Europei: Svizzera: una sola medaglia

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Il bilancio della nostra Nazionale salvato dall’argento di Vasco Berri

Europei: Svizzera: una sola medaglia
Vasco Berri sul podio degli Europei di Innsbruck. Per lui un argento dopo la finale persa contro l’austriaco Niki Natale.

Europei: Svizzera: una sola medaglia

Vasco Berri sul podio degli Europei di Innsbruck. Per lui un argento dopo la finale persa contro l’austriaco Niki Natale.

La Svizzera torna dai Campionati d’Europa di Innsbruck con una sola medaglia: quella d’argento dell’ottimo Vasco Berri, conquistata nella specialità individuale. Poco, troppo poco per una nazione dal passato prestigioso. È ancora fresco il ricordo di Roma 2015 (rientrammo da quei mondiali con due medaglie d’oro e una di bronzo).

Le classifiche che pubblichiamo a lato sono piuttosto esplicite. Siamo preceduti da parecchie squadre che nel nostro sport non hanno né una tradizione importante come la nostra, né in qualche caso nemmeno le strutture necessarie per emergere nel continente.

I dirigenti della Federazione, dopo l’esperienza in Argentina dello scorso anno e quella in Austria della settimana scorsa avranno di che riflettere. È vero che sono già stati decisi gli avvicendamenti tecnici che spiegheranno i loro effetti con il 2020. Ma il discorso andrà giocoforza ampliato. Le nostre squadre nazionali dovranno far parte di un progetto di più ampio respiro. Bisognerà tenere conto di ogni aspetto della loro gestione che avrà come obiettivo la riconquista al più presto del ranking mondiale che fu nostro per molto tempo.

La medaglia che portiamo a casa brilla di luce d’argento. Vasco Berri, ventun anni, è stato bravissimo. Ha saputo evitare le insidie degli accoppiamenti, ha saputo leggere con la perizia di un atleta scafato le insidiose corsie di gioco e non ha dimostrato emozione alcuna (o, se ne ha provate, è stato bravo a nasconderle). Al cospetto di Niki Natale - campione del mondo 2010 e grande favorito - che in semifinale ha mandato ai box Mirko Savoretti impedendo così all’Italia un clamoroso «en plein», Vasco nulla ha potuto se non opporre una dignitosa resistenza. La sua prestazione rappresenta una base molto interessate sulla quale costruire il futuro. I giovani bravi, ancorché non numerosissimi, non mancano.

A Innsbruck, i nostri giocatori ci hanno regalato poche emozioni, nonostante il loro assoluto impegno. A loro, al tecnico Remo Genni, alla sua ultima fatica sulla panchina, e ai dirigenti federali presenti rendiamo comunque atto di avere rappresentato il nostro Paese con dignità e di aver onorato la maglia rossocrociata.

Le partite, il cronometro e le emozioni
Numerose e di vario genere le considerazioni interessanti legate al Campionato europeo di Innsbruck.

A cominciare dalla novità, sperimentata lo scorso anno in Argentina, delle partite a tempo accolta come spesso accade con diffuso scetticismo. Eppure i 45 minuti possono rendere molto emozionanti le partite. Al di là del rispetto degli orari del programma, il tempo fa salire sovente l’adrenalina e riserva colpi di scena inimmaginabili. Come è capitato in alcuni momenti a Innsbruck. In ritardo per 5 a 8 contro l’Italia e giocandosi l’ultima mano dopo lo scoccare della sirena, la coppia femminile svizzera ha ideato un colpo di scena tecnico, suggerito dal «coach», che mai e poi mai si sarebbe visto nelle partite a punteggio. Colpo di scena che ha fruttato i tre punti necessari per pareggiare e garantirsi poi la giocata supplementare finita comunque in favore delle azzurrine.

Buone nuove anche nei rapporti tra Svizzera e Italia. I dirigenti si sono incontrati, rinchiusi tra le stupende montagne austriache, si sono parlati e hanno prospettato una positiva conclusione intorno al rinnovo della convenzione bilaterale sulla scorta delle proposte elvetiche. Ci saranno in futuro contatti più frequenti che non potranno che essere positivi per l’evoluzione dello sport e quindi per i rapporti fra i due Paesi.

Ai Campionati del mondo Under 18 che si giocheranno a Roma il prossimo anno e al Campionato del mondo senior del 2021, verosimilmente in Algeria, saranno ammesse 20 nazioni così ripartite: sette europee, sei sudamericane, una dell’America del nord, tre dell’Africa e altre tre dell’Asia-Oceania. Ecco la ragione per la quale era importante classificarsi tra le prime sette. Operazione che la Svizzera ha concluso positivamente per quattro discipline. A meno di inimmaginabili rinunce, non ci sarà nella coppia mista.

Cassetta è il nome nuovo a Dietikon

Michael Cassetta. Annotiamolo questo nome sul nostro taccuino. Michael Cassetta è un giovane poco più che ventenne approdato alla corte della Società Bocciofila Italgrenchen, che ha sede nell’omonima città solettese, proveniente dalla vicina Italia. La sua tessera FSB porta il numero 1999. Abita a Schnottwil, un piccolo comune di un migliaio di anime. E ivi lavora da pochi mesi.

A inizio anno si è classificato al terzo rango nella prestigiosa gara individuale di Budrione di Carpi alla quale hanno partecipato 800 giocatori.

E domenica ha vinto il suo (per ora) più importante torneo in terra elvetica - il Gran Premio Dietikon, gara nazionale – sbaragliando la qualificata concorrenza. Annotiamolo il suo nome poiché ricorrerà sovente nei nostri calepini.

Tra l’altro, Michael Cassetta con Sandro Scura, Alessandro Corbo, Alan Taeggi e Giuseppe Godino farà parte della selezione del Canton Soletta che sarà a Mendrisio domenica prossima a contendere al Ticino la vittoria nella Coppa svizzera.

Nell’incontro finale del torneo zurighese ha superato nettamente Marco Ferrari della San Gottardo di Chiasso, autore di una galoppata tanto bella quanto inattesa. Inattesa perché, tra gli altri, ha battuto nientemeno che il compagno di club Rodolfo Peschiera che partiva con i favori del pronostico. Dopo averlo cercato a lungo, Marco Ferrari ha ritrovato il gusto del gioco ed è ritornato fra i tenori del coro. Ne siamo felici.

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