Noè, «Fly» e l’America nel destino: «Certe scelte non andrebbero giudicate»

tokyo 2020

Flavia Rigamonti è stata l’ultima grande interprete del nuoto ticinese - Come Ponti, giovanissima, anche lei partì per gli Stati Uniti

Noè, «Fly» e l’America nel destino: «Certe scelte non andrebbero giudicate»
Flavia Rigamonti alle Olimpiadi di Sydney nel 2000, le prime della sua carriera. ©KEYSTONE/Kraemer

Noè, «Fly» e l’America nel destino: «Certe scelte non andrebbero giudicate»

Flavia Rigamonti alle Olimpiadi di Sydney nel 2000, le prime della sua carriera. ©KEYSTONE/Kraemer

Un passaggio di testimone. Ma anche una rima bellissima per il nuoto ticinese. Da Flavia Rigamonti a Noè Ponti. Sono trascorsi 21 anni dal 4. posto di «Fly» alle sue prime Olimpiadi, vissute a Sydney poco più che maggiorenne. E 14 dallo splendido argento mondiale conquistato a Melbourne, con tanto di record europeo: prima fra tutte a infrangere la barriera dei 16’ nei 1.500 stile libero. Due campioni incredibili e una storia che sembra ripetersi. Un filo sottilissimo. Che abbiamo voluto tirare contattando l’ex nuotatrice, da qualche anno di casa a Chicago. «A lungo ho sperato che un ticinese potesse tornare a imporsi a questi livelli» afferma Rigamonti. Complice il fuso orario favorevole, lei, la medaglia di bronzo di Noè l’ha potuta festeggiare prima di molti ticinesi. «Certo che l’ho seguita....

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