Il grido d’aiuto dei Tigers: «Non ce la facciamo più»

Basket

Alessandro Cedraschi, presidente del Lugano, lancia un nuovo appello: «Ci servono maggiori aiuti finanziari e forze fresche»

Il grido d’aiuto dei Tigers: «Non ce la facciamo più»
Cedraschi e Nikolic. © CdT/Gabriele Putzu

Il grido d’aiuto dei Tigers: «Non ce la facciamo più»

Cedraschi e Nikolic. © CdT/Gabriele Putzu

Mancano pochi minuti all’inizio della conferenza stampa dei Tigers. Alessandro Cedraschi, in elegante completo blu, consegna ai presenti l’adesivo «Sì allo sport», in sostegno al Polo sportivo di Lugano. Dalla terrazza del ristorante Anacapri lo sguardo del presidente si perde sui tetti della città. Poi si sposta verso Cornaredo. Lì, insieme allo stadio di calcio, potrebbe sorgere – referendum permettendo – il palazzetto multifunzionale. «Una struttura che la pallacanestro luganese aspetta da 50 anni», dice Roberto Badaracco in rappresentanza del Municipio.

Manca il sostegno
Il «Cedro» incassa i complimenti delle autorità e l’invito a tenere duro, ma non sembra tranquillo. Da anni afferma di voler smettere, poi a settembre lo trovi sempre lì, circondato dai suoi giganti. Stavolta, però, il grido d’aiuto è più forte che mai: «Il nostro settore giovanile è sano e autonomo, è l’unico in Svizzera con due compagini per categoria. Però la prima squadra, che dovrebbe essere un faro per le nuove generazioni, è in difficoltà. Non ce la fa più a sopravvivere da sola. Manca il sostegno finanziario delle aziende locali, che hanno drasticamente diminuito il loro contributo. Forse si pensa che il nostro vecchio sponsor principale sia ancora presente per tappare tutti i buchi, ma non è più così. Oggi il nostro budget è sceso ad un quinto di quello del 2010. Stiamo facendo i salti mortali».

Le solite facce
I soldi non sono l’unico problema, come spiega il numero uno dei Tigers: «Servono nuove persone che prendano in mano la società. Ne abbiamo bisogno il prima possibile, già quest’anno, così che possano fare un po’ di apprendistato al nostro fianco. Io ho 70 anni, sono presidente da 16 e nel basket da 57. Il nostro contabile ha 67 anni, la segretaria 65. I miei collaboratori hanno espresso il desiderio di mollare, la nostra generazione ha fatto il suo corso. Non dico che lasceremo domani, ma non siamo eterni. Io vorrei essere affiancato da qualcuno a cui insegnare il mestiere di presidente, per poi passargli le redini. Non posso assicurare di andare avanti ancora tanti anni. E se dovesse succedermi qualcosa? Non sono stufo e non ho perso l’entusiasmo, ma è giusto che io cominci a pensare al futuro».

La preoccupazione del presidente. © CdT/Gabriele Putzu
La preoccupazione del presidente. © CdT/Gabriele Putzu

Farsi le ossa
Di ambizioni sportive non si parla. «Oggi i risultati non sono la nostra preoccupazione, siamo pronti a vivere una stagione difficile, in cui i giovani possano accumulare esperienza, farsi le ossa e crescere al fianco dei pochi professionisti sotto contratto. Nel futuro palazzetto, però, vorremmo arrivarci con una squadra dignitosa. E per riuscirci ci serve una grossa mano. Non abbiamo paura di retrocessioni o di fallimenti. La prima squadra, in qualche modo, andrà avanti. Continuerà ad esistere, anche solo con cento franchi di budget. Ma la gente deve capire che le pacche sulle spalle non ci bastano più».

Cedraschi, Nikolic e i tre nuovi acquisti. © CdT/Gabriele Putzu
Cedraschi, Nikolic e i tre nuovi acquisti. © CdT/Gabriele Putzu

Aspettando il terzo straniero
Per la stagione 2021-22, i Tigers sono stati affidati a Milutin Nikolic, vecchia conoscenza del basket ticinese. Sarà assistito da Salvatore Cabibbo, head coach fino allo scorso anno. «Ma non chiamatelo vice, io e Totò saremo alla pari», spiega il nuovo allenatore. «Ho accettato questa sfida perché la considero bella, seppur difficile. La squadra è motivata, i ragazzi hanno voglia di lavorare. È complicato parlare di risultati, soprattutto pensando al passato vincente del club, ma daremo il massimo. Nella rosa ci sono tanti ticinesi, tutti cresciuti nel Lugano. Spero che il pubblico apprezzi questo fatto e venga a vederci. Vogliamo iniziare già oggi a costruire la squadra che giocherà nel nuovo palazzetto, una struttura che farà progredire tutto il movimento cestistico».

In mezzo a sette giovani cresciuti nel vivaio, spiccano i due nuovi stranieri: l’ala Markel Jamall Humphrey, ex Ginevra, Monthey e Neuchâtel, e il centro Arkim Martin Robertson, in arrivo dal campionato croato. Dagli USA è invece rientrato il playmaker ticinese Mattia Cafisi. Il capitano sarà Andrea Bracelli. L’altro veterano del gruppo è Nikola Stevanovic, al quarto anno in Ticino. Un terzo straniero «a basso costo» sarà annunciato a breve.

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