Marco Portannese: «Non volevo svendermi e fare il gregario»

L’intervista

La guardia dei Lugano Tigers si racconta, dalle esperienze con Siena e Livorno al rapporto particolare con il leggendario Gianmarco Pozzecco

Marco Portannese: «Non volevo svendermi e fare il gregario»
Marco Portannese del Lugano (a destra) contrastato da Bryan Colon del Neuchâtel. ©CdT/Gabriele Putzu

Marco Portannese: «Non volevo svendermi e fare il gregario»

Marco Portannese del Lugano (a destra) contrastato da Bryan Colon del Neuchâtel. ©CdT/Gabriele Putzu

Il bello dello sport? Hai sempre un’altra possibilità. Vale per le tre ticinesi in campo nel fine settimana, con la SAM ospite oggi a Boncourt (17.30), il Riva a Ginevra (16.00), mentre il Lugano riceverà domani (16.00) pure lui Ginevra. E vale anche per Marco Portannese, arrivato ai Tigers dopo una carriera tra A1 e A2 in Italia.

Fa strano vederla a Lugano, considerando il suo curriculum.

«Durante l’estate non sono arrivate buone offerte e non volevo certo svendermi, fare il gregario. So di poter dare ancora tanto, sia in A1 sia in A2. Poi il presidente Cedraschi, che conosco già da tempo, mi ha offerto di venire qui. Io ho accettato».

Il contratto prevede la possibilità di lasciare la squadra in caso di offerte dall’estero, giusto?

«Esatto, arrivasse una buona offerta, potrei lasciare i Tigers....

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