Italia a Tokyo senza inno e bandiera?

Il caso

Il Comitato olimpico internazionale potrebbe sanzionare il Bel Paese per la mancata autonomia del CONI

Italia a Tokyo senza inno e bandiera?
© EPA/FRANCK ROBICHON

Italia a Tokyo senza inno e bandiera?

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Ventiquattro ore circa per capire cosa ne sarà dello sport italiano alle Olimpiadi. Il d-day è fissato per domani, mercoledì 27 gennaio, il giorno della riunione dell’Esecutivo del Comitato olimpico internazionale che dovrà pronunciarsi su quello che il CIO ha indicato come mancato rispetto della carta olimpica da parte dell’Italia per quanto riguarda l’autonomia del CONI. Il rischio, concreto? La partecipazione dell’Italia ai Giochi di Tokyo senza tricolore e senza inno di Mameli.

Il segnale del Governo di Conte - auspicato ancora ieri dal presidente del CONI, Malagò - potrebbe arrivare oggi, quando il consiglio dei ministri dovrebbe esaminare «fuori sacco» il provvedimento sull’autonomia del CONI. Sarebbe così evitata quella che altrimenti si prefigura come una figuraccia mondiale. In audizione presso le Commissioni riunite VII, VIII e IX della Camera dei Deputati, Malagò ha detto che «si può ancora risolvere questa situazione, fino al 27 gennaio, abbiamo tempo per farlo. Il CIO non chiede nulla di diverso da ciò che il governo italiano si è sempre impegnato di fare, per la prima volta il 24 giugno 2019 quando l’Esecutivo ha firmato l’host city contract per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026». Insomma, tutto è nella mani del governo Conte, che alle prese con la crisi ha convocato per oggi un consiglio dei ministri prima di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni.

Di figuraccia parlano diverse forze parlamentari, dai renziani Sbrollini e Nencini, a Gasparri di Forza Italia; Rampelli (FdI) chiede rispetto per gli atleti, la Lega attacca Spadafora, Valente dei Cinquestelle chiede un intervento mirato rilanciando la richiesta di intervenire sul personale.

Secondo il presidente del CONI «ci siamo ridotti così perché la società Sport e Salute, diventata emanazione del governo, nel frattempo non ha scorporato le funzioni del CONI: pianta organica e asset. Nell’ambito delle sue funzioni, il CONI non può dipendere da una società del governo. Credo che ci sia la volontà di sistemare la situazione ma per colpa della politica questo discorso in 25 mesi non è stato risolto». Il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, sempre in audizione, ha sottolineato che «mai Sport e Salute ha inciso o tentato di incidere sull’autonomia del CONI. Il CIO ci chiede maggiore autonomia o ci chiede una legge? - ha aggiunto Cozzoli -. Da quello che abbiamo letto si chiede un ritorno al passato. Sport e Salute aveva proposto una soluzione tempestiva, semplice, lineare, peraltro sollecitata dal CONI in una lettera del settembre 2019. Evidentemente questa soluzione non va più bene al CONI. Abbiamo invitato il CONI per aiutarci a definire il contratto di servizio per legge e non abbiamo avuto risposta. Noi siamo disponibili a dare al CONI il personale e i servizi che chiede ma la sensazione è che oggi siamo solo noi a cercare una soluzione istituzionale».

Di certo c’è il fatto che da due anni a questa parte il CIO ritiene l’Italia non in linea con la Carta Olimpica e tecnicamente è sanzionabile, come ha spiegato Francesco Ricci Bitti, a lungo membro del CIO e ora presidente dell’ASOIF (l’ente che riunisce le Federazioni internazionali olimpiche estive). «Ho avuto una conference call con Thomas Bach, se avessero già deciso lo avrei saputo. La situazione comunque è molto chiara: l’Italia è fuori dalle regole della carta olimpica da due anni e quindi anche la pazienza della gente che in generale cerca soluzioni e non sanzioni è alla fine e quindi è sanzionabilissima. L’unica cosa da vedere è se l’esecutivo dà la sanzione o decide per una condizionale. Sono le uniche due possibilità. Certo in due anni c’era tempo sufficiente e questo giustifica lo spazientirsi delle autorità del CIO».

Gianni Petrucci, numero della Federbasket, non crede «che il CIO abbia deciso, però è grave, perché siamo alla vigilia dell’Esecutivo del 27 e i casi sono due: o non c’è la volontà, o non c’è autorità. Non si è mai arrivati a un punto tale per cui il primo Comitato olimpico del mondo, di un Paese che è ai primi posti del posto per risultati sportivi e olimpici, debba essere umiliato, perché ancora non si è data la completa autonomia al CONI».

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