybovic, ma non abbastanza per impedire alla coppa... di prendere il volo. Dunque, all’opera abbiamo visto ancora un grande Ambrì, che certamente non è leader per caso nel nostro campionato e ora ha... tinto di biancoblù pure una parte dell’Europa hockeistica. Tutt’al più, potrebbe esserci il rammarico per aver visto interrotta ieri una serie di risultati utili che durava da due mesi ormai, ma queste sono davvero quisquilie.

Infine un plauso anche ai 200 tifosi che hanno accompagnato e sostenuto la squadra in Slovacchia, vuoi sotto i colori della Gioventù biancoblù, vuoi come semplici appassionati, comunque altrettanto partecipi e attaccati ai colori del club. A partire dalla liceale Jenny che finalmente ha potuto coronare qui il suo sogno – diventato realtà grazie ai soldi guadagnati lavorando la domenica dopo aver studiato negli altri giorni della settimana - di parlare a quattr’occhi con Di Pietro e arrivando alla 66.enne Angela. La quale, dopo aver rivelato la sua età, ha confessato di aver potuto finalmente tifare, qui lontano da casa, senza che gli spettatori attorno a lei la guardassero come se fosse impazzita...

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