Parola di mito: "Lugano, puoi farcela"

Stasera i bianconeri rendono visita ai Frölunda Indians per il ritorno degli ottavi

Parola di mito: "Lugano, puoi farcela"

Parola di mito: "Lugano, puoi farcela"

LUGANO - Levataccia per i bianconeri. Ieri mattina capitan Chiesa e compagni si sono dati appuntamento attorno alle 6.00 alla Cornèr Arena. Poi, verso mezzogiorno, sono decollati da Kloten: destinazione Göteborg, casa dei fortissimi Frölunda Indians, primi in classifica nel campionato svedese. È qui che stasera, dalle 18, il Lugano si giocherà il suo futuro in Champions Hockey League. Dopo l'1-1 di due settimane fa, tutto resta aperto: chi vince vola ai quarti di finale. Ne parliamo con un osservatore speciale, un autentico mito dell'HCL: Jörg Eberle.

C'era anche lui tra le leggende scese in pista giovedì per celebrare i novant'anni di Geo Mantegazza. «Una serata molto emozionante», racconta Jörg Eberle, 56 anni, bianconero per 12 stagioni e vincitore dei primi 4 titoli. «Emozionante soprattutto per Geo, ma anche per noi. È stato bello calcare il ghiaccio con alcuni vecchi compagni di squadra e di linea come Ton e Lüthi. Non ci si vede spesso, ognuno fa la sua vita. Di quel periodo magico, coloro che frequento maggiormente sono Rogger e Bertaggia».

Senza Mantegazza, probabilmente Jörg Eberle non sarebbe mai approdato in Ticino: «Ricordo benissimo quando Geo venne a incontrarmi a casa mia, a Herisau, in una mezza fattoria appenzellese. Di lui mi colpirono i modi gentili, la semplicità, i solidi principi. È stato importantissimo per la mia carriera. Ha offerto alla mia generazione la possibilità di vivere di hockey, proprio quello che noi giovani, così pieni di passione per questo sport, stavamo cercando. Non si guadagnava tanto come oggi, ma comunque di più che con la propria professione. Io avevo una formazione commerciale e quando giocavo a Davos lavoravo a metà tempo. Geo ha aperto una via».

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