«Ora dimostriamo di essere all’altezza»

Calcio e hockey

I club applaudono l’allentamento previsto dal Consiglio federale per il limite di spettatori negli stadi - Il dg del FC Lugano Michele Campana: «Meglio soluzioni ad hoc che restrizioni generalizzate»

«Ora dimostriamo di essere all’altezza»
In presenza di precauzioni efficaci, i tifosi potranno tornare in pista. ©CdT/Gabriele Putzu

«Ora dimostriamo di essere all’altezza»

In presenza di precauzioni efficaci, i tifosi potranno tornare in pista. ©CdT/Gabriele Putzu

Michele Campana applaude la decisione del Consiglio federale. «Sì, è un buon primo passo» dice il direttore generale del FC Lugano. «La direzione è quella giusta, anche se i dati dei contagi preoccupano». Già, ma fino a un certo punto siccome «ci siamo abituati a questo clima di incertezza e sapevamo che la prossima stagione sarebbe stata più complicata». Ma, aggiunge, «è interessante il fatto che toccherà ai Cantoni verificare la bontà dei piani di protezione e le misure per le singole infrastrutture». Già, come la mettiamo però se un club non dovesse avere l’ok per andare oltre i 1.000 tifosi? La regolarità del campionato non verrebbe meno? «Rovesciando la cosa, è giusto che non tutti i club debbano pagare se in uno o più Cantoni la situazione dei contagi è più alta. Preferisco una situazione eterogenea a una limitazione generale più forte». Verosimilmente, l’inizio di Super e Challenge slitterà di una settimana per arrivare «prima» al fatidico 1. ottobre. «Invito i nostri tifosi a fare l’abbonamento» conclude Campana. «Sì, gli abbonati avranno la precedenza». Se le cose andassero secondo i piani, quanti spettatori avrà il «nuovo» Cornaredo? «Noi puntiamo a riempire i 3.600 posti a sedere» conclude il nostro interlocutore. Con, va da sé, l’obbligo generale di mascherina e la garanzia di tracciabilità.

Compromesso svizzero

Soddisfatto, a suo modo, il presidente dell’Ambrì Piotta Filippo Lombardi. «Questo è un compromesso svizzero» racconta. «Invece di togliere tutte le limitazioni oppure di estenderle sino addirittura alla primavera del 2021, beh, si è optato per la via di mezzo. È la soluzione più ragionevole. Noi vogliamo tornare a giocare e vogliamo farlo con il pubblico, perché abbiamo esigenze sportive ed economiche. Ma affinché ciò accada, popolazione e salute vanno tutelate».

Alcune piste potrebbero però essere più piene di altre. E questo perché ogni Cantone avrà la possibilità di decidere. Un problema? Di nuovo Lombardi: «Auspico che ci sia un coordinamento fra i direttori cantonali della sanità o fra i medici cantonali». Così da avere un’interpretazione unitaria delle norme «che il Consiglio federale promulgherà per ordinanza il 2 settembre. Se ci fossero dei Cantoni molto più restrittivi di altri sarebbe un grosso danno».

E per il lungo periodo? «I prestiti previsti non sono applicabili». L’idea che un club, per via della responsabilità solidale, debba coprire i debiti degli altri non poteva attecchire, insomma. «È una cosa diseducativa, ed era chiaro non potesse fare breccia» visto che non tutti i club hanno bisogno di aiuti. Ecco, gli aiuti. Quelli a fondo perso sono sempre un tema: «Innanzitutto, studieremo le decisioni e lo faremo venerdì in Lega. Poi, verosimilmente sposteremo l’inizio del campionato a ottobre. Guai se facessimo una scarpa e una pantofola. Per concludere, dovremo capire il costo di queste misure di protezione: noi stimiamo un 2-300 mila franchi». Senza contare le minori entrate: «Accogliere 3.500 persone è diverso da accoglierne 6.500». Ma, almeno, a mancare non sarebbero più 3-5 milioni ma uno solo. «Come Lega, a quel punto, bisognerà ragionare. E capire se tornare a battere cassa, come altri hanno fatto».

Almeno il 50% della capienza

La sostenibilità delle condizioni poste dal Consiglio federale sarà chiara già venerdì. Quando, dicevamo, i club di hockey si riuniranno in assemblea. «Siamo felici di essere stati ascoltati ma al contempo sentiamo, forte, la responsabilità demandataci dall’autorità» rileva il CEO dell’HC Lugano Marco Werder: «Ora dobbiamo rimboccarci tutti le maniche, società, governi e tifosi, per dimostrare di essere all’altezza. Una volta definiti i paletti del piano di protezione faremo i calcoli, ma è chiaro che si tratterà di una spesa ingente». E l’integrità del campionato, viste le variabili sanitarie in gioco, reggerà? «Dovremo individuare un minimo comun denominatore che possa essere accettabile per ciascun club» evidenzia Werder. Tradotto: uno scenario con 15.000 tifosi alla PostFinance Arena e 1.000 alle Vernets non sarebbe ammissibile. «Così come non credo a potenziali fondi di solidarietà per sostenere eventuali società sfavorite dalla diffusione del virus» aggiunge il dirigente. La base di partenza attorno alla quale ragionare, ricorda, è l’occupazione del 50-60% della capienza delle piste. «Con questo criterio per i 7.200 posti complessivi della Cornèr Arena si può ragione su una stagione finanziariamente sostenibile. Dura ma sostenibile» conclude Werder.

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