Felice Gimondi

«Ai Mondiali del ‘71 il mio cuore batteva per lui»

Renzo Bordogna, già presidente del Velo Club Mendrisio, ricorda il campione italiano deceduto ieri

«Ai Mondiali del ‘71 il mio cuore batteva per lui»
Foto Keystone

«Ai Mondiali del ‘71 il mio cuore batteva per lui»

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«Vorrei tenermi tutto dentro, però non è giusto perché la gente dovrebbe sapere chi era Felice Gimondi». Con la voce rotta dall’emozione, Renzo Bordogna apre il libro dei ricordi per noi. «Ho perso un grande amico» spiega lo storico numero uno del Velo Club Mendrisio. «Lo conobbi in occasione dei Mondiali del 1971, anzi prima. Già sul finire del 1970 visto che lui venne a Mendrisio a vedere il percorso. Iniziammo a parlare. Fu l’inizio di una lunga e immensa amicizia».

Fu un’edizione epica, quella. Gimondi e Eddy Merckx battagliarono per tutta la gara. Alla fine la spuntò il belga. «Io ero presidente del comitato organizzatore, perciò non potevo tifare per l’uno o per l’altro. Ma il mio cuore, quando erano in fuga, palpitava per Felice. Il fatto è che a Mendrisio c’erano tantissimi suoi tifosi. Mi dissi: come potremmo contenerli se vincesse Gimondi? L’entusiasmo fu tale che, nonostante il secondo posto, ci fu una vera e propria invasione. La zona dell’arrivo era strapiena».

Appena poteva, Bordogna si godeva le gesta dell’amico dal vivo. «I suoi furono risultati importantissimi». Già, Gimondi è stato uno dei sette corridori ad aver conquistato tutti e tre i grandi Giri: Italia, Francia e Spagna. «Era un fenomeno, ma questo è risaputo. A me preme ribadire che Felice era un grande uomo. Uno alla Fiorenzo Magni. Gente che metteva al primo posto il rispetto. Dei campioni, ma soprattutto degli amici. Disponibili, semplici, cortesi. Gimondi non andava mai oltre, si arrabbiava per l’esito di una corsa magari. Successe anche nel 1971. Ma per pochi minuti. Poi tornava quello di prima. Il Felice di sempre».

Ideatore del Mendrisio d’oro, Bordogna ricorda anche il rapporto che legava Gimondi al Ticino e al Magnifico Borgo in particolare. «Felice ricevette il premio nel 1973 e in seguito entrò a far parte della giuria. Vi restò fino a pochi anni fa. Poi non se la sentiva più di presenziare alla nostra serata. E così ci venne in mente di fare entrare sua figlia. Ma il riflesso del corridore e dell’uomo arrivava anche in quella giuria. Felice esprimeva la sua opinione e dava la sua preferenza, ma non era il tipo che si imponeva. Era veramente una persona squisita».

Di aneddoti, storie e racconti Bordogna ne ha ancora a iosa da condividere. Ma improvvisamente viene assalito da una sensazione di vuoto e smarrimento. «È come se avessi perso un famigliare» ci confida. «Non volevo parlare, davvero. Ma era giusto che i lettori sapessero cos’è stato Felice Gimondi per il ciclismo, per Mendrisio e per me».

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