Roger: «È bello poter definire amico uno dei tuoi più grandi rivali»

Tennis

Federer e Nadal protagonisti del «Match in Africa» promosso a Cape Town dalla Fondazione benefica del basilese

Roger: «È bello poter definire amico uno dei tuoi più grandi rivali»
L’insostenibile leggerezza di Roger Federer. © EPA/Lukas Coch

Roger: «È bello poter definire amico uno dei tuoi più grandi rivali»

L’insostenibile leggerezza di Roger Federer. © EPA/Lukas Coch

Roger: «È bello poter definire amico uno dei tuoi più grandi rivali»

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Archiviato l’Australian Open dopo la semifinale persa contro Novak Djokovic, Roger Federer continua a far parlare di sé. La sua bella immagine emerge anche in questi giorni: da una parte il «Match in Africa» a Cape Town con Rafael Nadal, dall’altra la fresca pubblicazione della biografia di René Stauffer (Sperling & Kupfer).

Un pizzico di umorismo non guasta mai. Lo sa bene Roger, quando commenta a caldo le sue vittorie o le sue sconfitte. Ma anche quando parla di argomenti seri o delicati. Come il riscaldamento del clima, gli incendi australiani o le azioni benefiche a favore dell’educazione dei giovani. Soprattutto in Africa. Che Roger abbia una spiccata sensibilità per il continente africano lo sappiamo. Un po’ per le origini di sua madre Lynette, un po’ per la fondazione che ha voluto creare, un po’ per il ricordo delle numerose vacanze trascorse in quel Paese quando era un ragazzino. Il basilese, allora, non sapeva ancora quale strada avrebbe intrapreso, se non che avrebbe desiderato crescere con lo sport.

La prima edizione

C’è un sostantivo che dà il titolo ad un capitolo del nuovo volume di Stauffer: il filantropo. E così ci tornano in mente le varie edizioni del «Match for Africa» alle quali ha finora dato vita. La prima, proprio con il maiorchino, si era tenuta all’Hallenstadion di Zurigo nel dicembre 2010. Altre ne seguirono. Nel 2014, sempre a Zurigo, partecipò Stan Wawrinka. La terza fu rinviata per l’infortunio di Roger ed ebbe luogo il 10 aprile 2017, ancora a Zurigo, contro lo scozzese Andy Murray. La quarta, a seguire, si giocò nello stesso mese, il 29 aprile. Nell’ambito di altre azioni benefiche, Roger andò anche a Glasgow, accettando la proposta di un’esibizione organizzata da Murray, burbero in campo ma con l’animo estremamente gentile.

Scambio di esperienze

«Mi rendo conto che il mondo della filantropia è piuttosto piccolo e i rapporti che si creano nell’ambiente sono caratterizzati da molta trasparenza. Con l’intento di fare del bene e raccogliere il denaro necessario nel modo più efficiente possibile, i partecipanti si scambiano generosamente know-how ed esperienze», scrive Stauffer, che conosce bene le dinamiche non solo sportive dei protagonisti. Così è anche capitato che altri «Match for Africa» furono sostenuti da Bill Gates, prima a Seattle e poi nella Silicon Valley. Gates, a sua volta, aveva creato una delle fondazioni caritatevoli più importanti del mondo. Tra i protagonisti in quelle occasioni ci furono gli statunitensi John Isner e Jack Sock.

Il contributo di Gates

Ma torniamo all’evento odierno a Cape Town. Oltre al singolare tra Roger e Rafa, ci sarà anche un doppio al quale prenderanno parte lo stesso fondatore di Microsoft e il noto umorista sudafricano Trevor Noah. Federer, che aveva preparato l’Open d’Australia con una serie di esibizioni nel Sud e Centro America, adesso può dunque godersi questo evento sudafricano, che si svolgerà davanti a oltre 50.000 spettatori. «Abbiamo voluto creare qualcosa di speciale tutt’altro che esclusivo. Stavolta abbiamo coinvolto persone che normalmente non potrebbero permettersi di seguire il tennis professionistico».

Ritorno in Colombia

Prima di riprendere seriamente la via del circuito, Federer farà ancora una tappa a Bogotà, dove il 24 marzo affronterà l’esibizione con Alexander Zverev prevista nel novembre scorso, ma annullata per il coprifuoco nella capitale della Colombia.

Ma quali sono state le prime dichiarazioni di Roger per lanciare questo «Match in Africa»? «Ho sempre desiderato fare qualcosa per aiutare i ragazzi e per contribuire a rendere efficiente la loro educazione. Ho anche imparato che una fondazione necessita trasparenza. Ci vuole inoltre la spinta della passione e l’amore per quello che si fa. Gli insegnanti devono essere preparati, i ragazzi bene educati».

Poi un riferimento a Nadal: «È bello poter definire amico uno dei tuoi più grandi rivali sportivi. Lui ha il suo punto di riferimento a Maiorca, io il mio in Sudafrica e in Svizzera. I nostri destini si incrociano. Insieme facciamo diverse promozioni».

Ambasciatore sportivo

Nel volume di Stauffer si capisce che Roger ha sempre avuto la filantropia nel sangue. «Un anno dopo il suo primo successo a Wimbledon (2003), il basilese contatta gli sportivi per compiere un’azione comune di sostegno allo Tsunami del 26 dicembre 2004 nell’Oceano Indiano. Oltre duecentomila persone avevano perso la vita. Prima del torneo di Indian Wells, in California, 9 tennisti della Top 10 giocano una serie di amichevoli per raccogliere fondi per le vittime. Un anno dopo l’UNICEF, nella sede centrale di New York, nomina Federer ambasciatore di buona volontà».

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