"Dello sport apprezzo soprattutto i dribbling linguistici di Gianni Brera"

Il professor Ottavio Lurati è l’11. Membro del Club dei 30 - “Penso che l’attività sportiva abbia raggiunto una dimensione troppo invasiva, specialmente sui giornali. Ho ascoltato alcuni ragazzini: per loro il fondatore dell’Italia è Francesco Totti”

"Dello sport apprezzo soprattutto i dribbling linguistici di Gianni Brera"
"Se vogliamo farci valere oltre Gottardo, è obbligatorio superare i nostri limiti, uscire dal Ticino e non farci rappresentare da tizi che battono il bastone sul banco"

"Dello sport apprezzo soprattutto i dribbling linguistici di Gianni Brera"

"Se vogliamo farci valere oltre Gottardo, è obbligatorio superare i nostri limiti, uscire dal Ticino e non farci rappresentare da tizi che battono il bastone sul banco"

LUGANO - Se la parola fosse un pallone giocherebbe in uno dei campionati di calcio più importanti del mondo e guadagnerebbe milioni. Linguista tra i più rinomati del nostro Paese, e non solo, Ottavio Lurati, chiassese, 78 anni, già professore di linguistica italiana all'Università di Basilea, studioso di fraseologia, etimologia, neologismi e della lingua regionale della Svizzera Italiana, si è guadagnato la sua convocazione in nazionale ed infatti lo scorso mese di novembre è stato chiamato a far parte dei membri della prestigiosa Accademia della Crusca in qualità di corrispondente estero.

Il Professore però dallo sport prende le distanze.

"Come cittadino penso che l'attività sportiva abbia raggiunto una dimensione troppo invasiva, specialmente sui giornali e per me questo continuo insistere ha dei riflessi negativi sulla società. Pensi che qualche settimana fa sono stato in Romagna per tenere una conferenza e alla fine ho parlato con alcuni ragazzi che erano tra il pubblico: per loro il fondatore dell'Italia era Francesco Totti!".

A disamorare Ottavio Lurati dallo sport ha contribuito anche l'evoluzione di questa attività.

"La parola sport significa liberarsi dagli impegni. In origine era «de-portarsi fuori», poi abbreviata in «de-sport». Oggi lo sport non è più un liberarsi dagli impegni, ma un assillo, perché è stato contaminato dagli affari, dal denaro. È una delle debolezze della nostra società, soprattutto pensando alle molte persone che si trovano isolate e in grandi difficoltà. E anche se non sono un nostalgico, faccio fatica a capire come le nostre squadre non abbiano quasi più un ragazzo della Svizzera Italiana tra le loro file. Non sono contro gli «altri», quelli che vengono a giocare dall'estero, ma una squadra dovrebbe avere delle radici nel territorio".

Dunque, meglio tornare alla lingua, anche a quella utilizzata per narrare le gesta degli sportivi, che – ci consenta il Professore – ha avuto in un giornalista, Gianni Brera, un degnissimo cantore.

"Gianni Brera ha fatto evolvere l'italiano e bisogna dargliene atto. Ai suoi tempi c'erano necessità quasi civili: ha ereditato un linguaggio fortemente impregnato di fascismo, di senso della vittoria, e lui ha messo le cose anche un po' sul ridere, spaccando la tensione del successo, la solennità dello sport".

Come sta il nostro Cantone, invece, dal punto di vista linguistico?

"Abbiamo perso la capacità di redigere dei testi e non ci siamo sufficientemente evoluti a livello della conoscenza delle lingue. Si parla tanto di difesa dell'italiano, ma la miglior opportunità per farlo è conoscere bene il tedesco e qui non ci siamo. Adesso poi abbiamo anche la nostra Università, che per certi versi non è un bene: per un ticinese è importante lasciare la propria casa e confrontarsi con realtà diverse dalla sua. A suo tempo avevo suggerito all'onorevole Buffi, il papà dell'Università, di rendere obbligatori almeno tre semestri di studio universitario fuori Cantone. Se vogliamo farci valere oltre Gottardo, è obbligatorio superare i nostri limiti, uscire dal Ticino e non farci rappresentare da tizi che battono il bastone sul banco".

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