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Quanto traffico dietro Zugo e Berna!

Venerdì torna il campionato di National League: ecco il nostro pronostico per la regular season

Quanto traffico dietro Zugo e Berna!
Tristan Scherwey e il Berna hanno vinto tre degli ultimi quattro campionati (Foto Keystone).

Quanto traffico dietro Zugo e Berna!

Tristan Scherwey e il Berna hanno vinto tre degli ultimi quattro campionati (Foto Keystone).

Il Berna campione in carica, lo Zugo imperatore del mercato e pronto a riprendersi il titolo dopo 22 anni di attesa, il Losanna e il Bienne con budget, rose, strutture e ambizioni da prime della classe, gli ZSC Lions in cerca di un radicale riscatto dopo una stagione da incubo, Ambrì Piotta e Langnau affamati di conferme e di nuove sorprese, Friburgo e Ginevra a caccia di playoff e costanza, Lugano e Davos determinati a ripartire su nuove basi, in pista e dietro la scrivania. E poi il Rapperswil, con un anno di apprendistato alle spalle. Sì, la stagione di hockey è pronta a decollare. Oggi e domani con i sedicesimi di finale della Coppa Svizzera, venerdì con il primo turno di campionato. C’è chi ha già messo quattro partite da tre punti nelle gambe grazie alla Champions League e chi attende i primi veri responsi del ghiaccio. Chi gioca ormai a memoria e chi ancora deve assimilare nuovi schemi e principi. Dopo l’incredibile equilibrio della scorsa regular season (8 punti tra il terzo posto del Losanna e il decimo del Friburgo), ci sono tutte le premesse per un altro campionato di battaglie. L’immancabile giochino dei pronostici (al quale non ci sottraiamo, ma che va preso come un «divertissement») è più complicato che mai. Facile immaginare che a giocarsi la prima posizione siano Zugo e Berna. Difficile risparmiare al Rappi l’ultimo rango. Ma prevedere quali saranno le altre tre compagini a finire sotto la linea e a perdere il treno dei playoff, è un esercizio da veggenti. Riusciranno i leventinesi e i tigrotti dell’Emmental a ripetere gli exploit dell’anno scorso? La cura Wohlwend avrà subito un effetto positivo sui grigionesi? Sami Kapanen troverà immediatamente la ricetta per portare in alto i bianconeri? Rikard Grönborg farà altrettanto all’Hallenstadion? Il Ginevra di Patrick Emond sarà rognoso come quello di Chris McSorley nei quarti di finale della scorsa primavera, quando mise alle strette il Berna? E il Friburgo troverà più fortuna in attacco con un pacchetto straniero tutto inedito? La nuova pista di Malley proietterà il Losanna in paradiso o aggiungerà ulteriore pressione sui ragazzi di Ville Peltonen? E il Bienne, dopo due semifinali consecutive, saprà partire bene nonostante gli infortuni di Damien Brunner e Jason Fuchs? La carne al fuoco è tanta, tantissima. Non resta che gustarsi lo spettacolo.

IL PRONOSTICO DELLA REGULAR SEASON

1. Zugo

Ingaggiato il miglior portiere (Genoni) e il miglior attaccante (Hofmann) sul mercato svizzero, lo Zugo – dopo due finali perse in tre anni – punta chiaramente al titolo. Sulla carta l’attacco è il più letale della NL, arricchito dagli arrivi stranieri di Kovar (uno dei migliori centri d’Europa), Thorell e Lindberg. Compensati più che bene gli addii di Suri, Lammer e Roe, l’unica incognita semmai è rappresentata dalla difesa, dove la coperta è forse un pochino corta per un «top club». Ma Genoni è un’assicurazione. I Tori avranno pochi rivali in regular season, anche se la vera stagione per loro inizierà a marzo.

2. Berna

I campioni in carica (3 titoli in 4 anni!) hanno salutato due pezzi da novanta: Genoni, passato allo Zugo, e Haas, volato in Nord America. Tra i pali, gli Orsi hanno scommesso sul talentuoso Schlegel, alla prima vera esperienza da numero uno. Gli darà man forte una difesa forse senza eguali in Svizzera. Alla corte di Jalonen, poi, l’attacco è al solito micidiale: tanta profondità, e un Praplan in più nel motore. Senza dimenticare Inti Pestoni...

3. Losanna

Altra realtà ambiziosa oramai in grado di competere – in primis sul mercato – con le superpotenze Berna, Zugo e ZSC, il Losanna si è assicurato Stephan tra i pali, che con Boltshauser andrà a formare una delle coppie di portieri più forti della NL. La difesa poi è di assoluta qualità e quantità, tra nazionali e stranieri affidabili. Non da meno il reparto offensivo, che – pur con due soli uomini d’importazione – si è ulteriormente rinforzato con Almond e lo «svizzero d’America» Jooris.

4. Zurigo

Chiamati a riscattare un’annata da incubo terminata nei playout, i Lions hanno tutti i mezzi per riuscirci. A partire dai due nuovi innesti stranieri, Roe e Krüger. Ragionato, poi, il mercato svizzero, volto in primis a dare profondità e spessore al «bottom six» accanto ai già numerosi nomi di spicco con il passaporto svizzero, a prescindere dagli addii dei pur talentuosi Bachofner e Miranda. In retroguardia mancherà Klein, ma la coperta è ugualmente lunga. In porta però, salutato Schlegel (andato a Berna), Flüeler non potrà concedersi dei passaggi a vuoto.

5. Bienne

È ormai una realtà ai vertici. E dopo due semifinali di fila si vuol provare a fare il prossimo passo. Importante, dietro, l’innesto di Rathgeb (tornato dal Nord America). Sul fronte offensivo, potrebbero pesare gli addii dei vari Pedretti, Diem e Schmutz, che davano qualità al «bottom six». Inoltre, si parte senza Fuchs, Brunner (ai box) né Riat (camp NHL): avvio stentato in vista? Si è scommesso, infine, su Cunti. Con Brunner era andata bene.

6. Lugano

Si è voltata pagina. Alla transenna ora c’è Kapanen, intrigante ma tutto da scoprire in un contesto ricco di pressione. Per Zurkirchen non sarà facile raccogliere l’eredità di Elvis. E in un attacco rimasto orfano dei trenta gol di Hofmann ci si attende molto da Suri e Lammer. In estate, poi, il neo-ds Domenichelli è intervenuto sul fronte stranieri, ingaggiando Spooner – al posto di Lapierre, congedato senza tanti rimpianti – e affiancando Ohtamaa all’incostante Chorney. Ad una piazza esigente e ambiziosa, il club chiede pazienza. E punta ad entrare nei playoff senza eccessivi patemi. Poi, si sa, tutto è possibile.

7. Friburgo

Dalla finale del 2013, i burgundi hanno disputato tre volte i playout, primavera scorsa compresa. Le ambizioni tuttavia ci sono eccome, e in sede di mercato non si è badato a spese. In particolare, il club ha cambiato per intero il pacchetto straniero (operazione sempre rischiosa). Il ds Dubé, allora, ha portato sulle rive della Sarine dei nomi di richiamo. Starà ai vari Stalberg, Desharnais e Brodin dare maggior peso a un attacco lo scorso anno migliore solo di Rappi e Davos.

8. Langnau

Squadra quadrata, quella di Ehlers, che riparte dal brillante 6. posto della stagione scorsa. Se n’è andato il finlandese Elo, ma Earl e Maxwell non dovrebbero farlo rimpiangere. Di più, i tigrotti – che contano già cinque stranieri nella rosa – si sono dati maggiore profondità inserendo dei giovani di prospettiva, oltre a Schmutz, già capace di ottime cose quando valorizzato. Insomma, riconfermarsi tra le prime otto non è per nulla un miraggio.

9. Ambrì Piotta

I biancoblù sono reduci da una delle loro migliori stagioni degli ultimi vent’anni. Ma l’obiettivo dichiarato resta la salvezza. Kubalik e Guerra mancheranno. E, fino a novembre, pure la leadership di Novotny e la solidità di Conz. Il mercato ha fatto il possibile: nuova linfa verde in difesa, e Sabolic in attacco. L’estate però suggerisce che lo sloveno potrebbe impiegare del tempo ad ingranare; idem Flynn. In attesa di capire quanto spesso ci si giocherà la carta straniera in porta, la squadra dovrà affidarsi all’estro dei «soliti noti» – i veri colpi, allora, sono stati i rinnovi di Zwerger e Müller a gennaio – e, soprattutto, alla filosofia di Cereda.

10. Ginevra

Alle Vernets ci riprovano. Per la seconda volta (dopo il 2017-18) sulla panchina non c’è McSorley. I ginevrini stavolta si affidano a Patrick Emond, promosso dal settore giovanile. Il coach canadese, senza esperienza con gli adulti, si ritrova una rosa rimasta orfana di alcune certezze come Romy, Fransson o Vukovic. Davanti alla buona coppia Mayer-Descloux la difesa pare fragile. L’attacco ha alcuni buoni nomi – Wingels, Winnik, il neo-arrivo Fehr – ma la coperta è un po’ corta.

11. Davos

Inizia per davvero l’era post-Del Curto, con Wohlwend e il ds Raffainer, tra entusiasmo e giovani di talento. Ma la rosa resta simile a quella che aveva penato l’anno scorso. In uscita, tra gli altri, Heldner e Pestoni, oltre ai portieri Senn e Lindbäck. In entrata, su tutti, Guerra e Herzog; oltre al colpo Palushaj, il cui impatto è ancora da saggiare in Svizzera. Le incognite maggiori però sono tra i pali: Sandro Aeschlimann ha all’attivo sole 16 presenze in NL, e Van Pottelberghe ha ancora tutto da dimostrare. Senza dimenticare che inizialmente mancherà l’infortunato Nygren.

12. Rapperswil

I sangallesi appaiono più competitivi rispetto ad un anno fa. Il quintetto straniero – capeggiato da Cervenka, un po’ colpaccio e un po’ scommessa (per la tenuta fisica) – è di livello, e si è provato a puntellare la difesa con gli arrivi di Vukovic, Dufner ed Egli. In attacco, però, la rosa sembra avere poca profondità. Tocca affidarsi quasi del tutto agli «imports».

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