Lo Ziegler d’America: «Caro Lugano, possiamo fare bene»

Calcio

Il neoacquisto dei bianconeri, reduce dall’esperienza nella Major League Soccer, affronta di petto gli scettici: «I miei 35 anni? Sono solo un numero, dentro di me c’è un fuoco che arde e nel Lugano ho trovato una squadra ambiziosa» - «La passione a Dallas è incredibile, ma il 2020 è stato difficile: per il ginocchio a terra durante l’inno abbiamo ricevuto tanti fischi»

Lo Ziegler d’America: «Caro Lugano, possiamo fare bene»
Reto Ziegler, 35 anni, resterà a Cornaredo fino a maggio. ©CdT/Gabriele Putzu

Lo Ziegler d’America: «Caro Lugano, possiamo fare bene»

Reto Ziegler, 35 anni, resterà a Cornaredo fino a maggio. ©CdT/Gabriele Putzu

Reto Ziegler non ha alcuna intenzione di appendere le scarpette al chiodo. Quando lo farà, e pandemia permettendo, lo vedremmo comunque benone in un’agenzia di viaggi. La carriera del neoacquisto del Lugano è infatti una lunga pergamena. Segnata, man mano che la si srotola, da paesi e culture diverse. Inghilterra, Germania, Italia, Turchia, Russia, Stati Uniti. Fino a diventare un mappamondo sportivo. A segnarne i confini più estremi è però la Svizzera, punto di partenza e d’arrivo del giocatore. Esploso nel GC quasi vent’anni fa, il difensore 35.enne cerca ora il sole in Ticino. E affronta di petto gli scettici. «La mia età? Rappresenta solo un numero. Dentro di me c’è un fuoco che arde. Continuo ad amare il calcio, lo conosco bene, così come conosco bene il mio fisico».

Quanti amici a Cornaredo

Ziegler, insomma, abbraccia i bianconeri con grande consapevolezza. «Sono reduce da tre anni giocati ad alto livello, nella Major League Soccer. E anche se negli ultimi mesi non sono più sceso in campo, mi sono sempre allenato. Sono a Lugano per fare bene e avere successo. A Cornaredo ho trovato una famiglia. Sì, questo club mi ha ricordato subito la Sampdoria». Merito altresì di alcuni punti di riferimento, riemersi dal passato. «Questo trasferimento si è reso possibile grazie a Marco Padalino, già mio compagno con i blucerchiati, a mister Jacobacci, che avevo conosciuto ai tempi di Sion, e naturalmente al presidente Angelo Renzetti». Martedì, in occasione del primo allenamento, Ziegler ha inoltre ritrovato Mattia Croci-Torti. «Abbiamo giocato insieme nel Grasshopper. Vivevamo nello stesso palazzo, con anche Stephan Lichtsteiner. Considerati i tre anni in più, ha rappresentato una sorta di fratello maggiore. Mi ha fatto piacere rivederlo e notare quanto sia diventato importante per la società».

Personalità da vendere

Reto, lo ribadisce, è stato accolto nel migliore dei modi. «Ho trovato uno spogliatoio unito, convinto della strategia di gioco portata avanti dallo scorso anno. Il Lugano è una squadra ambiziosa, capace di accedere alla fase a gironi dell’Europa League a due riprese. In questa stagione, poi, il destino resta nelle nostre mani. Senza dimenticare la Coppa che può ancora essere alzata». L’ex difensore della Nazionale - 35 presenze e tre Mondiali - parla a ruota libera. E con una personalità pazzesca. «Negli ultimi 6 anni ho giocato il 99% delle partite da difensore centrale, a tre o a quattro. Preferisco offrire prestazioni solide in un ruolo preciso, piuttosto che fungere da jolly ed esprimermi su un livello medio. Tra l’altro ho parlato subito ai difensori della squadra, insistendo sull’importanza della comunicazione. È una cosa che ho imparato da capitano, prima a Sion e poi a Dallas».

Il sogno di Homer Simpson

Già, gli Stati Uniti. «Ho sempre amato la cultura americana e, grazie all’avventura in Texas, ho in qualche modo realizzato un sogno» afferma Ziegler. E a proposito dei «Toros». Come ha vissuto, Reto, la passione locale per il soccer. In fondo, Homer Simpson sogna di possedere i Cowboys mica il FC Dallas. «È vero, football americano, NBA e NHL occupano il primo posto nel cuore dei tifosi. È così in tutto il Paese, e io stesso ho approfittato dell’esperienza a stelle e strisce per ammirare le stelle di questi sport. Non per questo, però, l’entusiasmo di Dallas per il calcio è contenuto. Anzi. Gli investimenti in quest’ambito sono importanti e, nei miei tre anni di permanenza, raramente non ho visto lo stadio pieno». Non solo. Ziegler evidenzia pure la qualità del massimo campionato americano. «Forse non è ancora la destinazione privilegiata dai talenti più giovani. Ma sono sicuro che le cose in futuro cambieranno. A mio avviso, in effetti, il valore del torneo è sottovalutato. E Zlatan Ibrahimovic è lì a dimostrarlo».

Black Lives Matter

Negli ultimi mesi, anche lo stadio di Dallas ha purtroppo dovuto fare i conti con le tribune vuote. «Sì, il 2020 è stato un anno difficile e particolare. Da un lato la pandemia, dall’altro le numerose manifestazioni e proteste che hanno interessato pure il Texas. Penso soprattutto al movimento Black Lives Matter. Credo che la nostra squadra sia stata l’unica a inginocchiarsi a ogni partita, al momento dell’inno. Un gesto di cui io e i miei compagni siamo andati fieri. E ciò malgrado i tanti fischi ricevuti».

L’America, a Reto Ziegler, ha però regalato altresì la paternità. «Negli States è nata la mia prima figlia. E un nuovo pargoletto arriverà in maggio, chi lo sa, forse in Ticino. Oggi riabbraccio la Svizzera con emozione anche per questo motivo. Parliamo del mio paese, di un campionato che ha lanciato la mia carriera e al quale sono molto affezionato». Un campionato, la Super League, che Ziegler tornerà a respirare già domenica, a Losanna. «Sto bene, voglio avere successo con il Lugano e sono a disposizione del mister. Se si tratti o meno dell’ultima tappa della mia carriera, poco importa».

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