«Pronti a riaccogliere Noè»

Nuoto

L’allenatore Massimo Meloni si esprime in merito alla decisione del suo pupillo di lasciare la North Carolina State University – «La realtà americana è cruda, sei considerato alla stregua di un numero e rispetto all’Europa c’è molta differenza anche nei rapporti umani»

«Pronti a riaccogliere Noè»
© CdT/Gabriele Putzu

«Pronti a riaccogliere Noè»

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L’avventura americana di Noè Ponti è durata un mese. La vita - sportiva e accademica - alla North Carolina State University non faceva per lui. Nel suo futuro vedeva tanti dubbi e poche certezze. Soprattutto, avrebbe corso il rischio di compromettere quanto ha saputo costruire negli anni a due passi da casa. La medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Tokyo lo ha detto a chiare lettere. Così è salito su un aereo in direzione della Svizzera. E già oggi potrà riabbracciare la famiglia e gli amici. Ritroverà insomma tutto quello che avrebbe potuto smarrire. Cosa dice al proposito l’allenatore Massimo Meloni, che unitamente ad Andrea Mercuri e al resto dello staff, potrà quindi proseguire il lavoro interrotto?

I propositi di miglioramento

«Una medaglia olimpica, è inevitabile, ti cambia la vita. Vedi il futuro con occhi diversi. Se ami il tuo sport, ti proponi di crescere ulteriormente. E ad un certo punto ti vedi costretto a prendere delle decisioni. Tutte riflessioni che Noè ha fatto a suo tempo, dopo la grande impresa in Giappone. Sulla scelta degli Stati Uniti io avevo espresso qualche perplessità, non tanto per l’aspetto prettamente tecnico e sportivo. Conoscendo Noè, temevo che la realtà statunitense nel suo insieme rischiasse di togliergli gli stimoli, quelli che qui ha sempre avuto. Conosco tanti atleti che guardavano all’America come si guarda al Paradiso. Non è sempre così. Soprattutto per chi è cresciuto in paesi europei come i nostri. Penso all’Italia, dove sono cresciuto io. E, a maggior ragione alla Svizzera. E al Ticino».

Cosa avrebbe perso Noè se fosse rimasto a Raleigh? «Rispondo - prosegue l’allenatore - riflettendo in particolare sulla realtà di una disciplina come il nuoto. Ma non solo. Potrei allargare lo spettro allo sport in generale. In America sei spesso considerato alla stregua di un numero. Rispetto all’Europa c’è anche molta differenza per quanto riguarda i rapporti umani. Con questo non voglio dire che i suoi nuovi allenatori non lo avessero preso seriamente in considerazione. Noè ha parlato dei suoi problemi di adattamento. Lo ha fatto con noi, ma giustamente anche con quelli che avrebbero dovuto prendersi cura di lui sul piano sportivo. Ha analizzato le strade percorribili ed è arrivato alle sue conclusioni».

Gli obiettivi sportivi

Ora si tratta di capire come Noè Ponti saprà riprendere il suo percorso sportivo in Ticino. Quali sono le impressioni di Massimo Meloni? «La sua voglia di tornare era evidente. Mi immagino di rivederlo motivato e sorridente come quando l’avevamo lasciato in estate. Non gli metteremo addosso nessuna pressione. Valuteremo insieme quali siano i piani per poter raggiungere gli obiettivi prefissati. Alle Olimpiadi di Parigi mancano tre anni. È lì che dovrà arrivare nelle migliori condizioni possibili. Il prossimo anno, nel 2022, ci saranno altri due appuntamenti importanti, che costituiscono però delle tappe intermedie, i Mondiali di Fukuoka in maggio e gli Europei a Roma in agosto. Ricordo che Noè è già qualificato per entrambi questi eventi. Tutti gli altri impegni che affronterà saranno solo gare di passaggio. Ho già i piani in testa. Li sottoporrò a Noè e li analizzeremo insieme».

Il capitolo studi

E poi c’è il capitolo studi. Noè ha già lasciato intendere che valuterà nuovamente le opportunità di studio in Ticino. E lo farà con la consapevolezza di dover impiegare un tempo più lungo per raggiungere la laurea. «Questo - prosegue Meloni - è un capitolo importante. Ho sempre trovato la massima collaborazione sia con il liceo di Locarno, sia con il Centro nazionale di Tenero. Penso che anche con l’Università si possano trovare delle strade percorribili per soddisfare le esigenze di uno sportivo d’élite del calibro di Noè Ponti. Il quale dovrà pianificare bene i suoi impegni su un fronte, come sull’altro».

Il ruolo della famiglia

Massimo Meloni conosce bene l’atleta, ma anche i genitori e tutto quello che ruota attorno agli affetti familiari. È possibile che il ritorno in Ticino di Noè sia in parte determinato anche da fattori extrasportivi? «Noè ci ha fatto capire che in America erano emersi diversi problemi nella gestione della vita quotidiana. Certo, anche il rapporto con la famiglia è un elemento che non va sottovalutato. Soprattutto se hai genitori che capiscono le tue esigenze e che ti spingono a raggiungere i tuoi obiettivi».

Mauro Ponti ha detto che ha apprezzato molto la schiettezza di suo figlio, che prima di prendere la decisione di tornare a casa ha parlato dei suoi problemi con la famiglia, ma anche con gli allenatori, quelli negli Stati Uniti e quelli in Europa. «Questo dimostra che la scelta è stata davvero meditata - conclude il tecnico - Il rientro alla base altro non è che la giusta conclusione di chi riteneva essenziale ritrovare gli affetti e il suo ambiente».

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