Tennis

«Ciò che più conta
è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

Domani Federer cercherà il nono titolo a Church Road, con un tabù da sfatare: non ha mai battuto sia Nadal che Djokovic in un torneo del Grande Slam

«Ciò che più conta <br />è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»
Roger Federer raggiante dopo il successo contro Rafael Nadal in semifinale. (Foto Keystone)

«Ciò che più conta
è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

Roger Federer raggiante dopo il successo contro Rafael Nadal in semifinale. (Foto Keystone)

«Ciò che più conta <br />è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

«Ciò che più conta
è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

«Ciò che più conta <br />è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

«Ciò che più conta
è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

«Ciò che più conta <br />è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

«Ciò che più conta
è la fiducia, in questo momento ne ho parecchia»

LONDRA - Straordinario Roger Federer. Addirittura sontuoso, per lunghissimi tratti. Undici anni dopo, il Maestro si è preso la sua rivincita su Rafael Nadal a Wimbledon. In semifinale, d’accordo, ma il basilese è stato capace di dare una lezione – anche e soprattutto di tattica – al maiorchino. Dopo tre ore di puro godimento sportivo e al termine di un incontro di una qualità pazzesca, Federer si è imposto in quattro set e con il punteggio di 7-6 (7/3) 1-6 6-3 6-4. All’atto conclusivo lo attende Novak Djokovic e Roger sogna un’altra rivincita dopo le due finali perse a Church Road nel 2014 e nel 2015 contro il serbo. E per Federer, che ama collezionare primati, si tratterà della dodicesima finale a Wimbledon.

La sfida – si diceva – è stata di un livello stratosferico tra due campioni di un altro pianeta. Dal primo all’ultimo scambio – ad eccezione di un secondo set in cui Federer ha accusato un passaggio a vuoto – l’elvetico e lo spagnolo si sono dati una furiosa battaglia a colpi di vincenti, uno più bello dell’altro. Nadal come suo solito non ha mai mollato, riuscendo a salvare quattro match-point prima di alzare bandiera bianca sul quinto.

Federer è stato semplicemente eccezionale alla risposta di servizio e sugli scambi da fondo campo: non ha mai indietreggiato di un centimetro, giocando una marea di colpi di mezzovolo con una precisione ed un’efficacia quasi surreali. E per una volta – incredibile ma vero – è stato Nadal a subire il gioco da fondo campo di Federer. Che ora va a caccia di un nono titolo nel suo giardino preferito. Con un tabù da sfatare: non ha mai battuto sia Nadal sia Djokovic in un torneo del Grande Slam: «So che è un’impresa difficile, anche perché si tratta di due giocatori molto diversi. Non è evidente passare da uno all’altro. Ma ciò che più conta è la fiducia. Quando non l’hai, è semplicemente impossibile avere la meglio su di loro. Io per fortuna in questo momento di fiducia ne ho parecchia». Con la mente Federer è insomma già proiettato alla finale: «Sono entusiasta di ritrovare Nole qui a Wimbledon. Ci siamo incontrati così tante volte in carriera che tra di noi non ci sono segreti: ed allora a vincere sarà chi gestirà meglio la partita dal punto di vista mentale. Ora per me si tratta di recuperare e di restare concentrato, anche se sono molto felice di aver battuto Nadal. Ma il torneo non è finito, rimane l’incontro più importante davanti». La partita con il maiorchino Federer non la dimenticherà però tanto in fretta: «Credo che rimarrà uno dei miei più bei ricordi a fine carriera. È stata una sfida incredibile, con tante emozioni fino all’ultimo punto. L’ho gestita bene, anche dopo aver perso il secondo set sono rimasto calmo e ho continuato a seguire la mia strategia di gioco. Un’attitudine che ha pagato. Cosa ha fatto la differenza? Beh, nel terzo e quarto set ho vinto io i punti più importanti».

Rafael Nadal cerca di capire le ragioni di questa sconfitta: «Credo che alla fine Roger abbia giocato un po’ meglio di me. Io non sono riuscito ad esprimermi come nei turni precedenti. Non so perché: l’energia c’era e non è questo il giorno di cercare scuse. Fatto è che la sua risposta è stata migliore della mia: quando questo accade Roger può controllare la partita, mentre io sono maggiormente sotto pressione. Ha potuto restare quasi sempre in campo, senza darmi la possibilità di sorprenderlo».

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