Il passo indietro della difesa alimenta il momento negativo

Calcio

La solidità del reparto arretrato è sempre stata il fiore all’occhiello e il punto di forza del Lugano di Jacobacci - Dall’infortunio di Maric però i bianconeri hanno concesso, mediamente, oltre un gol a partita in più ai propri avversari

Il passo indietro della difesa alimenta il momento negativo
Gli uomini di Maurizio Jacobacci, nelle ultime settimane, hanno faticato più del solito ad arginare gli avversari. ©CDT/Gabriele putzu

Il passo indietro della difesa alimenta il momento negativo

Gli uomini di Maurizio Jacobacci, nelle ultime settimane, hanno faticato più del solito ad arginare gli avversari. ©CDT/Gabriele putzu

Qualcuno la sussurra, altri per il momento la tengono soltanto tra i propri pensieri. Nessuno però, dalle parti di Cornaredo, si azzarda a scandire ad alta voce la parola crisi. Non con convinzione. È ancora prematuro. Al massimo si può parlare di mini-crisi, o meglio ancora di momento no. Quel che è vero, però, è che a Lugano - da qualche partita a questa parte - qualcosa sembra essersi inceppato. Lo dicono i risultati, i famosi numeri. Che però, spesso e volentieri, possono anche essere interpretati a piacimento - a dipendenza della tesi che si sostiene - diventando ambivalenti.

Questione di prospettiva

Prendiamo ad esempio il dato citato più volte dopo il k.o. contro il Lucerna: il Lugano negli ultimi tredici incontri disputati ha vinto una sola volta. Una verità inconfutabile, che però – come sottolineato dal presidente Angelo Renzetti nell’immediato dopopartita – presenta anche delle sfumature che non possono essere ignorate. Perché nell’ottica di un’analisi oggettiva, va precisato che di queste tredici partite il Lugano ne ha sì vinta una soltanto, ma ne ha anche perse «solo» quattro, di cui due contro lo Young Boys, attuale dominatore inarrivabile della Super League. Questione di prospettiva e di differenti interpretazioni.

L’importanza di Maric

In molti individuano nell’infortunio occorso a Mijat Maric il momento di «rottura», in cui tutto ha iniziato a prendere una piega negativa. Premettendo che raramente in questi casi vi è una sola causa, e che spesso è piuttosto un insieme di fattori a determinare i periodi di difficoltà, un fondo di verità c’è. Numeri alla mano infatti, senza Mijat Maric il Lugano fatica. Banalmente, da quando il 36.enne - leader carismatico e veterano del reparto arretrato - è fermo ai box, i bianconeri non hanno più vinto e hanno sempre subito almeno una rete. Di più, nei quindici incontri e mezzo prima della sua prematura uscita dal campo a Basilea (lo scorso 31 gennaio), i sottocenerini avevano incassato tredici gol, con una media di 0,84 a partita. Dopo la sua defezione? Undici gol concessi in cinque incontri e mezzo. Quasi altrettanti (!), con una media di due reti incassate a match. Più del doppio. Ricondurre tutte le magagne del reparto arretrato all’assenza di un solo uomo sarebbe semplicistico, ma è innegabile che le soluzioni attuate in queste settimane non hanno per ora garantito la stessa efficacia. E la perdita di solidità in fase difensiva sta pian piano trasformando un punto di forza in una debolezza.

Ricordate inoltre la famosa «zona Jacobacci», il momento dopo l’80’ in cui il Lugano ha spesso saputo esaltarsi trovando rimonte o sorpassi insperati? Beh, ora non sono più i bianconeri ad agguantare clamorosi risultati in extremis. Al contrario, nelle ultime due sfide, Servette e Lucerna hanno approfittato delle attuali fragilità del reparto arretrato per– rispettivamente – impattare e capovolgere il punteggio, sottraendo punti preziosi ai sottocenerini.

Senso inverso

Il dato più singolare, però, è forse quello inerente al rendimento casalingo e in trasferta della squadra di Jacobacci, accuito dagli esiti delle ultime tre sfide, tutte giocate tra le mura amiche. Al netto dell’assenza di pubblico in entrambi i casi, che in una stagione diversa dalla norma ha sicuramente un determinato impatto, i bianconeri sembrano viaggiare nel senso opposto rispetto alla maggior parte delle squadre. Sì, perché lontani da Cornaredo, Sabbatini e compagni non perdono da un’eternità. Più precisamente da quattordici partite, ovvero dal 3-0 incassato a Berna il 5 luglio dello scorso anno. Un andamento che stride totalmente con quello concernente le sfide casalinghe. Tra le mura amiche infatti, i sottocenerini non vincono da sette incontri, ovvero dall’1-0 rifilato al Basilea lo scorso 29 novembre, grazie alla perla di Bottani allo scadere. Arrivando - come detto - da tre incontri giocati in casa, un trend simile non può far altro che alimentare i rimpianti, specie tenendo conto delle già citate rimonte subite in extremis contro Servette e Lucerna, che avrebbero potuto invertire la tendenza. D’altro canto però, lanciando uno sguardo al futuro e alle prossime due sfide – in programma in trasferta contro Losanna e Sion - l’andamento suggerisce un certo ottimismo.

Una classifica mai così serrata

Un ottimismo che però, va da sé, da solo non vince le partite, e nemmeno smuove la classifica. Una graduatoria che peraltro, complici i recenti risultati, si è fatta vieppiù serrata. Attualmente tra il Basilea (secondo) e il Sion (nono) vi sono dieci punti di distacco. Il Lugano, quinto con 27 punti, si trova esattamente a metà. A cinque lunghezze dai renani e a cinque dai vallesani. Lo ripete da settimane, Angelo Renzetti, che mai come quest’anno il campionato è stato così equilibrato. E i numeri lo confermano. Dal ritorno in Super League del club bianconero, nemmeno una volta il gap tra la seconda e la nona piazza è stato così ridotto. Lo scorso anno, ad esempio, a questo punto della stagione erano ben 29 (!) i punti di differenza. Nei campionati precedenti? Due volte diciassette (nella stagione 15/16 e in quella 17/18), una volta diciotto (nella stagione 18/19) e una volta venti (16/17). In queste circostanze ogni risultato - negativo o positivo che sia - assume tutto un altro peso.

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