Remy Bertola è stanco ma felice

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Reduce dalla finale del torneo ITF U25 di Caslano, il ticinese si racconta nel giorno del suo 23.mo compleanno - «Sto vivendo una stagione molto impegnativa, vorrei avvicinarmi il più possibile alla «top 500» del ranking mondiale»

Remy Bertola è stanco ma felice

Remy Bertola è stanco ma felice

Sulla terra rossa di Caslano si è giocata domenica la finale del torneo ITF. A trionfare è stato il francese Calvin Hemery, impostosi 6-4 4-6 6-4 sul beniamino di casa Remy Bertola. Il luganese, 23 anni proprio oggi, numero 601 dell’ATP, ha dato tutto ciò che aveva e si ritiene soddisfatto del gioco espresso.

Lo abbiamo incontrato a fine partita: «Sono molto stanco. La stagione è stata impegnativa, ho giocato parecchio e posso essere contento di come è andato l’ultimo match, così come tutto il torneo. Questo mese ho dato tanto e sapevo di non essere freschissimo, perciò sono soddisfatto del risultato. E sono felice di aver giocato davanti al pubblico di casa, rende tutto più bello».

Due turni più in là
Anche l’avversario di Remy Bertola ha comunque potuto contare su diversi sostenitori. Il francese, numero 411 del ranking ATP, ha gestito bene l’andamento della partita e si è di fatto imposto sull’avversario facendo suo il nono gioco del terzo set, strappando il servizio al ticinese in un game estenuante, lunghissimo, che sapeva di vittoria. Hemery ha poi completato l’opera mantenendo il servizio, chiudendo i conti in poco meno di tre ore. «Non avevo mai avuto l’occasione di incontrare Calvin prima d’ora. È un ragazzo molto simpatico e in questi giorni più volte ho scambiato qualche parola con lui. Si è dimostrato più forte di me e per questo ha meritato di vincere». L’anno scorso Remy aveva lasciato il torneo ai quarti di finale, sconfitto dalla racchetta di un altro svizzero, Sandro Ehrat, laureatosi poi campione. Quest’anno invece il ticinese è arrivato fino all’atto finale. «Di questo sono assolutamente soddisfatto, non me l’aspettavo. Ma nel tennis è così, bisogna essere pronti a tutto: può capitare di uscire al primo turno e poco dopo raggiungere una finale, fa parte delle regole del gioco».

Lavoro e ambizioni
L’appuntamento di Caslano, così come gli altri tornei internazionali ITF, ha lo scopo di far guadagnare punti ATP ai giocatori in modo che poi possano entrare in competizioni più prestigiose. «Purtroppo arrivare in finale non cambia molto a livello di carriera. Sicuramente è un piccolo passo in avanti e soprattutto fa bene al morale, ma per poter salire di livello bisogna vincere le partite e bisogna vincerne parecchie», racconta Remy. Se il raggiungimento dell’atto conclusivo fa bene al morale, conviene cavalcare l’onda e provare a sfruttare il buon periodo. «Effettivamente sto lavorando bene con tutto il mio team e spero di continuare a macinare vittorie. Il mio obiettivo a lungo termine sarà quello di avvicinarmi più che posso ai primi 500 entro fine anno».

Vita sociale e pandemia
Il tennis occupa completamente la vita di Remy Bertola, questo gli permette da un lato di progredire il più velocemente possibile, ma dall’altro gli impedisce di gestire come vorrebbe la sua vita privata. «A volte è difficile conciliare tutto e può succedere, come è stato il caso quest’estate, di vedere i miei genitori per soli 4-5 giorni nell’arco di tre mesi. Anche creare e mantenere delle amicizie risulta complicato. Inoltre, tornare a casa per me significa riposare, non stare a contatto con troppa gente, e questo non fa che aumentare la difficoltà nel conciliare il mio lavoro con la mia vita sociale».

La pandemia, in questo senso, potrebbe essere stata un toccasana. Oppure, come per tanti altri, un impiccio. «Il periodo di lockdown non mi ha eccessivamente condizionato, ma non ho amato particolarmente il fatto di stare seduto tutto il tempo sul divano invece di viaggiare e giocare. Non ci sono stato troppo male, ma so di molti colleghi che hanno perso motivazione. Io sono contento di come ho saputo reagire: ho continuato ad allenarmi in casa, e appena ne ho avuta la possibilità sono tornato in campo. Fisicamente non ho perso nulla».

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