Una polemica gigante

Sci alpino

Il parallelo disputato nel weekend a Chamonix è finito nella bufera per questioni di sicurezza ed equità - Pinturault, Yule, Murisier e diversi altri atleti si sono scagliati contro il formato – Matteo Joris: «È una bellissima disciplina, ma al momento è ingiusta e impostata con una superficialità pericolosa»

Una polemica gigante
Nel weekend Loïc Meillard si è imposto nel gigante parallelo di Chamonix: «Ma sono stato fortunato» ha ammesso l’elvetico. © AP/Gabriele Facciotti

Una polemica gigante

Nel weekend Loïc Meillard si è imposto nel gigante parallelo di Chamonix: «Ma sono stato fortunato» ha ammesso l’elvetico. © AP/Gabriele Facciotti

In questi giorni discutere di gigante parallelo con gli atleti del circo bianco equivale a esibire al toro la muleta – il celebre drappo rosso scarlatto – nel momento topico della corrida. Impossibile non perdere il controllo. Sì, la corsa disputata domenica a Chamonix è stata travolta da una valanga di polemiche. È vero, da un lato ha regalato alla Svizzera la doppietta firmata da Loïc Meillard – al primo successo nell’élite e aggiudicatosi la coppetta di specialità – e Thomas Tumler. Dall’altro però è finita al centro dalle critiche dei protagonisti stessi, indignati sia per la modalità di svolgimento della gara sia alla luce dei rischi legati al percorso. Un coro di invettive per altro capitanato proprio da Meillard e da Daniel Yule, membro della commissione degli atleti. «Avrei preferito vincere la coppa di specialità in gigante o slalom» ha indicato il primo. «Dopo tutto il globo di cristallo dovrebbe premiare il migliore sull’arco della stagione. Ma con solo due gare non ha molto senso. Inoltre sono stato fortunato». Da parte sua Yule ha sganciato una bomba, più o meno provocatoria: «Boicottiamo i prossimi eventi?» ha interrogato, conscio comunque delle difficoltà di un simile passo dal momento che – stringi stringi – in molti si lamentano ma poi si presentano comunque al cancelletto di partenza con l’obiettivo di migliorare la propria classifica.

La rabbia di Alexis

Dicevamo: le ragioni all’origine dell’attacco frontale ai paralleli sono due. Entrambe sintetizzate alla perfezione da Alexis Pinturault, che a margine della gara di Chamonix non ha usato mezzi termini sui social: «Oggi sono infuriato. Ho l’impressione di essere stato ingannato... Noi atleti siamo delle pedine di uno spettacolo e non gli attori protagonisti di uno sport. Da quando la fortuna nello sport ha la precedenza sulle prestazioni? E vogliamo discutere della pericolosità del formato? Ma soprattutto, quando si terrà conto del parere degli atleti?». Lo specialista francese ha così voluto porre l’accento sul palese vantaggio per chi – dagli ottavi di finale via – si è ritrovato sul tracciato blu. Nel 72% dei casi i diretti interessati hanno infatti tagliato il traguardo prima dell’avversario.

Sul fronte sicurezza non sono invece mancati gli episodi al limite. Uno di questi ha interessato la semifinale corsa da Tumler, durante la quale Tommy Ford ha perso l’equilibrio, andando a invadere il percorso dell’elvetico. Il contattato è stato evitato, ma in merito Yule ha rilevato come si sia «andati a un soffio dalla catastrofe».

Una questione di spazi a dir poco ristretti, come pure di salti artificiali andati di traverso a molti. E allora c’è chi come Justin Murisier che – sempre sui social – ha affrontato il problema da un’altra angolazione: «Non mi sono qualificato per il gigante parallelo di Chamonix. Ed è strano dirlo, ma sono contento perché sono ancora tutto intero. È questo il futuro del nostro sport?».

Un gatto che si morde la coda?

Noi lo abbiamo chiesto a Matteo Joris, allenatore di Swiss Ski e responsabile degli slalomisti. «Personalmente ritengo il gigante parallelo una bellissima disciplina. Alla tv sarà anche meno seguita delle corse tradizionali, ma dal vivo vi assicuro che è qualcosa di spettacolare». Questa la premessa. Il tecnico valdostano si schiera però con gli atleti nell’evidenziare le diverse fragilità dell’attuale formato. «Ora come ora è una disciplina ingiusta. Ed è questo l’aspetto che più da fastidio a chi si presenta al via come pure a noi allenatori. Ogni volta bisogna fare i conti con un percorso più veloce dell’altro».

L’impressione però è di avere di fronte un gatto che si morde la coda: se è vero che il nodo della sicurezza è in grado di mettere in discussione l’esistenza stessa del formato, al contempo il grado d’irritazione degli atleti riferito all’iniquità della gara di Chamonix dimostra l’attaccamento fisiologico alla posta in palio: punti e vittoria. «Ma è normale, la gara è la gara. E nessun atleta è disposto a tirarsi indietro. Parliamo di persone “impostate” mentalmente e fisicamente per vincere. Di qui la rabbia, tenuto anche conto che investono tempo e risorse psicofisiche per preparare una corsa che alla fine si rivela impari».

«Da valutare i pendii ad hoc»

Sin qui il male. Che Joris ritiene tuttavia curabile. Quale, dunque, la medicina? «A livello di slalom parallelo, più corto, è più facile trovare il giusto equilibrio tra i due tracciati. Per il gigante il discorso si fa più complicato, ma non per questo bisogna restare con le mani in mano. In questo momento, al contrario, noto una pericolosa superficialità nel gestire la disciplina. Ad esempio si potrebbe valutare le prime discese e alla luce dei tempi procedere al riposizionamento di alcune porte nel percorso più rapido. O in partenza, permettere all’atleta sfavorito dal tracciato di uscire dal cancelletto un po’ prima».

Per quanto concerne l’incolumità degli atleti invece «la soluzione principale passa dall’eliminazione dei salti, la causa dei principali infortuni in queste gare. Ma anche dalla preparazione impeccabile del manto nevoso, che deve essere duro, barrato e non deve spaccarsi. In questo senso andrebbe pure valutato di preparare un pendio ad hoc per i giganti paralleli, evitando – come successo a Chamonix o in Alta Badia – di gareggiare su un percorso rovinato il giorno prima». La FIS – che ha rimandato ogni bilancio al termine della stagione – è avvisata.

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