Nuoto pinnato

«A volte mi sento una creatura marina»

Nina Angermayr, diciannovenne di Verscio, sarà in gara agli Europei di fine giugno

«A volte mi sento una creatura marina»
Nina Angermayr a bordo vasca durante un allenamento a Tenero (Foto Putzu)

«A volte mi sento una creatura marina»

Nina Angermayr a bordo vasca durante un allenamento a Tenero (Foto Putzu)

VERSCIO - Nell’aria un canto paradisiaco attira la nostra attenzione. Non riusciamo a resistere all’impulso: dobbiamo risalire alla sua fonte. Ci mettiamo così in cammino e, in pochi istanti, ci troviamo a bordo di una piscina. Al suo interno c’è una sirena: Nina Angermayr. «Meglio un delfino – dice ridendo – ha più una connotazione unisex». Diciannove anni, di Verscio, a fine mese la giovane spiccherà il volo per la Grecia, direzione Ioannina, dove si terranno i campionati europei di nuoto pinnato (25 giugno-2 luglio). La tesserata del Flippers Team di Tenero è alla sua seconda partecipazione dopo il debutto di due anni fa in Polonia. «Sono felice, ma al tempo stesso un po’ agitata in quanto è la competizione più importante dell’anno e mi confronterò con i migliori atleti del continente. Sono altresì euforica perché è sempre una bella esperienza che lascia molti ricordi positivi. Inoltre, rispetto alle altre gare che solitamente ti occupano solo per un fine settimana, i campionati europei si svolgono su un arco di tempo maggiore: ciò ti permette di venire a contatto con la realtà del posto, cosa che trovo molto bella e, soprattutto, arricchente dal punto di vista personale». Rispetto all’edizione polacca, gli attuali obiettivi di Angermayr, che si presenterà ai 200 m, 400 m e 800 m monopinna, sono diversi. «Nel 2017 ero andata agli Europei per preparare il Mondiale giovanile e quindi non ero troppo concentrata sul risultato. Adesso, invece, vado in Grecia con lo scopo di migliorare i miei tempi e con la speranza di riuscire a ottenere, magari, una medaglia». Nina è comunque una ragazza con i piedi per terra. Guardando a un lontano futuro, infatti, non vuole fare proclami e fissarsi traguardi irraggiungibili. «È vero, non mi sono mai posta un obiettivo da raggiungere assolutamente, preferisco lavorare a corto termine cercando di migliorare costantemente i miei tempi».

(Foto Putzu)
(Foto Putzu)

A Ioannina, la locarnese sarà non solo l’unica rappresentante ticinese, ma anche la sola nuotatrice rossocrociata ai nastri di partenza. «Per me è un onore. In Svizzera il nuoto pinnato è uno sport piuttosto di nicchia, quindi apprezzo particolarmente il fatto di poter vestire i colori del mio Paese sui palcoscenici internazionali. In questo modo posso dimostrare alle altre nazioni che pure alle nostre latitudini si pratica questa attività agonistica e che persino il nostro Paese ha qualcosa da offrire nel campo del nuoto pinnato». I primati dell’atleta non finiscono comunque qui. La giovane è in effetti una sorta di pioniere del nuoto pinnato elvetico: vincendo, nel marzo 2018, i 200 m di Lignano è diventata la prima svizzera a conquistare una gara di Coppa del mondo. «Venire considerata un punto di riferimento mi fa sicuramente piacere, soprattutto quando i giovani vengono a chiedermi dove ho preso la cuffia, visto che la vogliono come la mia, o a scattarmi una foto. Tuttavia non ci penso troppo; già prima di me c’erano degli sportivi che potevano esser ritenuti delle punte di diamante del nuoto pinnato confederato. Va poi detto che, nonostante attualmente io sia un esempio, non sono un modello irraggiungibile e, anzi, spero che alcuni ragazzi, vedendo cosa sono riuscita a fare, si ispirino a me per ottenere i miei medesimi risultati».

(Foto Putzu)
(Foto Putzu)

Oggi, insomma, Nina è il faro del nuoto pinnato svizzero. Come ha iniziato a praticare questa attività? «Come tutti i bambini volevo imparare a nuotare, quindi mia madre mi ha iscritta ai corsi di nuoto organizzati dal Flippers Team. Terminato il corso, mi è stato chiesto se fossi interessata al nuoto pinnato che, allora, non conoscevo per niente. All’età di 8 anni ho così deciso di tentare e mi è piaciuto: ho perciò continuato fino ad oggi. Di questo sport, in particolare, amo la monopinna: mi fa sentire una creatura marina e, al tempo stesso, mi permette di raggiungere grandi velocità. Mi piace pure il fatto che la nostra è una pratica atletica che richiede un discreto tasso tecnico».

«Scuola e sport? Più che una questione di sacrifici e rinunce, si tratta di essere in grado di organizzarsi»

Campionessa in acqua, Nina è altresì una fuoriclasse nella vita privata. Attualmente impegnata con gli esami di maturità liceale, la ragazza di Verscio, nonostante avesse la possibilità di seguire una formazione da sportiva della durata di cinque anni, ha preferito seguirne una classica di quattro come tutti i suoi coetanei. E non vuole nemmeno sentire parlare di sacrifici. «Più che una questione di rinunce, si tratta di essere in grado di organizzarsi: con una buona programmazione della giornata, tutto è fattibile, anche se non è sempre facile. Se so che ho una gara, semplicemente inizio a studiare prima dei miei compagni». Angermayr ha inoltre le idee chiare, e ambiziose, per il suo futuro. «A settembre inizierò a studiare economia all’Università di San Gallo. Sono contenta, per me sarà un’avventura completamente nuova. Sarà la prima volta che andrò a vivere da sola e ciò mi stimola molto. Devo dire che sono fortunata, poiché non avrò l’ostacolo della lingua dal momento che mia madre è grigionese e mio padre è bernese e perciò con loro parlo svizzerotedesco». La maturità della locarnese è pure dimostrata dalla sua capacità di stabilire le proprie priorità. «Per me è chiaro – ci dice – che il focus resta sulla formazione. Mi piacerebbe ancora gareggiare ad alti livelli e farò di tutto per continuare, ma se gli impegni sportivi dovessero cozzare con quelli accademici, non esiterò a lasciare il nuoto».

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