Loïc Meillard terzo tra rabbia e gioia

Sci alpino

Il neocastellano sale sul podio nella combinata vinta dall’austriaco Schwarz davanti al francese Pinturault: «Potevo fare qualcosa in più»

Loïc Meillard terzo tra rabbia e gioia
Michelle Gisin e Loïc Meillard, altri due bronzi per la Svizzera.

Loïc Meillard terzo tra rabbia e gioia

Michelle Gisin e Loïc Meillard, altri due bronzi per la Svizzera.

Il contatore degli uomini si muove più a rilento rispetto a quello delle donne. Ma si muove. Al bronzo conquistato da Beat Feuz nella discesa libera, se n’è aggiunto un altro, quello della combinata. A salire sul gradino più basso del podio è stato Loïc Meillard, costretto a cedere il passo all’austriaco Marco Schwarz e al francese Alexis Pinturault.

Nel punto più delicato dello slalom, che ha fatto seguito al superG, il 24.enne neocastellano ha perso tutte le chance che aveva per conquistare l’oro. Il due volte campione del mondo juniores di combinata ci ha comunque provato ed è perlomeno riuscito a conservare 19 centesimi di vantaggio nei confronti del canadese James Crawford, grande sorpresa della giornata e autore del miglior tempo nel superG del mattino.

Amarezza smaltita

Una volta giunto al traguardo della prova tra i paletti stretti, Meillard non era per nulla contento. Aveva quasi la sensazione di avere fallito la sua giornata. Poi, a freddo, la rabbia si è smaltita e ha provato a commentare quanto è successo: «Ho avuto la sensazione di avere commesso più di un errore. Avevo nelle gambe una grande energia e francamente volevo qualcosa di più. Comunque va bene così. Per me era la prima di quattro gare a questi Mondiali. Vedrò di concentrarmi ancora di più per le prossime: il parallelo, il gigante e lo slalom».

In ritardo di 3 centesimi nei confronti di Schwarz dopo il superG, il fratello maggiore di Mélanie, sapeva che avrebbe dovuto prendere tutti i rischi per migliorare il tempo di Schwarz, leader della classifica per soli 4 centesimi su Pinturault. L’assalto non è funzionato. «L’aspetto positivo è che sono almeno riuscito a salire sul podio. Ai Mondiali, lo sappiamo, contano le medaglie. Basta poco per mancarle, soprattutto quando ci sono diversi atleti con tempi ravvicinati».

A parte rare eccezioni, chi resta fuori dal podio, viene dimenticato. A differenza della discesa, che sarà ricordata anche per l’esclusione dalle medaglie del campione del mondo uscente Dominik Paris e dell’astro nascente Marco Odermatt (4., con lo stesso tempo), la bella combinata del canadese James Crawford, finirà per essere ricordata solo da qualche appassionato canadese, che ha intravisto uno spiraglio di gloria. Alla fine il nordamericano ha accusato un ritardo di 1’’33, troppo per sperare di poter trovare un posticino nella storia.

Settima medaglia elvetica

Alla gioia moderata di Loïc Meillard (settima medaglia elvetica a questi Mondiali) non si sono aggiunte altre soddisfazioni nella squadra maschile, che puntava in alto anche con Luca Aerni. Il campione del mondo a St. Moritz (2017), accusava appena 13 centesimi di ritardo nei confronti di Schwarz prima dello slalom. Il vallesano ci sperava. «Mi sono lanciato con troppa foga per provare a colmare il distacco. Mi serve da lezione per lo slalom di domenica», ha detto Aerni, uscito di scena proprio nel punto in cui Meillard aveva commesso il suo errore.

Ventesimo dopo il superG, Justin Murisier ha lottato per risalire fino all’8. posto. Giornata da dimenticare invece per Gino Caviezel, che non ha saputo reggere la pressione della prova tra le porte strette.

A guardar bene, nonostante il bronzo di Meillard, non è stata una giornata memorabile per i nostri. A sorridere, oltre a Schwarz, è stato una volta ancora il clan degli austriaci. Per loro, dopo la doppietta di Vincent Kriechmayr nella velocità, è arrivato un terzo oro. L’ideale per lanciarsi all’inseguimento di altri successi. «Sono felice- ha detto Schwarz - . È anche stata un’ottima preparazione in vista della mia gara preferita, quella tra le porte strette di domenica».

Michelle Gisin, un bronzo col sorriso

Avevamo due ragazze in odore di medaglia. Ed entrambe avevano gli atout per lanciarsi all’inseguimento dell’oro. La combinata femminile non ci ha sicuramente regalato le soddisfazioni sperate, ma alla fine è comunque arrivato un premio, la medaglia di bronzo di Michelle Gisin. Per Wendy Holdener, invece, tanta amarezza. La due volte campionessa del mondo è uscita di scena dopo poche porte nello slalom, incapace di controllare gli sci sulla neve ghiacciata.

Il successo è andato all’americana Mikaela Shiffrin, che ha avuto la meglio sulla grande rivale, la slovacca Petra Vlhova. Dietro alle due maestre dei paletti stretti, Michelle ha comunque saputo reggere la pressione perché sapeva di dover partire nel ristretto gruppo delle favorite. «Per me è un bronzo guadagnato - ha detto la sorridente obvaldese - . Sono fiera del mio risultato. Ho sciato bene in superG e anche in slalom, ma non benissimo. Tutto qua. Mikaela e Petra sono state più brave. Mi sembra inutile recriminare su quei tre centesimi che mi separano dalla medaglia d’argento».

Già competitiva nelle due gare veloci, Michelle, campionessa olimpica in carica nella combinata (Pyeongchang 2018) sa di avere ancora tante gare davanti a sé in questi giorni. «Questa medaglia mi serve da stimolo per le prossime sfide. Intanto posso solo complimentarmi con le mie avversarie. Miki, già sul podio in superG, sembra supermotivata. Finora ha sciato davvero bene. Se continua così non sarà facile starle davanti».

Più o meno nello stesso modo, si è espressa l’italiana Elena Curtoni, quarta e migliore delle azzurre. In entrata dello slalom è stata eliminata Federica Brignone (leader dopo il superG) alla quale è toccata la stessa sorte di Wendy Holdener. «Cosa volete che vi dica? Io ci ho provato e mi dispiace se non sono riuscita a regalare qualcosa di concreto alla mia squadra, che in questi Mondiali fatica parecchio», ha detto l’azzurra Brignone che aveva vinto le ultime 4 combinate di Coppa.

E Wendy? Per lei lacrime amare al traguardo. Con la stessa Shiffrin che ha provato a confortarla. «Ero in ritardo, dovevo dare il tutto per tutto. Sapevo che le prime tre porte sarebbero state difficili. Se fossi riuscita a superarle indenne, chissà, non sarei qui a lamentarmi. Devo dimenticare in fretta e guardare avanti. Nei prossimi giorni ci sono il gigante e lo slalom».

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