Djokovic si difende, ma ammette: «Errori nell’isolamento e modulo d’ingresso»

il caso

In un lungo post su Instagram, il numero uno del tennis mondiale ha preso posizione sulle recenti accuse - La decisione del ministro Alex Hawke e degli uffici dell’immigrazione non è attesa prima di domani

Djokovic si difende, ma ammette: «Errori nell’isolamento e modulo d’ingresso»
© EPA/James Ross

Djokovic si difende, ma ammette: «Errori nell’isolamento e modulo d’ingresso»

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(Aggiornato alle 09.32) «Non sapevo ancora della mia positività quando sono apparso in pubblico. Il modulo d’ingresso? Un errore del mio staff». Dopo il caso scoppiato in questi giorni, Djokovic si difende, e lo fa tramite un post Instagram nel quale ammette, comunque, una serie di errori.

«Nole» era stato accusato lunedì di essersi presentato il 17 dicembre, pur sapendo di essere positivo al coronavirus, a due grandi eventi pubblici (la presentazione di un francobollo e una premiazione della sua Academy). Nel suo messaggio odierno, il 34.enne ha spiegato: «Ho assistito il 14 dicembre a una partita di basket a Belgrado, al termine della quale alcune persone sono risultate positive alla COVID-19. Il 16 dicembre mi sono sottoposto a un test antigenico risultato negativo e, per sicurezza, a un test PCR. Il giorno dopo, pur stando bene, prima di partecipare agli eventi ho effettuato un nuovo test antigenico risultato ancora negativo. È solo dopo aver presenziato alle manifestazioni che ho saputo della positività del test PCR».

Poi però Djokovic ammette: «Ho cancellato tutti gli altri eventi tranne uno, un’intervista all’Equipe che mi sentivo in dovere di condurre. Ho comunque mantenuto le distanze e indossato una mascherina escluso il momento in cui è stata effettuata la foto. Benché mi sia poi messo in isolamento per il periodo richiesto, ammetto ora che effettuare comunque l’intervista sia stato un errore di giudizio, avrei dovuto spostare l’impegno».

E il modulo d’ingresso?

Un altro aspetto della questione aveva ieri sollevato un polverone: perché spuntare la casella «Non ho effettuato viaggi nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Australia», quando esistono prove fotografiche della sua permanenza a Marbella, in Spagna, il 2 gennaio? Nole ha falsificato il modulo d’ingresso in Australia?

Il numero 1 ha spiegato: «Il mio agente si scusa per l’errore amministrativo: la mia dichiarazione di viaggio è stata preparata dallo staff». La spunta nella casella sbagliata? «Si è trattato di un errore umano, certamente non volontario. Viviamo in tempi difficili in una pandemia globale e a volte gli errori capitano».

Tutto perdonato? È presto per dirlo. Secondo quanto riportato dai giornali australiani «The Sydney Morning Herald» e «The Age», indagini indipendenti degli uffici dell’immigrazione sono in corso per valutare questi due «errori» e se assegnare o no il visto al campione. Una decisione che dovrà passare anche dal ministro dell’immigrazione australiano Alex Hawke che, dal canto suo, ha già fatto sapere di voler farsi carico personalmente del caso. Novità sono attese non prima di domani: il verdetto potrebbe ribaltare quanto stabilito lunedì dalla Corte federale di Melbourne e negare a Nole la possibilità di partecipare agli Australian Open.

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