Quale futuro per il Lugano?

I campioni svizzeri uscenti hanno chiuso il campionato al 4. posto - Motta: "La regola dei due svizzeri in campo e alcune partenze ci hanno penalizzati"

Quale futuro per il Lugano?
L'allenatore dei Dragoni, Mario Motta.

Quale futuro per il Lugano?

L'allenatore dei Dragoni, Mario Motta.

LUGANO - La natura ci insegna che c'è una stagione per seminare e un'altra per raccogliere. E soprattutto ci insegna che ci vuole pazienza, molta pazienza, affinché i frutti che ci regala, e che sono stati lavorati con dedizione e molta fatica grazie anche a condizioni particolarmente favorevoli, possano maturare con soddisfazione di tutti. Sei anni fa ai campi del Lugano targati Davide Enderlin fu fatta un'iniezione potente e la messe fu subito importante e copiosa (tradotto: titolo di vice campione, tre titoli nazionali, una Supercoppa, una Coppa svizzera e buoni risultati in campo internazionale in Challenge Cup dapprima e Champions League poi). Le locuste (leggasi difficoltà) che puntualmente si presentavano malgrado l'abbondanza della mietitura furono sempre annientate quand'ancora erano uova, grazie anche all'unità d'intenti di chi curava con abnegazione i lotti di terreno. Ma ora?

La stagione, che si è conclusa venerdì con l'ottenimento del quarto posto finale, era iniziata con molti proclami, parecchi botti in campagna acquisti (Marcelinho e Todorv, due nomi su tutti) e un nuovo presidente, Pier Lancianesi, ma con sempre la famiglia Enderlin a reggere le redini della proprietà. Dopo cinque mesi, alla resa dei conti, sportivamente parlando e non solo, affermare che il bilancio è negativo è un eufemismo. A bocce ferme abbiamo voluto fare con il coach dei Dragoni Mario Motta un breve giro d'orizzonte su un inverno che, malgrado qualche lampo, è stato tuttavia avaro di soddisfazioni. «I risultati sportivi non sono stati soddisfacenti» ammette il tecnico brianzolo. «Non tanto in campionato, in cui eravamo primi in classifica prima delle due ultime partite di regular season e secondi dopo la fase a playoff prima dell'ultima sfida contro Schönenwerd (persa 3-1), quanto in Coppa, dove siamo usciti prematuramente. C'è però da dire che la «regola anti-Lugano» dei due svizzeri da schierare sul parquet ha sortito i suoi effetti e la partenza di Hietanen e Pokersnik appena terminata l'avventura in Champions ha fatto il resto mettendoci in seria difficoltà». Per sopperire a queste assenze i Dragoni avrebbero avuto bisogno di innesti di peso, i quali non sono mai arrivati. Per scelta societaria o a causa di difficile reperibilità non si sa, ma la squadra si è giocoforza indebolita. «Avremmo certamente potuto fare meglio anche il percorso in Europa» spiega Motta. «Tuttavia, nonostante il non passaggio del turno, non è stato tutto negativo visto che abbiamo conquistato sette punti, che sono molti».

La delusione per gli obiettivi non raggiunti, tra cui la riconferma del titolo nazionale, è tanta e ancora fresca. Ma i vertici dirigenziali hanno dato la concreta impressione di aver snobbato la finalina per il 3.-4. posto e di crederci poco, liberando alla vigilia dell'appuntamento nello spazio di poche ore cinque giocatori internazionali. Quasi come se l'aspetto sportivo fosse passato in secondo piano rispetto a quello finanziario. Cosa che ha fatto saltare la mosca al naso non solo all'avversario, il Näfels, che ha tenuto propositi poco teneri sul suo sito parlando di «mancanza di rispetto», ma pure ai quadri di Swissvolley.

Allora cosa sta succedendo veramente dietro le quinte della Pallavolo Lugano? Si parla di stipendi non ancora versati, di promesse non mantenute, di prestazioni non onorate e di molte fatture ancora in sospeso. Se il vaso di Pandora verrà scoperchiato, nei prossimi mesi ne vedremmo delle belle. Ciò che più preoccupa, però, è il silenzio del presidente e della proprietà, non tanto con gli addetti ai lavori, quanto piuttosto con il capitale umano a disposizione della società. Quasi a voler cacciare la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi, invece di fare chiarezza e o confermare o togliere ogni dubbio. Con queste premesse, la bella realtà e la credibilità che la pallavolo maschile luganese si è costruita a fatica sulla piazza elvetica e internazionale nell'ultimo lustro rischia di scoppiare come una bolla di sapone. Mario Motta sarà ancora sulla panchina dei bianconeri la prossima stagione? «Sono in scadenza di contratto, anche perché non lo faccio mai più lungo di un anno. Vedremo». Il giocattolino si è rotto? Ha preso un altro indirizzo? Il futuro ce lo dirà.

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