Federer operato: «Tornerò sui prati»

Tennis

I tre momenti critici della carriera del basilese, che ha subito un intervento chirurgico al ginocchio destro

Federer operato: «Tornerò sui prati»
Roger Federer durante l’esibizione per il «Match for Africa» con Rafa Nadal. © EPA/Nic Bothma

Federer operato: «Tornerò sui prati»

Roger Federer durante l’esibizione per il «Match for Africa» con Rafa Nadal. © EPA/Nic Bothma

Federer operato: «Tornerò sui prati»
© EPA/Nic Bothma

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Federer operato: «Tornerò sui prati»
Novak Djokovic. © EPA/Eric Anderson

Federer operato: «Tornerò sui prati»

Novak Djokovic. © EPA/Eric Anderson

Un fulmine a ciel sereno. Roger Federer è stato operato al ginocchio destro per artroscopia e non potrà giocare fino al mese di giugno. Salterà i tornei di Dubai, Indian Wells, Bogotà, Miami e il Roland Garros. Quale la sua prima reazione? Un breve comunicato in cui non emerge alcuna preoccupazione: «Il mio ginocchio destro mi ha creato qualche fastidio. Speravo che la situazione potesse risolversi da sola, ma dopo gli esami e una discussione con il mio team, ho deciso di sottopormi ad un intervento chirurgico in artroscopia in Svizzera. Al termine dell’operazione i medici mi hanno confermato che era la cosa giusta da fare. Sono molto fiducioso al riguardo».

Infortuni in carriera

Gli infortuni nella carriera di Roger non sono stati numerosi, ma hanno sempre lasciato un segno. Dal primo titolo del grande Slam (Wimbledon 2003) all’ultimo conquistato all’Australian Open (2018), ci sono stati tre momenti critici: nel 2013 – il suo anno peggiore – nel 2014 poco prima di conquistare la Coppa Davis e, ancora, nel 2016, quando per un banale infortunio mentre giocava con i figli, fu costretto ad uno stop di diversi mesi per tornare più forte di prima.

Schiena e ginocchio, questi i punti delicati del campione elvetico. «Convivere con i dolori non è mai stato facile. Nel 2013 mi muovevo male e qualcuno già allora aveva pensato che fosse dovuto all’età. Sembravo vecchio perché non stavo bene e non mi sentivo felice», disse poco tempo fa ripensando ai suoi guai fisici. Perse diverse partite in quella stagione, compresa quella con l’ucraino Sergy Stakhovsky a Wimbledon.

Tra Masters e Davis

L’anno successivo si guadagnò la finale del Masters, ma una volta ancora la schiena iniziò a scricchiolare. Dolori insopportabili che a Londra lo costrinsero a rinuncaire alla finale contro Djokovic. Bastò comunque una piccola pausa per riprendersi, tanto che poco dopo contribuì in modo determinante alla conquista della Coppa Davis, l’unica vinta dalla Svizzera.

Con il passar degli anni – Roger ne festeggerà 39 in agosto – i punti dolenti tornano ad infastidirlo. A volte per momenti brevi, altre più prolungati. Nel 2019, dopo aver battuto nello stesso giorno il portoghese Sousa e il croato Coric (annullando a quest’ultimo due match-ball), Federer si ritirò ai quarti agli Internazionali d’Italia. Poi rinunciò alla sfida con il greco Tsitsipas, che in gennaio lo aveva fermato all’Open d’Australia.

Gli ultimi dolori

In questa stagione si era presentato a Melbourne pieno di fiducia. Almeno fino alle partite con l’australiano Millman e l’americano Sandgren. Contro quest’ultimo, superato nei quarti al quinto set dopo aver salvato sette match-ball, si era procurato un problema tra l’inguine e l’adduttore destro, che deve aver lasciato un ulteriore segno. Un segno che però non si era palesato nella recente sfida vinta con Nadal nel settimo «Match for Africa» giocato a Città del Capo.

Djokovic: "Rafa è quello che ha sofferto di più"

«Un campione si vede dagli infortuni che ha avuto e dal modo con il quale riesce a riprendersi. Rafa è quello che ha sofferto di più». A pronunciare la frase è stato Djokovic, che ha spesso elogiato il maiorchino. Tra i campioni di questa epoca Nadal è quello rimasto per più tempo lontano dai campi. Dal 2003 in poi, è infatti andato incontro ad ogni tipo di problema (gomito, stomaco, spalla, vesciche ai piedi e diverse ricadute per il ginocchio operato), risollevandosi sempre.

«Ammiro Roger e lo apprezzo per essere rimasto in campo nonostante l’acciacco all’adduttore. Spero di poterlo riaffrontare ancora tante altre volte», ha detto ancora Novak, stavolta rivolgendosi a Federer dopo la semifinale all’Australian Open. L’ammirazione per i giocatori infortunati che tornano da lontano è un classico degli elogi sui campi da tennis.

Quando Murray si fermò per i noti problemi all’anca (poi operata con successo) Roger sottolineò il coraggio dello scozzese e accolse l’invito di giocare un’esibizione a Glasgow. Murray nel frattempo è tornato. Ma lotta per ritrovare uno spazio tra i migliori.

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