Simone Biles affronta i propri demoni: «Avrei dovuto smettere prima di Tokyo»

Ginnastica artistica

La campionessa statunitense si racconta sulle pagine del «New York Magazine» - Pesanti le conseguenze degli abusi sessuali subiti: «Sentivo che la ferita si era ormai rimarginata, ma a Tokyo ansia e stress sono tornate, ho perso tutta la mia coordinazione»

Simone Biles affronta i propri demoni: «Avrei dovuto smettere prima di Tokyo»
Simone Biles al processo di Larry Nassar, ex-osteopata della Nazionale statunitense poi riconosciuto colpevole di aver abusato di oltre 500 atlete. / © Graeme Jennings/AP

Simone Biles affronta i propri demoni: «Avrei dovuto smettere prima di Tokyo»

Simone Biles al processo di Larry Nassar, ex-osteopata della Nazionale statunitense poi riconosciuto colpevole di aver abusato di oltre 500 atlete. / © Graeme Jennings/AP

«Sono sola ad affrontare i demoni nella mia testa». Così Simone Biles aveva commentato la decisione di rinunciare alle finali di ginnastica artistica alle Olimpiadi di Tokyo. Una scelta nata dai problemi di salute mentale che da anni affliggono la stella statunitense, anche lei tra le oltre 500 vittime degli abusi sessuali commessi dall’osteopata della Nazionale Larry Nassar. «Non avrei mai dovuto far parte di un secondo team olimpico, se guardiamo a quanto ho passato negli ultimi sette anni», ha raccontato Biles in un’intervista concessa al New York Magazine. «Avrei dovuto smettere molto prima di Tokyo, ma non ho voluto permettere a Nassar di prendere qualcosa per cui avevo lavorato da quando avevo sei anni, di portarmi via quella gioia. Così ho retto finché la mia mente e il mio corpo me lo hanno permesso».

Grazie alla psicoterapia, la 24.enne texana credeva di aver superato le conseguenze degli abusi subiti, di essere pronta per la sfida di Tokyo: sentiva che la ferita si era ormai rimarginata. Ma arrivata nella capitale giapponese, «complici anche le complicazioni pandemiche», ansia e stress sono tornate ad affliggerla: «Non mi sentivo sicura come avrei dovuto con tutto l’allenamento che avevo alle spalle». Fisicamente in gran forma, Biles ha dovuto fare i conti con un mentale non ancora pronto a reggere la pressione del momento. In difficoltà già negli eventi precedenti, alle Olimpiadi la ginnasta più medagliata della storia dei Campionati del Mondo si è resa improvvisamente conto di aver perso la propria coordinazione, di non saper più come atterrare sui propri piedi dopo l’ennesima, straordinaria, acrobazia. Un’esperienza pericolosa e terrificante per chi, come lei, è abituato a «volare». «È stato come svegliarsi la mattina e non riuscire più a vedere. È un miracolo che dopo quel volteggio (l’ultimo a Tokyo, ndr) sia atterrata in piedi: qualsiasi altra persona sarebbe uscita in barella. Sono subito andata a dire al mio allenatore che non avrei più potuto continuare. La mia prospettiva non è mai cambiata così rapidamente, sono passata dal vedermi su un podio al voler solo essere in grado di andare a casa, da sola e senza stampelle».

Nel corso dell’intervista, la ginnasta non ha nascosto l’indignazione per le critiche rivoltele da parte del pubblico statunitense, il quale l’ha accusata di essersi ritirata semplicemente perché non aveva voglia di competere: «Se avessi avuto ancora la mia consapevolezza aerea, e stavo solo avendo una brutta giornata, avrei continuato. Ma il problema era più di grande».

Oggi, Biles è consapevole del fatto che per guarire completamente dalle conseguenze degli abusi subiti, sarà necessario affrontare un lungo percorso: «Quando si ha a che fare con lesioni fisiche, in genere i tempi di recupero sono stabiliti in modo preciso. Vorrei che fosse così anche per i problemi psicologici, che un medico dicesse già tutto sarà finita», ha raccontato, senza farsi illusioni: «Sarà probabilmente qualcosa sui cui dovrò lavorare per vent’anni; non importa quanto io cerchi di dimenticare, è un lavoro che richiederà tempo».

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