Ho ritrovato la passione (anche) grazie a Kipchoge

Pensieri di corsa

Torna l’appuntamento con la rubrica di Filippo Rossi, giornalista e runner d’eccezione

Ho ritrovato la passione (anche) grazie a Kipchoge
La gioia di Eliud Kipchoge, recordman (non riconosciuto) della maratona. © EPA/Christian Bruna

Ho ritrovato la passione (anche) grazie a Kipchoge

La gioia di Eliud Kipchoge, recordman (non riconosciuto) della maratona. © EPA/Christian Bruna

Sentirsi nuovamente in forma è una bella sensazione. Sono riuscito a ristabilire un certo equilibrio nella mia vita sportiva e così è tornata anche la passione. Non ci credevo più, ma sentendo amici parlare di gare mi è ritornata la voglia di pormi un altro obiettivo. Correndo con lo zaino fino all’università oppure da amici quando c’è una cena, ripenso a quando fare queste scampagnate era la regola. È bello ripensare alle esperienze passate, ma ormai così lontane nel tempo. Molte cose cambiano nella vita delle persone. I primi anni di corsa ero così spensierato e curioso che mi bastava un piccolo incentivo, uno zainetto e una bottiglietta, per partire alla «carlona». Andavo ovunque mi invitassero, facendomi una doccia al volo dove capitava (prendendomi la nomea di «scroccone»). Era un modo per allenarmi e non perdere tempo. Poi, trovavo sempre la maniera di tornare a casa. Ero anche arrivato fino a Lenno, sul lago di Como, partendo da Lugano. All’avventura, attraversando la val d’Intelvi. Volevo provare la sensazione di passare una frontiera di corsa. Era il compleanno di mia madre e si festeggiava là. Dopo una giornata di studio (ero all’università), avevo preso i vestiti per la festa, mi ero messo le scarpe ed ero partito alla volta di Bissone, Arogno, su per la Valmara e poi, dopo aver attraversato la val d’Intelvi, ero sceso vicino ad Argegno per continuare fino a Lenno. Una trentina di chilometri in totale. Arrivato, gli amici che ospitavano la festa mi avevano accolto calorosamente ma guardandomi come se non avessi tutte le rotelle a posto (divertiti chiaramente). La stessa cosa la facevo tornando dalla vecchia redazione di Lugano del Corriere del Ticino in Corso Elvezia, durante il mio primo stage. Dopo il lavoro mi cambiavo, mettevo le cose nello zaino e tornavo a casa a Comano. La mattina prendevo il bus. Ero pure ecologico. Ma la cosa più bella, alla fine di queste uscite, era la sensazione di benessere. Di sapere che il tuo dovere lo avevi fatto. Non ha prezzo. Penso che molti corridori, come me, sappiano di cosa sto parlando. Significa mangiare e bere a gogò dicendosi «ma sì, tanto ho corso». Questa frase negli ultimi mesi l’ho ripetuta a me stesso un po’ troppo.

Negli ultimi anni però, ho perso quella voglia e sono diventato più puntiglioso, ponendomi molti più dettagli su dove, come e quanto per evitare problemi. Ma, soprattutto, gli allenamenti, sempre più specifici, non me l’hanno più permesso. Ecco perché riscoprire questo piacere mi ha rallegrato parecchio. Ho portato il mio zaino a Londra. Lo riempio fino al’orlo e parto, senza farmi troppi crucci. Qui è bello, perché vedo molta gente che corre al lavoro oppure va con la bicicletta. Non mi sento un alieno. Ma le distanze sono molto più lunghe che a casa. Guardando la mappa non ci si rende conto. E quindi tendo spesso ad esagerare con la velocità senza calcolare correttamente la distanza. Ho bisogno di tempo. E poi, non sono mica Kipchoge che fa i 20 all’ora.

A proposito di Kipchoge, il keniano che ha corso la maratona sotto le 2 ore a Vienna (non ufficiale). Non sono d’accordo con la scelta di farlo correre da solo e su un percorso perfetto, con decine di lepri. Non mi sembra una cosa vera, ma meccanica. Anche se non voglio togliere nulla alla sua performance strabiliante. Oggi l’uomo è sceso sotto le due ore in maratona ed è sicuramente merito anche di Kipchoge. Tuttavia, la scienza nello sport ha fatto fare progressi incredibili forzandone forse alcuni proprio per quella voglia impellente di cercare sempre di più. A parte questo, immagino la sua emozione quando, dopo ben 3 tentativi, è riuscito a realizzare il suo obiettivo. Servirà da motivazione per allenarsi di più e meglio.

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