Niccolò Canepa: «Voglio vincere il titolo»

Motociclismo

Intervista al pilota a pochi giorni dal via del Campionato mondiale Endurance

Niccolò Canepa: «Voglio vincere il titolo»
Canepa ai box nel Mondiale MotoE. © Instagram

Niccolò Canepa: «Voglio vincere il titolo»

Canepa ai box nel Mondiale MotoE. © Instagram

Niccolò Canepa: «Voglio vincere il titolo»
Il ticinese d’adozione Niccolò Canepa, ex pilota di MotoGP, è impegnato su più fronti ed è pronto a dare l’assalto al titolo mondiale Endurance. © Instagram

Niccolò Canepa: «Voglio vincere il titolo»

Il ticinese d’adozione Niccolò Canepa, ex pilota di MotoGP, è impegnato su più fronti ed è pronto a dare l’assalto al titolo mondiale Endurance. © Instagram

Il 21-22 settembre si apre la nuova stagione del Campionato del mondo di durata, nella quale Niccolò Canepa, pilota ticinese d’adozione, insieme ai compagni di squadra Marvin Fritz e Loris Baz, si contenderà il titolo della Superbike per la seconda stagione consecutiva in sella alle Yamaha dell’austriaco Team YART. Lo abbiamo intervistato.

Il 21-22 settembre prenderà il via la 83 esima edizione del Campionato del mondo Endurance (EWC). Quest’anno, per la seconda stagione di fila, sarai impegnato come alfiere del Team YART Yamaha. Come sono andati i test e qual è il tuo obiettivo?

«L’obiettivo è quello di vincere il Mondiale. Abbiamo un pacchetto moto-squadra per poterlo fare. Lo scorso anno siamo stati un po’ sfortunati perché abbiamo avuto due problemi tecnici sulle cinque gare di campionato. Questo ci ha penalizzato nella classifica finale, nonostante siamo stati sempre molto veloci.
I test sono andati molto bene perché abbiamo ottenuto il miglior tempo. Siamo carichi».

Nel corso della tua carriera hai gareggiato nei più importanti campionati del mondo di moto: Motomondiale, Superbike ed EWC. Hai cambiato qualcosa della tua preparazione fisica dalle gare sprint alle gare di durata?

«In realtà non molto. La preparazione è rimasta come quella del Motomondiale e della Superbike. Entrambe sono categorie già molto impegnative fisicamente. Diciamo che, soprattutto nella gara da 24 ore, è necessario abituarsi alla fatica fisica. So che la stanchezza arriverà. Quello che gioca un ruolo fondamentale è la mente. Devi convincere te stesso di non essere stanco, tenere duro e restare concentrato. Non è facile quando sono le 4 o 5 del mattino, hai già alle spalle 13 ore di gara e sai che te ne mancano ancora 11 all’arrivo. Il segreto è non mollare».

Quest’anno sei anche stato preso da Yamaha Factory come collaudatore ufficiale per la Superbike. Pensi che lo sviluppare la moto con la quale corri possa portare dei benefici anche per l’EWC?

«Sicuramente sì. C’è molta comunicazione tra il team Superbike e il team EWC. Inoltre ho la possibilità di stare in sella con la stessa moto che utilizzo in campionato, anche se ‘gommata’ in maniera diversa, perché in Superbike si utilizzano le Pirelli e noi nell’endurance gareggiamo con le Bridgestone. Questo ruolo mi permette di rimanere allenato e di essere pronto a sostituire uno dei cinque piloti Yamaha in Superbike in caso di infortunio, facendo comunque ben figurare la squadra».

Quest’anno sei impegnato, oltre che nelle gare di durata, anche nella MotoE, neonata categoria di moto elettriche del Motomondiale. Come sta andando la tua stagione?

«La situazione della stagione in MotoE è un po’ diversa da quella in EWC. Sto facendo un po’ più fatica in quanto le moto elettriche sono molto diverse da quelle tradizionali. La MotoE è simile alla guida di una moto di piccola cilindarata, è simile ad una Moto3 o a una 125Gp (che io non ho mai guidato). Bisogna fare tanta percorrenza in curva, ma con un peso circa tre volte superiore. Ho fatto un dodicesimo posto nella prima gara, un ottavo nella seconda e un quinto e quarto posto nel GP di Misano il weekend scorso».

Quali sono le principali differenze alla guida tra una moto a propulsione elettrica rispetto ad una a motore termico?

«Paragonandola alla moto con la quale corro abitualmente, quindi di categoria 1000cc, direi che la MotoE ha un’accelerazione molto simile ma ha una velocità di punta inferiore. Per essere competitivi in MotoE è necessario fare molta percorrenza in curva, cosa che invece non avviene con una Superbike, dove si tende a fare molto “stop and go”, frenare e ripartire forte. Inoltre il peso dell’elettrica è superiore, quindi la distribuzione dei pesi è diversa, bisogna adattarsi per portarla al limite».

Il Campionato del mondo Endurance (EWC) ripartirà questo settembre mentre il tema caldo del Motomondiale è il mercato piloti in ottica 2020. Hai in programma di rinnovare il tuo impegno anche in MotoE?

«Ho già rinnovato il mio impegno contrattuale per il Campionato EWC e il mio ruolo di collaudatore in Yamaha, per quanto concerne la MotoE, invece, mi piacerebbe continuare. Però non abbiamo ancora cominciato a parlare con il team. Nelle prossime settimane affronteremo l’argomento».

Qual è il più bel ricordo del Motomondiale e qual è stata invece la tua più grande soddisfazione in sella?

«Ho molti ricordi belli nel Motomondiale, nonostante la stagione in MotoGp non sia stata facile. È stato incredibile ritrovarsi a competere in MotoGP a 19 anni, con campioni del calibro di Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Daniel Pedrosa, piloti che fino a poco prima guardavo in televisione. Ricordo con piacere i primi test in Malesia sul circuito di Sepang, nei quali Valentino, una volta usciti dai box, mi ha seguito per vedere come guidavo. È stato speciale. Un’altra piacevole emozione, è stato il nono posto al Mugello davanti al pubblico di casa, in sella alla Ducati. La più grande soddisfazione è stata la vittoria nel Campionato del mondo Endurace nel 2017, perché a differenza delle gare sprint, in queste gare si condividono gioie e dolori con i propri compagni di squadra. Gli abituali weekend in pista, in questo campionato durano una settimana e le gare non sono di 40 minuti ma di 24 ore. Condividi la moto con i tuoi compagni e sai che se fai un errore sei tu il responsabile. Nell’insieme vincere una gara di durata mi ha dato più soddisfazioni rispetto alla vittoria di una gara sprint come nella Coppa del mondo stock 1000».

Dove ti vedi tra 5 anni?

«Nella mia testa mi piacerebbe correre fino a 70 anni (ride ndr). Vorrei rimanere nell’ambiente, sarà da vedere in che ruolo. Quest’anno sto seguendo anche come coach il pilota del mondiale Superbike Alex Lowes e devo dire che mi piace molto perché posso trasferire la mia esperienza a un altro pilota. Mi piacerebbe continuare con il discorso “scuola di guida”, trovo che sia un’attività appagante».

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