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Juwann James: «Adesso ci vuole testa»

L’americano dei Lugano Tigers lancia gara-3 della sfida con Ginevra – La SAM cerca riscatto a Monthey

Juwann James: «Adesso ci vuole testa»
Il bianconero Juwann James vuole essere protagonista in gara-3 contro Ginevra all’Istituto Elvetico. (Foto Keystone)

Juwann James: «Adesso ci vuole testa»

Il bianconero Juwann James vuole essere protagonista in gara-3 contro Ginevra all’Istituto Elvetico. (Foto Keystone)

LUGANO - Quando sei spalle al muro, o reagisci o sei spacciato. Banalità, certo. Ma una banalità a cui i Lugano Tigers non possono sottrarsi. Sotto 2-0 nei quarti di finale dei playoff con Ginevra, ai bianconeri non resta altro che vincere oggi pomeriggio (17.00) all’Istituto Elvetico. L’alternativa è vedere finire la propria stagione presto, forse troppo presto. Situazioni simili vanno affrontante con testa, cuore, e magari facendo affidamento, scusateci il gioco di parole, a chi le spalle le ha belle larghe. E se c’è un bianconero che corrisponde a questo profilo, tanto in senso figurato quanto per quello prettamente fisico, è Juwann James. Uno che il nostro campionato lo ha conosciuto, e anche conquistato, proprio a Ginevra (2013), per poi transitare anche a Neuchâtel, prima che, 2 anni fa, un brutto infortunio sembrasse mettere la parola fine alla sua carriera. L’inizio di un periodo difficile per il 32.enne, chiuso con la telefonata che lo ha portato a Lugano: «È stato davvero un brutto momento. L’infortunio era di natura muscolare, non sembrava così grave, e invece per un errore medico lo è diventato. Mi ci è voluto qualche mese per recuperare, dopodiché purtroppo non mi sono arrivate offerte da altre squadre. E così è stato per diverso tempo. Io continuavo ad allenarmi, ma nessuno sembrava volermi. Allora ho fatto un passo indietro. Ho cominciato a dedicarmi al fitness (James fa anche il personal trainer ndr.), ma la verità è che io amo il basket, e quando in estate a Ginevra ho avuto la possibilità di giocare con Touré, Steinmann e tanti altri ragazzi di quelle parti, la fiamma si è riaccesa. E quando poi il mio agente mi ha proposto Lugano, non ci ho pensato un attimo. I bianconeri sono un nome importante del basket svizzero, non potevo farmi sfuggire questa opportunità».

Ritornare al basket, facendolo in una squadra che necessitava disperatamente di un leader, una guida. Due sfide in una per James: «Arrivando a stagione in corso, conoscevo la situazione. Il mio approccio è sempre quello. Non mi importa chi sei, da dove vieni. Se vuoi darti da fare, sono il tuo uomo, sarò pronto a dare una mano, a fare da esempio, facendo tutto il possibile in campo e fuori. Devo dire che ho da subito instaurato una bella connessione con tutti, ma soprattutto con Pollard. Abbiamo mentalità simili, mi chiede consigli utili sia per il gioco che per quanto concerne il mantenersi in forma, ci diamo una mano a vicenda».

Appena arrivato, l’ex Ginevra ha cambiato il volto del Lugano. Peccato che un infortunio lo abbia poi tenuto fuori per oltre un mese, rallentando tutto il processo: «Devo dire che mi spiace non aver potuto iniziare la stagione fin dal principio, sono sicuro che avremmo potuto raccogliere risultati diversi giocando insieme già da settembre, perché questa squadra ha un gran bel potenziale, negli stranieri, ma anche nei giovani svizzeri. Quando mi sono fatto male ho subito pensato, no, maledizione, non adesso. Ma certe cose capitano, e così mi sono rimesso subito sotto, ho fatto riabilitazione, giocato un po’ sul dolore, ma adesso sono al 100%».

Lugano-Ginevra non è mai una serie banale. Come l’ala americana ha potuto provare sulla sua pelle: «Ricordo la finale al mio primo anno, nel 2013, vinta a gara-5 (serie best of 5 ndr.). Quei Tigers avevano Stockalper, Mladjan, Milosavljevic, poi l’anno dopo sarebbero arrivati Abukar e Watson. Ogni volta non vedevo l’ora di giocarci contro, di confrontarmi con loro. C’era rivalità, ma anche molto rispetto reciproco. Come ho detto, il Lugano è sempre stato una squadra importante in Svizzera».

Anche se il presente dice che quella di oggi è già una partita da dentro o fuori: «Dovremo dare tutti il 100% e anche più. Inutile sperare in una loro brutta partita, completi come sono. È inutile dire che da parte nostra dovrà girare tutto alla perfezione per quaranta minuti. Ci vorrà testa».

E dalla testa deve partire anche la riscossa della SAM Basket Massagno, impegnata in gara-3 a Monthey (16.00). Nervosi e decisamente fuori partita mercoledì, i ragazzi di Gubitosa sono chiamati al riscatto, dopo aver ceduto il passo a Bavcevic e compagni in gara-2. Con il fattore campo finito così in mano vallesana, una vittoria in trasferta diventa d’obbligo per la truppa massagnese. Ma quel che i primi due episodi della serie han detto, è che i ticinesi, se tutto gira, inferiori ai vallesani certo non sono. Purché, appunto, Magnani e compagni ritrovino la coesione ammirata in gara-1.

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