Un pomeriggio tra occhi lucidi, un po’ di tristezza e mille emozioni

L’ultima partita

Filippo Lombardi: «Sta per iniziare un nuovo capitolo nella storia dell’Ambrì Piotta - Luca Cereda: «Al di là dei risultati, la Valascia per me è sempre stata una seconda casa» - LE FOTO

Un pomeriggio tra occhi lucidi, un po’ di tristezza e mille emozioni
© CdT/Gabriele Putzu

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Dall’esterno, in sottofondo, si sentono i cori di incitamento di chi ha deciso di venire a salutarla. Sono in parecchi, con tanto di sciarpe e cappellini biancoblù. Un giorno potranno dire «Io c’ero», lo racconteranno probabilmente ai loro nipotini. Per la sua ultima rappresentazione ufficiale, la Valascia ha ritrovato parte della sua anima: i tifosi, così toccati dalla pandemia di coronavirus. Si spengono le luci, si chiudono i cancelli e questa volta i brividi non sono di freddo. C’è emozione, tanta emozione. E dai cassetti della memoria iniziano a riaffiorare i ricordi: tutto ad un tratto il gelo patito per anni non sembra più così terribile, il vento che entra nelle ossa non è più così intenso. La Valascia saluta tutti in un tiepido pomeriggio di inizio aprile e se ne va in pensione. Si apre un nuovo capitolo, nella storia del club leventinese. Ma nulla sarà più come prima.

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L’ultimo gol della storia

L’ultima, con il Friburgo, scorre via troppo velocemente. L’Ambrì Piotta va in vantaggio due volte, ma si fa raggiungere in entrambe le occasioni. DiDomenico segna addirittura al 20’00’’: roba da matti, robe da Ambrì, gioia e sofferenza. Poi, nel terzo tempo, il Gottéron colpisce ancora con Nathan Marchon: è sua l’ultima rete nella storia della Valascia. L’Ambrì Piotta infatti non ne ha più: poco importa, i tifosi fanno festa e chiamano a gran voce la squadra sotto uno dei cancelli da cui riescono a intravedere il ghiaccio. C’è spazio anche per l’ultimo «geyser sound di Novotny», poi ecco le foto, gli abbracci, le lacrime.

Mike senza parole

Anche Michael Fora ha gli occhi lucidi. No, non piange il possente difensore, ma si vede che è commosso. Sembra immerso in un altro mondo, Mike: «A dire il vero - sussurra con un filo di voce - fatico a trovare le parole per spiegare i miei sentimenti. L’emozione è grande, ne ho vissute talmente tante in questa pista. È come se i ricordi si stessero accavallando insieme nella mia mente. La Valascia non è mai stata la pista più moderna, o quella più comoda, ma è sempre stata speciale per tutti. Per noi dell’Ambrì Piotta, certo, ma anche per i nostri avversari».

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Lo stesso spirito

Viene chiamato a gran voce dai tifosi, Fora, mentre Michael Ngoy - che ha chiuso la sua carriera dopo più di 1.000 partite - riceve un omaggio da parte del Friburgo, suo ex club. Un bel gesto, in una giornata speciale. Sembra emozionato anche Filippo Lombardi. Ne ha viste tante, in questi anni, il presidente biancoblù: «In questo momento c’è sicuramente un po’ di tristezza, ricordo quando sono venuto qui per la prima volta, 50 anni fa. La pista era ancora scoperta e la nostra curva saliva molto più in alto nel bosco. Sì, c’è tristezza, ma se penso a tutti gli sforzi che abbiamo dovuto intraprendere negli ultimi anni per tenere in vita questa struttura, oggi c’è anche molta gioia. Sta per iniziare un nuovo capitolo nella storia dell’Ambrì Piotta».

Creare la stessa atmosfera della Valascia non sarà facile, però: «Io sono convinto che grazie ai nostri tifosi riusciremo a creare lo stesso spirito anche nella nuova struttura. E sono felice che alcuni dei nostri supporter oggi si siano trovati qui. Non in troppi, per fortuna, vista la situazione. Ma quelli che c’erano hanno potuto salutare la Valascia e la squadra. E mi auguro con tutto il cuore di poter organizzare proprio alla Valascia una grande festa, durante l’estate».

Tra tristezza e gioia

La tristezza del presidente è anche quella dell’allenatore. Non la nasconde, Luca Cereda. E stavolta i risultati non c’entrano proprio nulla: «Sì, oggi è un giorno un po’ triste. Al di là dei risultati, questa per me è sempre stata una seconda casa. Ho imparato tanto alla Valascia, e non parlo solo di questioni hockeistiche. Ho vissuto tantissime emozioni, alla Valascia, un posto dove mi sono sempre sentito a mio agio.

È mancato il calore del pubblico, in una stagione molto particolare: «Sì, è mancata soprattutto la condivisione delle emozioni, positive o negative. Non è stata colpa di nessuno: mi auguro davvero che a partire dal prossimo campionato la squadra possa tornare a riabbracciare i nostri tifosi. E dovremo essere bravi noi a creare lo stesso spirito della Valascia, portando come sempre in pista i nostri valori».

Non sarà evidente, lo sa benissimo anche il «Cere»: «Beh, qui è stata scritta una lunga storia. C’è chi ha conosciuto la moglie o il marito, o chi ha stretto amicizie indissolubili. Ci sono tante storie di vita che vanno al di là delle partite di hockey. Chissà, magari tra 80 anni saremo qui a raccontare le stesse cose a proposito del nuovo stadio».

Se ne va con un sorriso, Luca Cereda. Se ne sono andati anche i tifosi. La Valascia è ormai vuota: si spengono le luci, si chiudono i cancelli.

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  • 1 Flavio Viglezio
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