Cancellato il visto di Djokovic

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La decisione è stata presa «per motivi di salute e di buon ordine, sulla base del fatto che era nell’interesse pubblico farlo», ha detto il ministro dell’immigrazione Alex Hawke

Cancellato il visto di Djokovic
© AP/Mark Baker

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Cancellato il visto di Novak Djokovic, è quanto ha deciso il ministro australiano dell’Immigrazione Alex Hawke. A darne notizia è il Sydney Morning Herald. Intanto gli avvocati del tennista serbo si stanno preparando per presentare un’ingiunzione contro la decisione.

In caso quanto stabilito del ministro dell’Immigrazione non fosse contestato o se il ricorso degli avvocati di Djokovic non fosse accolto, il tennista verrebbe nuovamente espulso dall’Australia. Al giocatore serbo verrebbe anche vietato l’ingresso nel Paese per tre anni, tranne che in determinate circostanze.

A questo punto i legali della star sperano che il caso possa approdare in tribunale durante il fine settimana ed essere chiuso definitivamente entro domenica in modo di permettere a Djokovic di disputare il suo primo incontro, all’inizio della prossima settimana, degli Australian Open in caso l’ingiunzione dovesse risolversi favorevolmente.

Il caso potrebbe giungere nuovamente sul tavolo del giudice Anthony Kelly, che si era già espresso favorevolmente nei confronti del tennista, per un’udienza. In seguito, però, la questione potrebbe venire rinviata alla Corte Federale.

Alex Hawke ha così descritto la decisione di revocare il visto di Djokovic: «Oggi ho esercitato il mio potere ai sensi della sezione 133C (3) della legge sull’immigrazione per annullare il visto detenuto dal signor Novak Djokovic per motivi di salute e buon ordine, sulla base del fatto che era nell’interesse pubblico fare questa mossa. Questa decisione ha seguito le ordinanze del Circuito Federale e della Corte di Famiglia del 10 gennaio 2022, annullando una precedente decisione di cancellazione per motivi di equità procedurale. Nel prendere questa decisione, ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal Dipartimento degli Affari Interni, dalla Forza di Confine Australiana e dal signor Djokovic. Il governo Morrison è fermamente impegnato a proteggere i confini dell’Australia, in particolare in relazione alla pandemia COVID-19. Ringrazio i funzionari del Dipartimento degli affari interni e della Forza di frontiera australiana che lavorano ogni giorno per servire gli interessi dell’Australia in ambienti operativi sempre più difficili».

Ricordiamo che la Federazione australiana di tennis aveva concesso al serbo un’esenzione per giocare nel primo Grande Slam della stagione a causa della positività di dicembre al coronavirus, dopo che la sua domanda era stata approvata da due commissioni mediche indipendenti, hanno detto i suoi avvocati.

Ma quando Djokovic è arrivato in Australia, le autorità federali gli hanno negato l’ingresso, dicendo che i suoi motivi di esenzione non soddisfacevano i requisiti per l’ingresso.

Il tennista, tramite i suoi legali, aveva dunque inoltrato un ricorso lampo contro la decisione del governo federale australiano di espellerlo dal Paese prima degli Australian Open. Pronunciatasi sulla questione, il giudice Anthony Kelly aveva quindi ribaltato la decisione del governo federale. «Cos’altro avrebbe potuto fare quest’uomo?», ha chiesto il giudice. Il magistrato ha detto che il serbo aveva fornito prove, da «un professore e medico eminentemente qualificato», riguardo alla sua richiesta di esenzione medica.

E oggi un nuovo capitolo, con il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke che ha nuovamente ribaltato la situazione e ha cancellato ancora una volta il visto di Novak Djokovic.

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