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«Nel Qatar mi sono divertito»

Novak Djokovic è carico di fiducia, anche se non ha convinto nel torneo di Doha

 «Nel Qatar mi sono divertito»
Il serbo Novak Djokovic, numero uno del ranking mondiale. (Foto Keystone)

«Nel Qatar mi sono divertito»

Il serbo Novak Djokovic, numero uno del ranking mondiale. (Foto Keystone)

DOHA - Da lunedì prossimo Novak Djokovic andrà a caccia del suo quindicesimo titolo del Grande Slam. Il serbo, numero uno del ranking mondiale, cercherà di conquistare il settimo titolo all’Australian Open. L’obiettivo dichiarato è quello di provare ad avvicinarsi ulteriormente a Roger Federer, che di titoli maggiori ne ha ottenuti venti e che ha appena festeggiato la seconda vittoria di fila nell’esibizione a Perth con Belinda Bencic. A Melbourne il serbo sarà l’uomo da battere. E questo malgrado il fatto che nelle ultime uscite non ha certo impressionato. Tanto per cominciare ha mancato il successo negli ultimi tre tornei disputati. Quanto all’Australian Open, sogna naturalmente di riscattarsi dopo le due ultime deludenti edizioni: nel 2017 sconfitta nel secondo turno contro Denis Istomin e poi eliminazione negli ottavi ad opera del sudcoreano Hyeon Chung. Pur avendo fallito la conquista del 73.esimo successo in carriera la scorsa settimana a Doha, Novak resta ottimista pensando a questo inizio del 2019: «Sono andato nel Qatar con l’idea di giocare il numero maggiore possibile di partite e mi sono anche divertito. Fra singolari e doppi, ne ho giocate 7 in 5 giorni. Per me è più che sufficiente». Nessun dramma per la sconfitta subita in semifinale contro Roberto Bautista Agut, pur essendo stato in vantaggio 6-3 4-3 e servizio a favore. «Ho pagato per gli sforzi profusi in doppio con mio fratello Marko. Per la prima volta siamo riusciti a superare un turno e avremmo anche potuto andare molto più lontano». In semifinale i due fratelli hanno tra l’altro fallito tre match-ball contro Pierre-Hughes Herbert e David Goffin , che poi si sono aggiudicati il torneo. Novak, 31 anni e padre di due figli, si è fissato obiettivi importanti per il 2019: «Mi piacerebbe poter disputare una stagione intera ad alto livello ma nel contempo voglio anche poter dedicare tanto tempo alla mia famiglia. Mi piacerebbe vedere crescere i miei figli. Sarà importante trovare un equilibrio e non caricarmi di pressioni. Alla fine, oltre a vincere le quattro prove del Grande Slam, questo è quello che davvero più conta».

A Doha Djokovic si è anche espresso in modo generico sugli avversari più profilati in vista dell’Australian Open, senza indugiare su qualcuno in particolare. L’unico al quale ha voluto dedicare un commento è stato Rafael Nadal: «Rafa ci ha impressionato in passato per i suoi ritorni impossibili dopo i tanti infortuni e i numerosi problemi fisici. Sono certo che in futuro dovremo tutti fare ancora i conti con lui». E gli altri? «Ci sono tanti giocatori che mirano in alto e non sono certo io a doverli sorvegliare. Sapete di chi parlo. Io devo solo pensare di presentarmi a Melbourne nelle migliori condizioni psicofisiche. Sono il numero uno del ranking mondiale, ma non sono il più forte in assoluto. Se mi confronto con gli avversari più profilati c’è un certo equilibrio. Questo è anche un aspetto positivo del tennis moderno, anche se nelle prove del Gande Slam, in generale, difficilmente ci sono delle sorprese. Comunque, se sono in forma posso andare lontano. So anche che posso vincere in ogni torneo in cui mi presento».

La linea che separa l’autoconsiderazione dalla modestia è difficile da valutare in un personaggio come Djokovic. Stan Wawrinka ha fatto capire che se Novak si presenta integro fisicamente è difficile per chiunque reggere il confronto. L’eccesso di sicurezza è sempre un limite, se non il peggior nemico, per i grandi campioni. Lo sa bene Djokovic. Ma lo sanno anche i suoi avversari.

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