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Sei volte Best: la pazza notte di un campione

Il 7 febbraio 1970 l’asso nordirlandese del Manchester United bucò la rete avversaria a ripetizione

Sei volte Best: la pazza notte di un campione
«Georgie» durante il match contro il Northampton. (Foto Internet)

Sei volte Best: la pazza notte di un campione

«Georgie» durante il match contro il Northampton. (Foto Internet)

Sei volte Best: la pazza notte di un campione
Il murale nella natia Belfast. (Foto Internet)

Sei volte Best: la pazza notte di un campione

Il murale nella natia Belfast. (Foto Internet)

Best, Best, Best, Best, Best e ancora Best. Sei volte. Esattamente quarantanove anni fa successe qualcosa di sensazionale nel mondo del calcio moderno. Il 7 febbraio 1970 l’asso nordirlandese George Best mostrò il meglio del suo infinito repertorio. Per novanta minuti lasciò da parte la sregolatezza e portò sul terreno di gioco del Northampton Town soltanto il genio. Segnò ben sei reti con la maglia del Manchester United nel quinto turno della FA Cup. La partita finì 8-2 per i Diavoli rossi e gli applausi furono tutti per colui che due anni prima si era aggiudicato il Pallone d’oro ed alzato l’allora Coppa dei Campioni, la prima per un club inglese. Il primo ministro britannico Harold Wilson lo invitò a Downing Street per congratularsi con lui e chiedergli cosa si prova a bucare la rete avversaria per 1, 2, 3, 4, 5, 6 volte.

Quello che fu soprannominato il quinto Beatles per via del caschetto sbarazzino era così. Prendere o lasciare. La notte che precedeva un’importante sfida era capacissimo di trascorrerla a letto con una donna. Oppure in qualche locale notturno a tracannare whisky come se piovesse. Ma non il 7 febbraio 1970. Vero, di fronte aveva dei terzini tracagnotti che non costituivano certamente un muro invalicabile. Pochi mesi prima “Georgie” aveva vinto la concorrenza dei mastini del Real Madrid e del Benfica. Non poteva certo temere i dopolavoristi del Northampton, con tutto il rispetto. Infilò il portiere avversario per sei volte. E dopo l’ultima, stremato, abbracciò il palo come a dire: “Ho dato tutto. Più di così cosa posso fare?”. A ben guardare si mangiò altre 2-3 reti praticamente fatte e, contrariamente al solito, non dispensò assist ai compagni. Giocò da egoista. Quella partita doveva essere la sua partita. E così fu. Forse per rispondere ai maligni che sostenevano che a 22 anni era già iniziato il declino del mito Best. Quella stagione segnò complessivamente 23 gol. Lasciò la casacca numero 7 del Manchester United nel 1974 dopo aver messo in bacheca, oltre alla Coppa dei Campioni, due titoli nazionali, altrettante Charity Shield e una coppa d’Inghilterra. Senza di lui, a fine stagione, i Diavoli rossi vennero retrocessi. Sarà stata la maledizione di quel matto di un George? Morì il 25 novembre 2005 a Londra. “Quando me ne sarò andato, la gente dimenticherà tutta la spazzatura e ricorderà solo il calcio. Se una sola persona pensa che io sia il miglior giocatore al mondo, questo è abbastanza per me”. Lo sei stato, campione.

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