Il commento

Lugano e l’Europa: quando il binomio non è casuale

Per la seconda volta negli ultimi tre anni i bianconeri conquistano il palcoscenico continentale - Merito di una società che privilegia le idee e il coraggio ai soldi

Lugano e l’Europa: quando il binomio non è casuale
La gioia di Fabio Celestini e Mattia Bottani. (Foto Zocchetti)

Lugano e l’Europa: quando il binomio non è casuale

La gioia di Fabio Celestini e Mattia Bottani. (Foto Zocchetti)

Prendete il trolley, scaricate le migliori applicazioni legate ai viaggi sul vostro smartphone, controllate come sono finiti i vari campionati continentali (Coppe comprese) e cominciate a fantasticare. Italia, Spagna, Inghilterra. E ancora Russia, Germania, Olanda. C’è l’imbarazzo della scelta, davvero. Il Football Club Lugano ce l’ha fatta. Sarà Europa League. Quella vera. Direttamente dai gironi. Un’altra volta. Come nel 2017, quando Paolo Tramezzani e i bianconeri furono protagonisti di una cavalcata tanto straordinaria quanto – si pensava allora – unica. E invece no, è successo anche nel 2019. Nel desolante panorama del calcio elvetico il club ticinese ha saputo ricavarsi una nicchia felice. Vincente. Nonostante un budget striminzito rispetto alle altre società e mille problemi in più (uno su tutti: lo stadio). Tanto di cappello.

Il miracolo bianconero, da anni, si regge sulle persone. Di riflesso, sulle idee che i dirigenti mettono sul tavolo e poi trasformano in politica societaria. Quello di Cornaredo non è un club perfetto, anzi. Deve fare di necessità virtù ed è confrontato con un deficit più o meno importante. Ma resiste, combatte, sa farsi valere in campo e fuori. È credibile, ecco. L’Europa – al netto delle spese da affrontare per giocare oltre Gottardo le partite casalinghe – porterà milioni veri. Serviranno a tappare buchi ma anche a rinforzare il progetto tecnico. Già, il progetto: sarà interessante, ora, capire cosa succederà ai piani alti. Leonid Novoselskiy prenderà finalmente una decisione in merito all’acquisto del pacchetto di maggioranza o, nemmeno troppo a sorpresa, lascerà ancora ad Angelo Renzetti l’onore (e l’onere) di reggere le sorti del Lugano?

Nell’attesa, godiamoci l’oggi. Il presente racconta di una squadra umile e straordinaria, operaia nell’atteggiamento e nel rigore tattico ma fantasiosa negli ultimi metri. Una squadra che Fabio Celestini, allenatore intelligente, non ha costruito a sua immagine e somiglianza ma alla quale ha dato carattere. E coraggio. Il mister è stato bravissimo a fare un passo indietro, capendo che il suo calcio tutto possesso e ghirigori spagnoleggianti non avrebbe attecchito in Ticino. Non con questi giocatori, abituati ad una difesa ferrea e al contropiede. Ha unito due mondi, Don Fabio. E adesso sorride, forte di un rinnovo contrattuale. Come i calciatori, si è guadagnato l’Europa. E merita di viverla da protagonista.

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