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Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

Kjetil Jansrud e Aksel Svindal conquistano l’oro e l’argento, dimostrandosi più forti di vento e nebbia nella discesa libera di Are - Feuz giù dal podio per 11 centesimi

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta
(Foto Keystone)

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

(Foto Keystone)

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

Coppia norvegese pigliatutto, Svizzera a bocca asciutta

ARE - Neve e vento non hanno fermato Kjetil Jansrud, che si laurea campione del mondo nella discesa maschile ai Mondiali di Are. In un tracciato ridotto per la neve caduta insistentemente nelle ultime ore, il norvegese è riuscito ad adattarsi meglio alle condizioni non facili, segnate dalla scarsa visibilità e dal forte vento contrario fin dalla partenza.

Dietro di lui, l’argento è andato al compagno di squadra Aksel Svindal, secondo a soli due centesimi. Alla sua ultima gara in carriera, il campione norvegese è stato accompagnato durante tutta la sua discesa da cori e striscioni dei tifosi di Are, che hanno voluto celebrare l’addio di un grande campione. Bronzo all’austriaco Vincent Kriechmayr.

Due piccole indecisioni hanno invece impedito a Beat Feuz di difendere il titolo conquistato due anni fa. L’elvetico è rimasto giù dal podio per soli 11 centesimi. La stessa sorte è toccata anche a un altro dei grandi favoriti, Dominik Paris. L’atleta italiano, già vincitore dell’oro nel superG, non è infatti riuscito a ripetersi, chiudendo solo sesto.

Nella top ten l’altro elvetico Mauro Caviezel (+0.83), mentre gli altri atleti rossocrociati sono rimasti più indietro: 21esimo Niels Hintermann, fuori dai primi 30 Carlo Janka e Gilles Roulin.

Il primo a scattare dal cancelletto di partenza - col numero 1 - sarebbe dovuto essere il glorioso veterano austriaco Hannes Reichelt, che però si è rifiutato di partecipare al ritiro ufficiale del pettorale. Ecco quindi che Reichelt, come da regolamento, è dovuto partire dopo il numero 45. Una mossa che avrebbe anche potuto giocare del tutto a suo favore: infatti, si trovava al comando per un niente quando è andato a finire nella neve riportata, subito dopo un rilevamento cronometrico intermedio. Quindi, ha concluso lontano dai migliori, lui che ha provato il colpaccio. Di sicuro, se non fosse finito fuori dalla traiettoria ideale, la grandissima sorpresa sarebbe stata dietro l'angolo, pur se è vero che Reichelt - sceso come parecchi altri con una visibilità ben migliore rispetto al gruppo dei primi - vanta un palmarès di tutto rispetto.

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