I ticinesi ai Mondiali di hockey

Sannitz: «A Berna mi improvvisai cronista per il Corriere»

Il secondo ospite della nostra rubrica «Ricordi iridaTI» è l’attaccante del Lugano

Sannitz: «A Berna mi improvvisai cronista per il Corriere»

Sannitz: «A Berna mi improvvisai cronista per il Corriere»

Prosegue con Raffaele Sannitz la nostra rubrica dedicata ai ticinesi che hanno disputato i Mondiali A di hockey su ghiaccio. L’attaccante bianconero ne ha disputati quattro consecutivi, dal 2006 al 2009.

L’ANEDDOTO

«In occasione del mio quarto e ultimo Mondiale, quello del 2009 giocato a Berna e Kloten, il Corriere del Ticino mi chiese di curare una rubrica in cui raccontavo la rassegna iridata dal mio punto di vista, dentro e fuori dal ghiaccio. Fu molto divertente, anche se non sempre avevo degli spunti originali. Mi sentivo regolarmente con gli inviati Paride Pelli e Flavio Viglezio e raccontavo loro le mie giornate: dalla convivenza in camera con l’ordinatissimo Sandy Jeannin al cantiere di fianco all’hotel che non ci lasciava dormire in pace; dalle deludenti visite alla fossa degli orsi (gli orsi non c’erano...) alla cena a base di costine con Déruns, Monnet e Sprunger».

LA PARTITA DEL CUORE

«Di partite mondiali emozionanti ne ho vissute tante, ma il ricordo più intenso risale sicuramente al 2006 a Riga, in Lettonia. Era il mio primo torneo importante con la Nazionale ed ero reduce dalla conquista del titolo con il Lugano. Nella prima fase a gironi, dopo aver battuto l’Italia all’esordio e l’Ucraina nel secondo match, ci trovammo di fronte una Svezia davvero molto forte, con giocatori quali Henrik Zetterberg e Michael Nylander. Ebbene, realizzai una bella doppietta e pareggiammo 4-4. Eravamo sempre in svantaggio, due volte sotto di due reti. Io segnai il provvisorio 2-3 e soprattutto il definitivo pareggio a poco più di 3 minuti dalla fine».

IL PERSONAGGIO

«Tra compagni e avversari, i grandi tornei internazionali mi hanno permesso di misurarmi con tanti campioni. Il più impressionante è stato Sidney Crosby, ma lo affrontai alle Olimpiadi del 2010 e non ai Mondiali. Quindi non vale. Se devo scegliere un personaggio che mi ha davvero segnato, punto su Ralph Krueger, il nostro coach. Con lui avevo un rapporto speciale, ci capivamo al volo senza neanche parlare. Lo ricordo come uno straordinario motivatore. Non alzava mai la voce, ma il messaggio passava forte e chiaro. Mi ha sempre dato fiducia. Anche quando a Lugano le cose non andavano bene, lui mi chiamava, dicendomi che avrei avuto una chance».

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