Jacobacci assicura: «Il morale non è sotto le scarpe»

Calcio

Domenica a Cornaredo arriva il Lucerna e il Lugano non può sbagliare: l’amaro pareggio con il Servette potrebbe però aver lasciato qualche strascico - Il tecnico: «I singoli che non giocano facciano valere i fatti quando è il momento e i più giovani osservino Gerndt»

Jacobacci assicura: «Il morale non è sotto le scarpe»
©CdT/Gabriele Putzu

Jacobacci assicura: «Il morale non è sotto le scarpe»

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Il FC Lugano è ancora una famiglia felice? «Sì», secondo Maurizio Jacobacci. «La profondità della rosa e i cambi a partita in corso faranno la nostra fortuna anche in futuro» afferma il tecnico bianconero. Meglio fare chiarezza, in attesa del crocevia domenicale contro il Lucerna. L’amaro pareggio con il Servette aveva infatti emergere alcune criticità e financo delle perplessità sul tema. Lungoyi che sbuffa e risbuffa prima di andarsi a scaldare, certo, come pure la mancata convocazione di Guidotti con malumore annesso. A chiudere il cerchio vi sono poi le controprestazioni di Gerndt e Macek, a fronte delle nobili intenzioni dell’allenatore. «È giusto che i giocatori che finiscono in panchina o addirittura in tribuna non siano contenti» rileva «Jaco». «I diretti interessati devono però parlare poco e far valere i fatti quando è il momento. Il tutto evitando di caricarsi di troppa pressione. Il gruppo rimane affiatato e, ripeto, chi magari gioca un po’ meno rimane un punto di forza del Lugano». Ma il tema è stato affrontato con i ragazzi? chiediamo al mister. «Ne abbiamo parlato giovedì, con taluni anche singolarmente. E il messaggio che ho trasmesso ai più giovani è chiaro. Che prendano Alexander Gerndt quale esempio. Osservino come si allena, l’attitudine e l’entusiasmo che continua a metterci nonostante un minutaggio non elevatissimo. Se un giocatore della sua esperienza, in questo momento, accetta un simile ruolo, beh, credo che anche altri possano farlo».

«Chiudersi meglio sull’1-0»

Doveroso fare chiarezza. Lo ribadiamo. Anche perché lo scontro di domani presterà il fianco a conferme o smentite. D’altronde le caselle rimaste vuote dopo il match infrasettimanale potrebbero essere diverse. In mediana non ci saranno gli squalificati Sabbatini e Macek, mentre l’impiego di Daprelà e Custodio - entrambi usciti malconci - è tutto fuorché assicurato. Eccola l’eredità lasciata dalla gara con il Servette. Per Maurizio Jacobacci la lezione principale è però stata un’altra: «In passato il 99% delle partite condotte per uno a zero si sono concluse con la nostra vittoria. Dobbiamo insomma ritrovare la solidità e l’attenzione che, una volta in vantaggio, non permettono all’avversario di rientrare. Ciò significa chiudersi con intelligenza ed evitare di concedere occasioni pericolose nei finali di partita». Già, proprio come accaduto con il Servette alcuni giorni fa.

Un solo successo in dodici gare

Occhio dunque al potenziale offensivo del Lucerna, penultima forza della Super League ma a sole 7 lunghezze dai bianconeri (e con una partita in meno). «Mi aspetto una partita difficile, fisica» osserva l’allenatore del Lugano, reduce da una sola vittoria nelle ultime dodici uscite. «Il morale dei ragazzi non è tuttavia sotto le scarpe. Ve lo assicuro». In una fase delicatissima del campionato, bisogna comunque aggrapparsi alla certezze. E fra queste spicca senz’altro Mattia Bottani, convincente al fianco di Abubakar nell’ultimo match. «Le sue qualità tecniche e la capacità di giostrare in velocità tra le linee possono spaccare le sfide» conferma Jacobacci. Per poi sventolare quale cartina di tornasole la manovra che ha permesso di infilare il Servette. «Nell’azione che ha portato al gol di Abubakar, il gesto decisivo è quello di Kecskés. Il primo passaggio è fondamentale perché può compromettere gli equilibri e la tenuta difensiva dell’avversario. Akos è sicuramente il difensore che più frequentemente tenta questa giocata, ma anche Daprelà è in grado di farlo. Certo, da sola l’uscita pulita da dietro non basta. I compagni devono farsi trovare al posto giusto più avanti e, con qualità, riuscire a gestire l’offensiva».

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