«Due incidenti devastanti e l’animo di un ragazzino»

Handbike

Il paralimpico Fabrizio Macchi, ticinese d’adozione, ricorda soprattutto le appassionanti trasferte negli Stati Uniti con Alex Zanardi

«Due incidenti devastanti e l’animo di un ragazzino»
Alex Zanardi, già pilota di formula uno, è stato anche quattro volte olimpionico con l’handbike.

«Due incidenti devastanti e l’animo di un ragazzino»

Alex Zanardi, già pilota di formula uno, è stato anche quattro volte olimpionico con l’handbike.

«Dicono che questa sia una settimana chiave per il mio amico Alex Zanardi. Siamo tutti con il fiato sospeso per il campione che lotta nell’ospedale di Siena». Fabrizio Macchi, ex atleta paralimpico, ticinese d’adozione, non vuole aggiungere molte parole a quello che in questi giorni è stato detto e scritto, non solo sui giornali italiani.

Sulla grandezza morale di Alex ha comunque voluto sottolineare un paio di concetti: «C’è stato un periodo in cui ci vedevamo spesso. Pedalavamo insieme, perché il commissario tecnico della nazionale italiana era anche il mio. Io ho smesso l’attività agonistica nel 2015 e da allora ci siamo sentiti molto meno. Ma il ricordo di una bella persona resta. Non può cancellarsi anche se si vive distanti. Ho sempre voluto un gran bene ad Alex e alla sua famiglia. Gliene voglio ancora di più adesso. Posso assicurare che è difficile immaginare cosa significhi convivere per un periodo più o meno prolungato con i bollettini medici».

Il campione intubato

In questi giorni di lunga attesa, non ci si può consolare con l’idea che il campione intubato sia stabile da un punto di vista clinico o che sia idealmente in stretto contatto con una nazione intera, per non parlare della famiglia ristretta.

«Già - prosegue Macchi – non ho parole se penso a quello che stanno vivendo in particolare la moglie e il figlio, che gli sono accanto con una indicibile compostezza. Cosa deve avere pensato la moglie dopo questo terribile scontro con un camion a quasi vent’anni da quell’altro, pure difficilissimo da digerire per una persona che possiamo definire normale. Che Alex abbia comunque qualcosa di unico, di eccezionale continuo comunque a crederlo. Campione di formula uno, campione di cart e, dopo l’incidente del 2001, in cui perse entrambe le gambe, il grande ritorno allo sport attraverso l’attività paralimpica con l’handbike. Il tutto mantenendo una serenità d’animo ed una voglia di vivere».

Vecchioni e Guccini

Ci vengono in mente le voci rassicuranti di Roberto Vecchioni e Francesco Guccini, che duettano nella canzone che apre l’album «L’infinito» pubblicato nel 2018. Quel pezzo, intitolato «Ti insegnerò a volare», dedicato ad Alex Zanardi, rappresentava una metafora della passione per al vita, che è più forte del destino. Cosa pensa Macchi a proposito del destino che ti può impedire di camminare e correre ma non di volare? «Dico solo che contro Alex si è accanito in un modo tremendo. Mi auguro però che proprio il suo attaccamento alla vita, sempre che quest’ultima vorrà graziarlo dandogli la possibilità di fare quello che faceva prima dell’incidente in handbike, possa avere il sopravvento. Perché Alex, che io avevo imparato a conoscere bene soprattutto in occasione delle nostre trasferte negli Stati Uniti, non ha solo un fisico eccezionale. Ha anche una testa ed una forza interiore che gli hanno sempre permesso di avere un’armonia serena».

Negli scorsi giorni, Massimo Gramellini aveva dedicato il suo «Caffè», la rubrica in prima pagina sul «Corriere della Sera», proprio ad Alex Zanardi e alla serenità che sapeva trasmettere. Il pezzo iniziava così: «Il giorno stesso in cui tornò a casa senza le gambe (ndr: storia del 2001), Alex volle sfidare il nipote a nascondino. Prima si infilò nel caminetto. Poi avvicinò le due sedie e ci si sdraiò sopra coprendosi con un plaid. Infine, si mimetizzò dentro il portavivande. La sera il nipote confidò alla madre: ‘Da grande voglio guidare una macchina da corsa e non avere le gambe come lo zio’. Dei tanti complimenti ricevuti quello era il più bello. Il complimento di un bambino a un uomo che per rinascere era tornato bambino».

«Questa era proprio la mentalità di Alex - ha concluso Macchi - . Ricominciare a scherzare con l’animo di un ragazzino».

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