Tennyson: «Dal deserto californiano a Lugano, con tanta esperienza in valigia»
Matt Tennyson è talmente californiano da sembrare un attore di Hollywood. Un giovane Matthew McConaughey. Reduce dalla sua prima settimana in bianconero, il 33.enne difensore ci ha raccontato un po’ di sé e delle sue aspettative.
Buona fortuna
C’è una tradizione, nella famiglia Tennyson. Prima di ogni partita, ovunque si trovi, Matt riceve un messaggio da papà Tom: «Good luck». Buona fortuna. «Lo fa solo se è previsto che io giochi», precisa il difensore con 173 presenze in NHL. Difficilmente, dunque, il rituale si ripeterà stasera. Il suo esordio in bianconero, infatti, non è atteso per la sfida con il Langnau. «Ma mi aspetto di giocare, prima o poi, e di poter dare il mio contributo», racconta il decimo straniero bianconero. «L’allenatore deve fare delle scelte, ma se deciderà di darmi fiducia, farò il massimo per ripagarla. In questi primi giorni in Ticino ho cercato soprattutto di imparare il sistema, di conoscere i nuovi compagni e di raggiungere la miglior forma possibile. Sono venuto qui per fare ciò che mi verrà chiesto e per portare la mia esperienza».
Dopo un’intensa stagione 2022-23 in AHL con i neonati Coachella Valley Firebirds, il farm team dei Seattle Kraken, Matt ha atteso parecchio prima di rimettersi in gioco: «Non rimpiango la mia scelta. La scorsa stagione ho disputato 97 partite, arrivando fino alla finale di AHL, terminata il 21 giugno. Mi sono preso il tempo per recuperare, poi ho aspettato l’opportunità giusta. Venire in Svizzera mi ha sempre stuzzicato».
Ricordi nel deserto
La scorsa primavera, Tennyson ha disputato ben 26 gare di playoff. Più di quante ne ha giocate l’HCL nelle ultime cinque stagioni. Eccolo, insomma, il bagaglio di esperienza di cui parlava Matt: «In aprile compirò 34 anni e sono professionista da una dozzina di stagioni. Non è evidente arrivare in una nuova squadra a campionato così inoltrato, ma sto facendo del mio meglio per assimilare velocemente il cambiamento. Fin qui sta andando tutto benissimo, sono molto felice».
L’ultima di quelle 26 partite di playoff, è stata la più dolorosa per Matt e i Firebirds: «Abbiamo perso la finale della Calder Cup all’overtime di gara-7. Quando il tuo obiettivo svanisce in quel modo, ti si spezza il cuore. È stata comunque una stagione memorabile, soprattutto per una squadra al suo primo anno di esistenza».
Giocare nel deserto californiano, ha avuto un significato particolare per Matt: «Da piccolo andavo sempre in vacanza dai nonni a Palm Springs, dove ora ha sede la squadra. Poi, nel 2015, i miei genitori si sono stabiliti a Rancho Mirage, a pochi minuti di distanza. Non potevano immaginare che sette anni più tardi io sarei andato a giocare proprio lì. Non c’era neppure una pista di ghiaccio. Ora, invece, l’Acrisure Arena di Palm Desert è una delle più frequentate di tutta la AHL. Tante persone provenienti dal Canada, dal Minnesota e dal Michigan trascorrono l’inverno da quelle parti, in fuga dal gelo e dalla neve. Per loro è divertente poter coltivare la passione per l’hockey anche al caldo».
La forza del gruppo
Matt Tennyson sa bene quanto sia determinante la forza del gruppo per ottenere successo: «Quanto ho vissuto con i Firebirds, in una squadra costruita da zero, è significativo. L’inizio è stato molto complicato, ad essere onesti. La pista non era ancora pronta e fino a metà dicembre abbiamo dovuto allenarci e giocare a Seattle. Questo inconveniente, però, si è rivelato utile per imparare a conoscerci meglio. Lontano da casa, abbiamo avuto tanto tempo per frequentarci fuori dal ghiaccio. Questa chimica si è rivelata preziosa nel corso del campionato. Peccato non aver sollevato il trofeo, ma abbiamo imparato davvero molto».
A Lugano, Tennyson ha ritrovato un vecchio amico: «È stato bello riabbracciare Mirco Müller, avevamo legato parecchio ai tempi dei Devils e degli Sharks. Prima che arrivassi qui, lui si è assicurato che andasse tutto bene, mettendosi a disposizione per ogni necessità. Anche con Nico Hischier e Jonas Siegenthaler, miei compagni nel New Jersey, ho discusso del mio trasferimento in Svizzera. Eravamo legati».
A Nashville, la sua ultima tappa in NHL nel 2021-22, Matt ha giocato con un altro grande del nostro hockey, Roman Josi: «Lui e Nico sono due grandi leader. Per un nordamericano è un po’ strano vedere due capitani svizzeri in NHL, ma i progressi dell’hockey elvetico sono sotto gli occhi di tutti».
Il futuro può attendere
In attesa di debuttare, prima o poi, con i bianconeri, Matt Tennyson non vuole pensare troppo al suo futuro: «Sono tornato a respirare l’aria dello spogliatoio da pochi giorni e me la sto godendo. Prendo un giorno alla volta, poi si vedrà. I miei obiettivi attuali sono gli stessi del Lugano: chiudere al meglio la regular season, confermarci tra le prime sei e farci trovare pronti per i playoff». «Good luck», come direbbe papà Tom.


