Blardone: «Senza Hirscher temo un calo d’affetto per lo sci»

Sci alpino

L’ex gigantista italiano inquadra la nuova stagione di Coppa del mondo che scatterà nel weekend a Sölden: «Marco Odermatt può dare molto fastidio»

Blardone: «Senza Hirscher temo un calo d’affetto per lo sci»
Max Blardone ha conquistato 28 podi in Coppa del mondo, tra cui la vittoria nel gigante di Crans Montana nel 2012 proprio davanti a Marcel Hirscher. ©Keystone/Jean-Christophe Bott.

Blardone: «Senza Hirscher temo un calo d’affetto per lo sci»

Max Blardone ha conquistato 28 podi in Coppa del mondo, tra cui la vittoria nel gigante di Crans Montana nel 2012 proprio davanti a Marcel Hirscher. ©Keystone/Jean-Christophe Bott.

Impoverita in termini di brand e richiamo, ma al contempo imprevedibile e più combattuta sul piano sportivo. Così l’ex gigantista italiano e ora commentatore tecnico della RAI Massimiliano Blardone inquadra la stagione di Coppa del mondo al via nel weekend a Sölden. La prima dopo l’addio del cannibale Marcel Hirscher.

Partiamo subito dalla notizia più «rumorosa» degli ultimi mesi: il ritiro dell’austriaco. Una grave perdita o un’opportunità?

«Sotto l’aspetto emotivo, ragionando da atleta ancora in gara, credo che a tanti questo addio farà bene. Di colpo gli eterni quarti, quinti, sesti possono infatti tornare a sperare di giocarsi il podio a ogni gara nelle discipline tecniche. Ma anche per il circuito tutto la bagarre sportiva rappresenta un toccasana. La competitività al cancelletto aumenterà».

C’è anche un risvolto negativo?

«Va considerato il contraccolpo commerciale. Alla crescita esponenziale del campione austriaco in questi 8 anni ha fatto seguito l’incremento dei tifosi presenti al parterre. Un binomio non privo di conseguenze. Quando l’atleta diventa attrazione e icona, un po’ come Valentino Rossi nelle moto o Roger Federer nel tennis, la sua uscita di scena rischia di essere accompagnata dalla disaffezione di chi sino a quel momento lo idolatrava. Hirscher negli ultimi anni ha incarnato lo sci. E calando il sipario sulla sua carriera ho paura che arretri anche l’affetto per questo sport».

Del ritiro di Hirscher beneficeranno la competitività al cancelletto di partenza e la bagarre sportiva

Come interpreta il ritiro di Hirscher, arrivato a soli 30 anni? È lo sci alpino o il successo a logorare?

«Io lo interpreto piuttosto come l’epilogo di un percorso logico. Agli albori della sua carriera l’austriaco aveva chiarito di volersi focalizzare sulla conquista, un giorno, della generale di Coppa del mondo. Ne ha vinte 8 di fila. Insomma, è andato ben oltre le sue aspettative che per altro si prefissava di raggiungere entro i 30 anni. Anche in questo senso è stato di parola. Rispettando una tabella di marcia difficilissima se non impossibile per altri».

Una gestione della carriera perfetta, verrebbe da dire...

«La scelta di ritirarsi dalle competizioni non è mai facile. Soprattutto quando sei il numero 1. E Hirscher è stato sulla cresta dell’onda per otto anni di seguito. Qualcosa di inimmaginabile e che, ritengo, non sarà replicata per molto tempo in campo maschile. Restare sotto i riflettori così a lungo, correndo per un Paese che fa dello sci alpino il proprio sport nazionale, può logorare. Per di più se il tutto avviene quando sei ancora un ragazzo. Ma Hirscher è stato bravissimo nell’amministrazione della propria popolarità».

Svindal lascia al contrario a 36 anni, un po’ come accaduto a lei o a gente come Cuche. La concezione delle carriere sta cambiando? Si assisterà a successi sempre più precoci e carriere sprint?

«Lo ribadisco: Hirscher ha fatto un’altra cosa. È stato un fenomeno, un’eccezione senza paragoni. Anzi. La carriera nelle discipline veloci, e in parte pure in gigante, sta andando in un’altra direzione. Allungandosi leggermente».

Marco Odermatt può già ambire alle prime cinque posizioni della generale di Coppa del mondo

In campo femminile Shiffrin sta in qualche modo emulando Hirscher, dominando in giovane età. Dobbiamo attenderci un percorso simile con un ritiro precoce anche dell’americana?

«Pure lei, alcuni anni fa, aveva già dichiarato di ambire a conquistare delle generali di Coppa del mondo, per poi farsi da parte prima dei 30 anni e concentrarsi sugli studi. Ed è comprensibile per atleti capaci di vincere così tanto sul corto termine. Trovare gli stimoli dopo aver dominato è tutto fuorché evidente, così come impensabile dal mio punto di vista è immaginare che profili come quello di Shiffrin o Hirscher accettino delle stagioni sottotono per poi riprovarci l’anno successivo. Lindsey Vonn? È vero, è riuscita a strappare ancora una medaglia agli ultimi Mondiali, ma casi come il suo rischiano di essere controproducenti soprattutto sul piano della salute».

In gigante e slalom la competizione al via sarà in ogni caso più aperta. Per Max Blardone chi è il principale favorito alla successione dell’austriaco?

«Il duello Hirscher-Kristoffersen era molto vivo, un vero e proprio faccia a faccia che intravedo meno tra il novergese e Pinturault. Non sarà la stessa cosa, anche se di questi due atleti bisogna parlare in assenza di Hirscher. Kristoffersen è anche il grande favorito per la generale che gli sarà contesa da alcuni discesisti: penso a Feuz e Paris. Se questi ultimi si confermeranno sui livelli della scorsa stagione, azzeccando un paio di gare in più, sarà dura anche per il norvegese. A maggior ragione alla luce della nuova formula in combinata, che non prevede più l’inversione dei primi 30 classificati per lo slalom al termine della manche veloce. Un cambiamento epocale che offre maggiori chance di risultato e di riflesso punti ai discesisti».

Lara Gut resta una delle atleti più forti dell’ultimo decennio, ma deve correggere la sciata in gigante

Tra gli atleti svizzeri Feuz è una garanzia, Caviezel potrebbe confermarsi su buoni livelli, ma sulla bocca di tutti c’è il nome di Marco Odermatt. Questa stagione coinciderà con la sua consacrazione o è troppo presto?

«Parliamo di un ragazzo molto equilibrato, che sa il fatto suo. Forse non il nuovo Hirscher, ma una specie di Kristoffersen avanzato. Sì, credo che bisognerà fare i conti anche con Odermatt. Qualora riuscisse ad azzeccare la prima gara a Sölden sono convinto che farà vivere un mese di novembre parecchio burrascoso ai suoi avversari. Ricordatevi queste parole. Nel giro di 2-3 stagioni, l’elvetico può ambire alla Coppa del mondo generale, mentre quest’anno a mio avviso andrebbe preso come una sorta di prova generale. Anche in termini tattici, selezionando bene le gare veloci e facendo due calcoli per la generale dove è in grado di chiudere tra i primi cinque. Così da arrivare con slancio e maggiore solidità alle stagioni di peso, con Mondiali e Olimpiadi».

E dopo le ultime stagioni avare di acuti che cosa dobbiamo attenderci da Lara Gut-Behrami?

«Dall’infortunio del 2017 a St. Moritz ha indubbiamente faticato. Soprattutto a livello psicologico e con ripercussioni sulla propria sciata. Resto dell’idea che Lara è una delle atleti più forti dell’ultimo decennio, in parte paragonabile a Janica Kostelic in termini di rendimento. Ha ancora tempo per raddrizzare il tiro, ma è chiaro che sul piano tecnico oggi bisogna essere molto bravi. E cioè non inventarsi nulla, sfruttare lo sci con semplicità ed evitare - nel suo caso - di mettere il piede di traverso nella prima parte di curva. Una reazione all’infortunio e al cambio di raggio dei materiali, che mi auguro Lara abbia corretto durante l’estate. Anche perché, lo ripeto, ha tutte le capacità per imporsi di nuovo in discesa, super G e gigante. E il fatto di non essere più la punta di diamante dello sci svizzero dovrebbe rappresentare un bello stimolo».

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