Sempre meno partite: il club sono sull’orlo di una crisi di nervi

Coronavirus

Calcio, hockey, basket e pallavolo devono fare vieppiù i conti con gli stop imposti dalle autorità - Nel weekend le gare si contano sulle dita di una mano - Le quarantene di squadra sono un problema - Michele Campana: «Niente aiuti finanziari? Che almeno ci siano le condizioni per tutelare i campionati»

Sempre meno partite: il club sono sull’orlo di una crisi di nervi
© CdT/Gabriele Putzu

Sempre meno partite: il club sono sull’orlo di una crisi di nervi

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Grottesco. Come Halloween, di cui domani sera non rimarrà nemmeno lo spirito. Dolcetto o scherzetto? Sì, come no. Chiedetelo allo sport di punta svizzero, tramortito da casi positivi e quarantene di squadra. Con tanti saluti alle partite dei massimi campionati di calcio, hockey, basket e pallavolo. Giocare, questo weekend, rappresenterà l’eccezione, non la regola. Lo sa bene il FC Lugano, sorpreso a sua volta dalla COVID-19 e – a fronte di più di sei giocatori confinati – obbligato a rinviare il big match di domani contro lo Young Boys. «La verità è che ci muoviamo sulle sabbie mobili» afferma il direttore generale dei bianconeri Michele Campana. «Per riuscire a capirci qualcosa, in termini di pianificazione sportiva, bisogna essere degli abili strateghi». A regnare, infatti, è la confusione. O meglio, la totale contraddizione tra le necessità delle maggiori leghe del Paese, con i rispettivi club, e la linea dettata dalla maggioranza dei medici cantonali. «Diteci come possiamo andare avanti sprovvisti di condizioni quadro chiare e sostenibili» ammonisce Campana. «Perché il peccato originale, mi ripeto, è l’assenza di un protocollo coraggioso in materia di quarantene e isolamenti. Un protocollo disposto a trattare in modo differente gli sportivi d’alto livello e, di riflesso, tutelare i vari campionati». Peccato che invece «per un minimo raffreddore stiamo tutti sul chi vive. Con ciascun positivo che comporta la perdita di tre o quattro giorni di lavoro».

«Non per forza con le buone»

La Super League si trova sull’orlo del burrone. Per dire: solo San Gallo e Basilea riusciranno ad affrontarsi domani pomeriggio. Perlomeno, allo stato attuale delle cose. Grottesco, proprio così. Per il direttore generale del FC Lugano la misura è oramai colma. «C’è comprensione, e ci mancherebbe, per le decisioni delle autorità sanitarie e per la difficile situazione sul fronte dei contagi. Ma qui urge una decisione accettata da tutti i medici cantonali o imposta dall’alto, anche se la situazione particolare non lo permette all’Ufficio federale della sanità pubblica. Cosa chiediamo? Quarantene light che consentano ai negativi di continuare a giocare. In caso contrario sarà impossibile arrivare a 36 partite, rispettando i contratti di sponsor e quelli legati alle televisioni. Accettiamo anche le porte chiuse, qualcosa però dobbiamo ricevere in cambio».

E pensare che alla vigilia della nuova stagione la Swiss Football League, per voce del suo CEO Claudius Schäfer, dichiarava apertamente di «aver imparato la lezione». La tenuta della competizione, al contrario, è già a rischio. Come la mettiamo? «La Lega – non nasconde Campana – ha fatto i conti senza l’oste. Mi spiego: c’è un federalismo da rispettare e nel quadro della legge sulle epidemie pure il calcio deve sottostare alle regie cantonali. A tutto si può comunque trovare una soluzione. Basterebbe osservare cosa succede nei campionati che ci circondano». Il dirigente bianconero quindi affonda: «Se chi è in alto ha fallito, probabilmente non ha fatto bene i suoi compiti. Bisogna continuare a spingere chi si trova nelle posizioni giuste o, perché no, fare pressione sul Consiglio federale. Non esistono soluzioni facili, ma non è scritto da nessuna parte che si debba ricorrere solo alle buone. Non ci date aiuti, accollandoci anzi debiti? Non volete un lockdown? Allora trovateci una soluzione. Il danno che si sta creando, così, è enorme. E qualcosa nei prossimi giorni dovrà succedere».

Circostanze favorevoli

Intanto, dicevamo, anche il Lugano deve fare i conti con il virus. A differenza dell’Ambrì Piotta, giovedì sera finito in quarantena con tutto il suo collettivo, ha tuttavia potuto beneficiare di isolamenti mirati: i due giocatori positivi e altri sei bianconeri, ai quali viene oltretutto concesso di allenarsi seguendo il concetto di bolla sanitaria. «Mettiamola così: nel nostro caso le circostanze favorevoli sono state parecchie» rileva Campana: «Penso, ad esempio, al fatto che Bottani abbia avvertito i primi sintomi lunedì, giorno di pausa e dopo aver per altro giocato sabato sera». Insomma, ammette candidamente il dg del Lugano, «in un altro contesto probabilmente il medico cantonale avrebbe riservato anche a noi il trattamento concepito per i biancoblù». Sta di fatto che entrambe, questo weekend, seguiranno dal divano di casa e in tv lo sport in agenda. O quel poco che ne resta.

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