Xhaka: «Doloroso e frustrante»

Calcio

L’ormai ex capitano dell’Arsenal torna sulle pesanti critiche e gli insulti ricevuti da una frangia di tifosi dei Gunners: «Comportamenti che creano inquietudine nella squadra»

Xhaka: «Doloroso e frustrante»
Granit Xhaka vuole continuare a impegnarsi con la maglia dell’Arsenal. ©Shutterstock

Xhaka: «Doloroso e frustrante»

Granit Xhaka vuole continuare a impegnarsi con la maglia dell’Arsenal. ©Shutterstock

Granit Xhaka apre il libro. Il suo libro, dopo che due settimane fa erano stati i tifosi dell’Arsenal ha rovesciargli addosso un fiume di critiche e insulti. In una lunga intervista rilasciata al SonntagsBlick, il vicecapitano della Nazionale torna innanzitutto sull’episodio scatenante: la sostituzione nel match contro il Crystal Palace e la conseguente reazione dei supporter inglesi. «Quando il mio numero è apparso sulla lavagnetta del quarto uomo - ricorda Xhaka -, i fischi e le urla dei tifosi mi hanno davvero scosso. È stato doloroso e al contempo frustrante. Ancora adesso non mi spiego la veemenza e l’ostilità con le quali sono stato attaccato». Dopo quanto accaduto - e anche alla luce dello sfogo successivo sui social di Xhaka - Unai Emery ha deciso di togliere la fascia di capitano a Granit: «Ma resto positivo. Con la mia famiglia ci sentiamo molto bene a Londra e gli eventi delle scorse settimane non mi fanno cambiare idea circa il mio ruolo all’Arsenal: m’impegnerò ancora di più e dimostrerò di essere un elemento importante del club». Di certo c’è già chi si è schierato dalla parte del rossocrociato tenuto anche conto degli insulti pesanti rivolti alle persone a lui vicine: «Sì, alcuni dei miei compagni sono venuti a trovarmi dopo la partita con il Crystal Palace. È stato bello. Mi hanno ridato morale, invitandomi a non lasciarmi andare. E soprattutto mi hanno mostrato i numerosi tifosi dell’Arsenal che hanno condannato la violenta reazione di chi era presente allo stadio». Già, il momento più doloroso come detto. «I tifosi sono parte integrante dello sport e della vita di un calciatore. E le loro critiche servono a farti crescere come atleta. Di più: è proprio grazie all’entusiasmo dei tifosi che un giocatore si sente parte di una grande famiglia calcistica. Ecco perché quando gli attacchi provengono dalla tua stessa famiglia fa molto male. Con questo non intendo dire che le critiche non vanno accettate. Se il sottoscritto e i propri compagni giocano male, siamo chiamati ad ascoltare pure i tifosi e migliorare il nostro lavoro. Insultare il capitano della tua squadra del cuore tuttavia non può che creare inquietudine e malumore al club stesso. Lo trovo qualcosa di insensato, dal momento che indebolisce lo spirito del gruppo».

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